Invalsi 2026, dopo i test scatta l'allarme alle scuole elementari
Il Presidente dell'Invalsi ha svelato i primi dati dei Test del 2026: la scuola primaria è in affanno, le medie sempre in declino, meglio le superiori
Sono state diffuse delle anticipazioni sui risultati dei Test Invalsi del 2026, che hanno coinvolto studenti e studentesse della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e di secondo grado. Per quello che riguarda le elementari, gli esperti parlano di una situazione allarmante. Stabile, ma tenente sempre al basso, il quadro che è emerso alle medie, mentre le superiori sono in lieve recupero. Non siamo ancora riusciti a tornare, però, ai livelli che si registravano prima del Covid.
L’allarme sui risultati dei Test Invalsi 2026 alla primaria
Roberto Ricci, Presidente dell’Invalsi, ha presentato i risultati del Test Invalsi 2026. Come riportato dal Corriere della Sera, la situazione è critica alla scuola primaria, tradizionalmente considerata il punto di forza del sistema scolastico italiano.
A resistere è l’italiano, soprattutto negli alunni di quinta elementare con il 73% di sufficienti, mentre in matematica si raggiunge solo il 63%, con una diminuzione di 8-10 punti percentuali rispetto agli anni precedenti. I risultati in inglese sono nettamente migliorati: il 90% ha il livello base in lettura e l’85% nella comprensione della lingua parlata.
"Dobbiamo porre attenzione a questo fenomeno", ha affermato Ricci. "È difficile farlo risalire ad una sola causa", anche se forse qualche responsabilità si può individuare nella difficoltà di adattare la didattica al "cambiamento della popolazione studentesca, determinato dalle trasformazioni demografiche, sociali e culturali in atto nel Paese".
Le scuole medie si attestano ancora su livelli mediocri
Il livello delle scuole medie è in continuo declino, ormai da qualche tempo. Al termine della terza media gli studenti e le studentesse con risultati accettabili di italiano sono il 57%, mentre nel 2021 erano il 62%. Per Ricci la situazione potrebbe essere così difficile perché gli alunni hanno frequentato le elementari durante il periodo del Covid.
Per quello che riguarda matematica, invece, i risultati sono stabili: si va dal 60% al 55% delle sufficienze. Le Regioni del Nord hanno perso terreno rispetto agli anni precedenti, solo la Lombardia sembra resistere. Le regioni del Sud, invece, sono sotto la media nazionale: viene "promosso" solo il 48% nelle regioni meridionali e il 40% nelle Isole, con la Sardegna in affanno.
Per quello che riguarda l’inglese, invece, alla fine delle scuole medie, ragazzi e ragazze riescono ad avere il livello A2: l’83 per cento lo supera in reading e il 70% in listening.
Il lento recupero delle scuole superiori agli Invalsi 2026
Alle scuole superiori la situazione è migliorata. L’anno scorso era stato svelato il dato choc del 49% di sufficienze, mentre quest’anno è aumentato: gli alunni sufficienti in italiano sono il 54%, mentre in matematica il 52%. Rispetto al passato, però, i dati sono in calo di almeno dieci punti percentuali.
Nel Mezzogiorno gli studenti e le studentesse che al quinto anno hanno competenze adeguate in italiano e matematica sono meno della metà, ma in recupero rispetto all’anno scorso: in italiano si è passati dal 44% al 47% al Sud e dal 43% al 47% nel Sud e Isole, mentre in matematica rispettivamente dal 40% al 45% e dal 38% al 41%. La situazione è particolarmente critica in Sardegna.
Per quello che riguarda, invece, le competenze digitali, l’80% di chi frequenta la seconda superiore raggiunge un livello intermedio, mentre in quinta due su tre raggiungono un livello avanzato.
I risultati scolastici sono lontani dal periodo pre Covid
Roberto Ricci ha sottolineato che i livelli non sono ancora tornati a quelli che si registravano prima del Covid. "È come se il sistema si fosse assestato più in basso. Succede anche in altri Paesi, ma non abbiamo una spiegazione", ha svelato il Presidente dell’Invalsi.
Il numero di studenti che raggiungono la sufficienza nei diversi gradi scolastici mostra variazioni contenute, con spostamenti poco significativi che non consentono di affermare che ci sia stato un recupero delle competenze di base in italiano, matematica e inglese.
Nelle regioni del Sud c’è stato un lieve miglioramento: è diminuito il divario con il Centro e con il Nord, anche perché in queste ultime sono stati registrati dei cali significativi dopo la pandemia. Il quadro è migliore alle elementari e alle medie, ma alle superiori ci sono un po’ di discrepanze: si registrano segnali di miglioramento in Campania, Basilicata e Calabria, mentre va male in Sicilia e peggio ancora in Sardegna.
La dispersione scolastica è migliorata
Una buona notizia è rappresentata dalla diminuzione della dispersione scolastica. La quota di studenti che abbandona precocemente gli studi rappresenta l’8,2%: siamo 14esimi in Europa. Si ipotizza, inoltre, che la percentuale possa scendere al 7,3%.
Anche la dispersione implicita è in calo: la percentuale di chi ha un titolo di studio ma ha una preparazione insufficiente nelle tre materie di base è ferma al 6,3%, mentre due anni fa era il 6,6%. Questo dato è stato reso possibile dal netto miglioramento delle competenze in inglese.
Commentando i dati, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha detto: "Dal 2022 a oggi abbiamo recuperato 520mila ragazzi che non andavano più a scuola, che abbandonavano la scuola. Il tasso di abbandono scolastico scende, secondo le previsioni, dall’8,2% certificato dall’Istat per il 2025, con una stima dell’Invalsi che possa scendere al 7,3% nel 2026: è un risultato straordinario".