L'allarme di Crepet sui ragazzini e gli anticorpi alla sconfitta
Lo psichiatra Paolo Crepet parla del femminicidio di Lorena Isceri e lancia l'allarme sui ragazzini che "crescono senza gli anticorpi alla sconfitta"
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Lo psichiatra Paolo Crepet è intervenuto sul femminicidio di Lorena Isceri, la 45enne fiorentina gettata da un cavalcavia sull’autostrada A1 a Barberino di Mugello dall’ex compagno. Parlando di violenza, l’esperto ha lanciato un allarme sui ragazzini che "crescono senza gli anticorpi alla sconfitta", incapaci di affrontare le inevitabili frustrazioni e insuccessi che la vita presenta.
Cos’ha detto Crepet su frustrazione e violenza nei giovani
Paolo Crepet è stato intervistato da La Nazione sul caso dell’omicidio Lorena Isceri, uccisa dall’ex compagno che poi si è suicidato. Nel riflettere sul tema di violenza, lo psichiatra invita a considerare anche il rapporto che una persona sviluppa, fin dall’infanzia, con la frustrazione e con la possibilità di fallire.
I frustati, ha spiegato Crepet, sono "quelli cresciuti senza sapere che cosa è la frustrazione". Sono "quei bambini e adolescenti a cui i genitori puliscono il nasino, lo rialzano dalla bici, o si arrabbiano con i professori se il figlio prende un 4 a scuola o una sgridata". Sono "quei ragazzini crescono senza gli anticorpi alla sconfitta".
Per lo psichiatra il punto riguarda la capacità di imparare fin da piccoli a fare i conti con il dolore e le difficoltà, perché "qualcosa può andare male nella vita". Secondo Crepet, però, molti genitori di oggi tendono a rimuovere qualsiasi forma di ostacolo o sofferenza dal percorso di crescita dei figli nel tentativo di proteggerli. Un atteggiamento animato da buone intenzioni, ma che rischia di impedire a bambini e adolescenti di confrontarsi direttamente con il fallimento e la delusione, esperienze necessarie per sviluppare autonomia, consapevolezza e capacità di gestire le proprie emozioni.
Perché per Crepet l’educazione di oggi è "fallimentare"
È quindi una questione di educazione, come Crepet ha sottolineato anche nella puntata del 9 febbraio scorso di Ignoto X su La 7 parlando del femminicidio della 17enne Zoe Trinchero.
In quell’occasione, lo psichiatra ha affermato: "Un ruolo potentissimo l’ha avuto l’educazione fallimentare di questi ultimi decenni. Noi (adulti) non vogliamo insegnare a un bambino cosa è il dolore, che cos’è una ferita sul ginocchio perché sei caduto dalla bicicletta. Non vogliamo i voti a scuola perché non vogliamo la frustrazione. Non vogliamo un accidenti di niente".
Ne consegue che, "quando a 16, 18, 20, 30 anni o anche di più, sei di fronte a un naufragio della tua vita e ti hanno protetto fino a un secondo prima, è chiaro che quel naufragio diventa l’apocalisse", ha aggiunto Crepet.
È poi tornato sul tema del gioco, che ha definito "fondamentale" per i bambini, perché "saper giocare vuol dire saper perdere". E ha spiegato: "Se io gioco a nascondino, prima o poi mi beccano. Ecco la frustrazione. Non sono stato scaltro, mi hanno trovato. Non sono stato preparato, mi hanno dato un brutto voto a scuola. I miei amici sono andati a prendersi una pizza e non mi hanno invitato. La ragazza ha preferito un mio amico. Tutte queste cose qua sono fondamentali: è la costruzione di sé".
Il problema è che la frustrazione "l’abbiamo tolta come fosse un ingombro. Quanto ci metteremo ancora a capire che tutto questo va rivisto?", ha concluso Crepet.