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In Italia problemi di alfabetizzazione per quasi 4 adulti su 10 iStock

In Italia problemi di alfabetizzazione per quasi 4 adulti su 10

In Italia il 37% della popolazione tra 25 e 64 anni è sotto il livello minimo di competenza alfabetica, contro una media OCSE del 27%

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Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il numero di persone che non sanno leggere e scrivere nel mondo è ancora alto, ma un dato che porta a fare una riflessione riguarda la percentuale di non alfabetizzati in Italia. Nel nostro Paese, infatti, questo dato è ben più alto della media OCSE che riunisce 38 Paesi membri sviluppati con economie di mercato democratiche.

I dati sull’alfabetizzazione in Italia

Fondazione Cariplo, in vista della Giornata mondiale dell’alfabetizzazione che si celebra l’8 settembre, ha richiamato i dati pubblicati dal report "Education at Glance 2025".

Nell’analisi è specificato che in Italia il 37% degli adulti tra 25 e 64 anni si colloca sotto il livello minimo di competenza alfabetica, contro una media Ocse del 27%.

Questi numeri si accompagnano a un altro indicatore che riguarda la prima infanzia: secondo l’indagine 2025 del sistema di sorveglianza 0-2 anni dell’Istituto Superiore di Sanità, nella fascia tra 2 e 5 mesi il 53,3% dei bambini non è stato esposto alla lettura ad alta voce nella settimana precedente l’intervista.

Fondazione Cariplo sottolinea infatti che l’alfabetizzazione non nasce tra i banchi di scuola, ma molto prima, già nei primi mesi di vita.

I primi mesi di vita e la lettura condivisa

Il Sistema di sorveglianza 0-2 anni dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’edizione 2025 ha raccolto le risposte delle madri ai centri vaccinali riguardo alla lettura condivisa. Il sondaggio ha evidenziato che, tra i bambini di 2-5 mesi, oltre la metà non si è vista leggere alcun libro nella settimana precedente la rilevazione.

Il dato varia molto da regione a regione: si passa dal 33,7% del Friuli-Venezia Giulia al 68,2% della Sicilia, con valori mediamente più alti nel Mezzogiorno. Con la crescita il quadro migliora e a 11-15 mesi la quota di bambini esposti ai libri sale al 68,3%.

All’esposizione precoce ai libri possono contribuire anche i nidi e i luoghi di cultura. Un’indagine dell’Evaluation Lab di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, condotta per la Sfida «Anita. L’infanzia prima» di Fondazione Cariplo, ha rilevato che quasi tutte le famiglie, il 92%, giudicano essenziali i servizi educativi per la fascia 0-3 anni, ma che quattro su dieci non vi hanno mai fatto ricorso.

I problemi dei luoghi culturali

Dall’analisi di Fondazione Santagata e Associazione Abbonamento Musei, che ha raccolto le risposte di 255 dei 300 musei interpellati nel territorio della Fondazione, è emerso che il 60% delle strutture ha un livello di accessibilità basso per la fascia 0-6 anni.

Nel percorso espositivo, il 40% non prevede spazi pensati per i bambini piccoli e il 48% non offre alcun servizio dedicato. Il fasciatoio è disponibile solo nel 46% dei casi e l’area per i passeggini nel 34%; risulta pienamente attrezzato appena il 9% dei musei.

Queste osservazioni hanno evidenziato la necessità di intervenire concretamente nei luoghi di cultura per renderli accessibili e attrattivi per i bambini.

Per esempio, l’iniziativa #ioleggoperchéLAB-NIDI, prevede l’integrazione stabile degli asili nido italiani nella piattaforma nazionale di #ioleggoperché, dove le strutture – previa iscrizione – hanno la possibilità di gemellarsi con le librerie del proprio territorio e partecipare alla campagna nazionale di donazione dei libri, prevista dal 7 al 15 novembre 2026.

L’obiettivo è rendere stabile la presenza dei libri negli asili nido e sostenere lo sviluppo linguistico e cognitivo nella fascia 0-3 anni, l’età in cui, come indicano i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il divario si apre e il recupero procede con lentezza.