Istruzione parentale in Italia, come funziona e numero di alunni
Il caso della famiglia che vive nel bosco ha rimesso al centro del dibattito l'istruzione parentale: come funziona e il numero di alunni in Italia
La vicenda della famiglia che vive nel bosco a Palmoli (Chieti) ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dell’istruzione parentale. Si tratta di un modello alternativo alla scuola tradizionale, in cui la responsabilità dell’istruzione ricade direttamente sui genitori. In questo articolo spieghiamo come funziona in Italia, quali sono le regole e quanti alunni ricevono questo tipo di percorso educativo.
- Cos'è l'istruzione parentale e come funziona in Italia
- Cos'è l'unschooling, l'approccio scelto dalla famiglia del bosco
- Quanti alunni ricevono la homeschooling in Italia
Cos’è l’istruzione parentale e come funziona in Italia
L’istruzione parentale, conosciuta anche come homeschooling o scuola familiare, è un modello educativo previsto dall’ordinamento italiano in cui sono direttamente i genitori a provvedere autonomamente all’istruzione dei propri figli in alternativa alla frequenza della scuola tradizionale.
L’articolo 30 della Costituzione prevede che istruire e educare i propri figli è dovere e diritto dei genitori. L’articolo 34, invece, stabilisce che “la scuola è aperta a tutti” e “l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”.
All’interno di questo quadro, la legge definisce le regole da seguire per chi sceglie l’istruzione parentale. In primo luogo, i genitori devono presentare ogni anno una dichiarazione al dirigente scolastico della scuola più vicina, attestando di avere le competenze tecniche ed economiche necessarie per garantire l’istruzione dei propri figli.
Quando una famiglia presenta il documento, la scuola destinataria ha il compito di verificare che l’alunno assolva correttamente l’obbligo scolastico. La responsabilità del controllo non ricade esclusivamente sul dirigente scolastico, ma coinvolge anche il sindaco, chiamato a garantire che il diritto all’istruzione sia rispettato.
Gli studenti in istruzione parentale devono sostenere esami di idoneità annuali come candidati esterni presso scuole statali o paritarie, fino al completamento dell’obbligo scolastico.
Cos’è l’unschooling, l’approccio scelto dalla famiglia del bosco
La famiglia di Chieti che ha attirato l’attenzione dei media ha scelto un approccio particolare di istruzione parentale: l’unschooling (letteralmente ‘non scuola’). Questo metodo si basa sull’idea che l’apprendimento sia un processo naturale e inevitabile. Il bambino è visto come un individuo competente e curioso, già dotato di tutte le risorse necessarie per imparare. Il suo sviluppo, secondo questa visione, è guidato da un desiderio interiore e dalla scoperta del mondo.
In questo approccio non esistono programmi prestabiliti né lezioni strutturate. L’apprendimento avviene attraverso la vita quotidiana, le esperienze dirette e la curiosità naturale dei bambini. I genitori non svolgono il ruolo di insegnanti, ma di facilitatori: non organizzano lezioni, bensì creano “opportunità di apprendimento”, cioè condizioni favorevoli all’esplorazione e alla soddisfazione dei bisogni di conoscenza dei figli.
L’unschooling è stato teorizzato negli anni ’70 dal pedagogista statunitense John Caldwell Holt, convinto che l’istruzione scolastica tradizionale rischiasse di soffocare le capacità innate dei bambini.
Quanti alunni ricevono la homeschooling in Italia
I dati del ministero dell’Istruzione mostrano una crescita del fenomeno della homeschooling in Italia. Nell’anno scolastico 2020-2021 sono stati registrati 15.361 studenti in istruzione parentale, contro i 5.126 del 2018-2019. L’aumento è particolarmente evidente nella scuola primaria, dove si è passati da 2.243 bambini a oltre 10mila.
Dal punto di vista geografico, l’homeschooling si concentra soprattutto nelle regioni del Nord Italia, con nuclei familiari che in genere hanno uno o due figli in età scolastica.
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