Istruzione in Italia, il duro attacco di prof Matteo Bassetti
Il prof Matteo Bassetti ha lanciato un duro attacco sull'istruzione in Italia denunciando la scarsità di risorse investite in questo settore
Con la riapertura delle scuole, Matteo Bassetti, medico e prof di Malattie infettive all’Università di Genova, riporta al centro del dibattito pubblico il tema dell’istruzione in Italia, lanciando un duro attacco in merito ai fondi pubblici stanziati nel settore educativo. Ma quanto investe l’Italia per l’istruzione?
L’attacco di Bassetti sull’istruzione in Italia
L’infettivologo Matteo Bassetti ha lanciato un duro monito sui social riguardo alla condizione dell’istruzione in Italia, sottolineando la necessità di investire maggiori risorse nel sistema educativo. “Siamo in fondo alla classifica europea per investimenti – ha spiegato -. Poi non stupiamoci del basso livello culturale e della violenza verbale che pervade il nostro paese oggi“. La sua tesi è che non si possa sperare in una società civile e matura se la scuola, che dovrebbe essere il fondamento della formazione, non è adeguatamente supportata.
“Non si dovrebbe studiare e acculturarsi sui social, su internet e su Google“, ha proseguito, evidenziando che questi strumenti non possono in alcun modo sostituire una formazione strutturata e di qualità. Al contrario, l’Italia ha bisogno di “una scuola rinnovata, al passo con i tempi e finanziata adeguatamente“.
Secondo il professore, è fondamentale che i giovani siano formati in un ambiente che valorizzi la conoscenza e la cultura, allontanandosi dalla superficialità e dalla disinformazione che spesso caratterizzano il web. Nel suo post ha ribadito che l’istruzione passa attraverso l’impegno, l’approfondimento e un’educazione di alto livello in grado di formare nuove generazioni consapevoli e preparate.
Quanto investe l’Italia in istruzione
Nel suo post, Matteo Bassetti ha riportato i dati Eurostat elaborati da Openpolis – Con i bambini a luglio 2024 riguardo alla spesa che i paesi dell’Unione europea sostengono per l’istruzione in rapporto al Pil. Secondo il report, l’Italia dal 2010 è, tra i principali paesi Ue, quello che spende meno in istruzione in rapporto al proprio prodotto interno lordo.
Tra i 27 paesi Ue, in media, la spesa in istruzione nel 2022 è stata pari al 4,7% del Pil. Dieci stati, tra cui l’Italia, si attestano al di sotto di questa percentuale. Con il 4,1% del Pil investito in istruzione, il Belpaese supera solo Bulgaria (3,9%), Grecia (3,8%), Romania (3,2%) e Irlanda (2,7%). L’Italia si colloca a 0,4 punti percentuali dalla Germania (4,5%) e a oltre un punto percentuale dalla Francia (5,2%).
Nel rapporto Openpolis – Con i bambini si sottolinea che “l’istruzione resta il principale investimento contro la povertà e la sua trasmissione di generazione in generazione”. In quest’ottica, “garantire l’accesso all’educazione di qualità per tutti è centrale, anche per le politiche di inclusione sociale”.
Per questo, mettere l’istruzione al centro delle politiche pubbliche “può contribuire a una riduzione dei divari sociali, educativi e territoriali – si legge ancora sul report -. E le tendenze internazionali segnalano come un maggior investimento sull’istruzione vada spesso di pari passo con migliori risultati degli studenti nelle prove Ocse-Pisa”, che misurano le competenze degli studenti quindicenni provenienti da oltre 80 paesi del mondo.
L’ultimo rapporto Ocse sullo stato dell’istruzione nei paesi aderenti, ‘Education at a glance 2025‘ pubblicato il 9 settembre, evidenzia che un italiano su tre tra i 25 e i 64 anni (37%) riesce a comprendere solo testi molto brevi con informazioni minime che non distraggano l’attenzione. Si tratta, come hanno evidenziato gli esperti, di un “basso livello di alfabetizzazione“, che negli altri paesi Ocse riguarda il 27% della popolazione adulta, ovvero uno su quattro.