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L'allarme di Paolo Crepet: "Non c'è futuro per questi ragazzi"

Commentando l'ennesimo caso di violenza giovanile, Paolo Crepet lancia un nuovo allarme sulle nuove generazioni: "Non c'è futuro per questi ragazzi"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet è tornato a parlare di violenza giovanile commentando la vicenda dello studente 22enne della Bocconi che è stato accoltellato a Milano da cinque giovani tra i 17 e i 18 anni. Un episodio che ha scosso l’opinione pubblica e che, secondo il noto psichiatra, non rappresenta un’eccezione, ma l’ennesimo allarme che evidenzia un malessere profondo. “Non c’è futuro per questi ragazzi”, ha dichiarato in un’intervista, lanciando un appello alla responsabilità degli adulti, dalle famiglie alla scuola.

Perché per Crepet “non c’è futuro” per i ragazzi

“Non sta succedendo niente di nuovo”. Così ha esordito Paolo Crepet intervistato da Pino Rinaldi nella puntata del 18 novembre di Ignoto X su La7. La violenza giovanile, secondo lui, non è un fenomeno nuovo né improvviso, ma la società continua a minimizzarlo. “Sminuire, dire che sono ragazzate: continuiamo a farlo“, ha detto con tono provocatorio.

“Non so se ci si renda conto – ha proseguito -. È facile rendersi conto quando siamo lontani dalle cose. Poi, mano mano che ti avvicini, trovi sempre le giustificazioni: i padri che giustificano i figli, le madri che giustificano i figli. O le figlie, perché la violenza è stata riscontrata varie volte anche lì. Gruppi di ragazzine di 13-14 anni che vanno in giro, spaccano la testa a qualcuno”.

E ancora: “Cosa sta accadendo? In generale userei una parola che si chiama frustrazione. Non c’è futuro per questi ragazzi. Glielo abbiamo in parte tolto noi e in parte non sanno costruirselo loro“.

Per lo psichiatra, la chiave per invertire la rotta sta nella severità, nel riconoscere la gravità di certi episodi: “Io sarei severissimo, io credo che ci voglia severità”, ha affermato. Ma non basta punire: serve anche dare ai giovani una prospettiva. “Dobbiamo dare ai ragazzi una speranza. Non l’abbiamo fatto, siamo degli ignavi. Ci interessano le cose che ci fanno passare la giornata, siamo distratti da qualsiasi cosa”, ha sentenziato il professore.

Cos’ha detto Crepet sui social

Crepet ha espresso forte preoccupazione per il ruolo dei social media nella diffusione e nella normalizzazione della violenza. Dopo l’aggressione allo studente bocconiano, uno dei ragazzi coinvolti si sarebbe vantato su TikTok. Commentando un video della consigliera comunale e europarlamentare Silvia Sardone, che denunciava un problema di sicurezza a Milano per sei accoltellamenti avvenuti in un solo weekend, il giovane avrebbe scritto: “Il 7 non l’hanno scoperto ancora”.

Se i social servono a questa roba qua, ma perché ce li teniamo?“, si è chiesto Crepet. “Se mettere un video di questa gravità non comporta nulla, è acqua che scorre, io non lo so: ma si capisce che tutti i ragazzi e le ragazze che vedono quella cosa penseranno ‘Eh, vabbè, che sarà mai, una coltellata finita male’?”.

Crepet ha ribadito: “Io non ci sto a sminuire, a dire sono le solite mele marce. Sono stufo”. Dopodiché, ha criticato chi cerca di coprire le responsabilità dei giovani, parlando di “banalità del male” e di un “fallimento educativo totale, senza appello”.

Come stanno crescendo i giovani di oggi per Crepet

Per Crepet, il disagio giovanile nasce da un modello educativo e culturale che ha smarrito il senso del limite e del valore. “Quando è arrivato l’agio sono iniziati i problemi. Abbiamo dato tutto per scontato: la fatica di trovare un futuro, ma perfino l’amore per gli altri è diventato faticoso, perché ci siamo bastati, ci siamo fatti bastare ciò che abbiamo. E che abbiamo? Quattro soldi, una seconda casa, due macchine, che c’abbiamo?”.

Lo psichiatra accusa gli adulti di aver trasmesso alle nuove generazioni l’idea che basti accumulare beni materiali per essere felici. “Quelli famosi sono i miliardari, e noi abbiamo continuato per anni e anni a dire che l’unica cosa da fare è mettere da parte soldi a dismisura”. E “i ragazzi crescono in questo modo“, ha evidenziato.

Il professore ha anche citato gli studenti che hanno fatto scena muta per protesta alla Maturità 2025: “Abbiamo passato quest’estate con l’immagine di questi ragazzi che restano zitti davanti all’esame di Maturità e se ne vantano. Questa spocchia non è colpa dei ragazzi, ma degli adulti“, ha dichiarato.

Infine, Crepet ha puntato il dito anche contro la scuola: “Chiediamoci cosa fa la scuola. Io non posso insegnare a un padre a fare il padre, ma posso esigere che l’insegnante faccia l’insegnante, visto che lo pago. Almeno quello”, ha concluso.

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