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L'allarme di Crepet sui "danni cognitivi", che succede ai giovani

Paolo Crepet lancia un nuovo allarme sui "danni cognitivi" legati all'uso dei social da parte dei giovani: cosa bisogna fare secondo lo psichiatra

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet ha lanciato un nuovo allarme legato ai "danni cognitivi" causati dall’utilizzo dei social nei giovani. Commentando le proposte di legge che vari Paesi stanno discutendo per vietare l’accesso alle piattaforme a bambini e adolescenti, il noto psichiatra ha ribadito che non si tratta di misure punitive, ma di interventi necessari di fronte a un fenomeno che la ricerca scientifica considera sempre più preoccupante.

Crepet lancia l’allarme sui "danni cognitivi" nei giovani per i social

Dopo l’Australia, che ha approvato una legge per vietare l’accesso ai social ai minori di 16 anni, anche altri Paesi (tra cui Danimarca, Regno Unito e Spagna) stanno valutando provvedimenti simili. La Francia è già andata oltre: la norma che impedisce l’uso dei social agli under 15 ha ottenuto il via libera dell’Assemblea nazionale ed è ora al vaglio del Senato.

"Non è che l’Australia ha introdotto queste misure perché ce l’ha con chissà chi, come pure la Francia. Semplicemente: hanno preso in considerazione l’enormità delle conclusioni di ricerche che testimoniano evidenti danni cognitivi e relazionali", ha commentato Paolo Crepet in un’intervista al Messaggero.

Lo psichiatra ha ricordato anche l’indagine condotta da una commissione del Senato americano, che aveva chiesto chiarimenti ai vertici di Instagram sugli effetti negativi riscontrati tra gli adolescenti più "connessi", spesso più fragili dal punto di vista psicologico. "Cosa è successo? Niente", ha osservato Crepet, evidenziando come l’arrivo dell’intelligenza artificiale ha reso "tutto più complicato".

Social e smartphone, cosa può fare la scuola secondo Crepet

Per questo, "si deve, almeno in ambito scolastico, intervenire", ha proseguito Crepet. Almeno in ambito scolastico perché, come ha fatto notare, lo Stato "non può intervenire su come fare i genitori", ovvero non può imporre alle famiglie di vietare ai propri figli di usare dispositivi digitali. Lo Stato "può dire però come comportarsi a scuola".

Ed è quello che ha fatto il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara con l’ordinanza che ha vietato l’uso di smartphone e tablet durante l’orario scolastico in tutte le scuole italiane. Una scelta che non ha "nessun intento punitivo, piuttosto migliorativo", perché "un bambino con una penna e dei colori si diverte di più", ha spiegato Crepet.

Lo psichiatra ha poi criticato l'"egoismo genitoriale", ovvero la tendenza di alcuni genitori a regalare il cellulare ai figli per poterli controllare. "Un perfetto egoista che non ha nulla a che vedere con una buona educazione", ha commentato.

Secondo Crepet, è necessario che tutte le istituzioni — governo, regioni, scuole, dirigenti — indichino una direzione chiara. L’obiettivo, che definisce "semplice" ma difficile da realizzare, è "far sì che i bambini non usino i social". E la scuola, per lui, è il punto di partenza: "Sarebbe molto importante il divieto a scuola, minimo fino alla terza media. Da questo nuovo passo potrebbe scaturire una discussione, anche un aiuto ai genitori incerti, che non sanno cosa fare".

Dato che ci sono "dati scientifici per essere preoccupati", secondo lo psichiatra è arrivato il momento di prendere una decisione. "Se prendiamo la strada verso il precipizio che facciamo, andiamo avanti?", ha concluso Crepet.