L'allarme di Prof Schettini: "Siamo al punto di non ritorno"
Il professor Schettini ha lanciato un allarme per quello che riguarda l'intelligenza artificiale: secondo lui siamo quasi a un punto di non ritorno
Vincenzo Schettini, professore di fisica seguitissimo e amatissimo sui social, ha lanciato un allarme non indifferente, affermando che siamo quasi al punto di non ritorno. Il suo riferimento è all’avvento dell’era dell’intelligenza artificiale, che ormai ha conquistato terreno in ogni ambito della nostra vita. Anche a scuola si parla spesso di come l’IA potrebbe cambiare le modalità di insegnamento e di apprendimento. Per il docente pugliese i rischi sono molti.
Vincenzo Schettini e il punto di non ritorno con l’IA
In un’intervista al Corriere del Trentino, Vincenzo Schettini, noto divulgatore scientifico sui social, ha spiegato: “Se l’intelligenza artificiale prende il dominio, siamo al punto di non ritorno“. Il docente ha affrontato il tema dei Big Data e della rivoluzione dell’IA in un incontro a ingresso libero che si è svolto a Rovereto in occasione del decimo festival “Informatici senza frontiere”.
Il professore che insegna alle scuole superiori ha aggiunto, in merito al tema dei Big Data: “I dati sono il vero punto di svolta del presente, i computer quantistici e l’AI li hanno resi centrali. Una gestione corretta e veloce dei dati migliora la diagnosi medica, salva vite, permette di gestire meglio le città risparmiando energia”.
Schettini ha scoperto le loro potenzialità al Cern, “ma oggi l’applicazione è ovunque: gli ospedali incrociano milioni di casi per mirare le diagnosi, la chimica farmaceutica rivoluzionerà la progettazione di molecole. I giovani stanno studiando per gestire un domani questo ‘casino’ meraviglioso“.
Tra la fisica fondamentale e l’informatica c’è un’analogia efficace ed è rappresentata dal gatto di Schrödinger. “Nella fisica classica una cosa è ‘o questo o quello’; nel mondo subatomico è ‘questo e quello’, le particelle sono contemporaneamente onde. Allo stesso modo, nei computer classici un bit è zero oppure 1. Nel computer quantistico, il qubit è zero e 1, contemporaneamente. Questo permette calcoli super veloci che un pc classico farebbe in anni. Una rivoluzione fondamentale per la medicina, dove l’incrocio dei dati è ancora troppo lento”.
Qual è il futuro della scuola con l’intelligenza artificiale
Molto spesso si parla di come l’intelligenza artificiale può cambiare il mondo della scuola, le competenze degli insegnanti, il modo con cui gli studenti andranno ad apprendere. Secondo Vincenzo Schettini il futuro dell’istituzione scolastica è quello di continuare a porsi delle domande, che siano però quelle corrette in merito al dilagare dell’IA.
“La grande sfida sarà educare a un uso corretto dell’intelligenza artificiale. Se diventa troppo precisa e indipendente, rischiamo che le nuove generazioni smettano di coltivare quell’intelligenza umana che genera arte, architettura, scoperte. Una scintilla che non possiamo perdere”, ha spiegato il professore di fisica.
Prof Schettini svela le sue regole didattiche
Durante l’intervista Vincenzo Schettini ha svelato che non è facile essere insegnante in classe e divulgatore sui social: “Essere performante e stare dietro a tutto è sfidante, mi impone di dedicarmi poco a me stesso. È un compromesso giusto, però. Sono partito dal basso, mamma era insegnante e papà lavorava all’Olivetti: questo è un momento di gratitudine”.
Ancora oggi lui continua a seguire le sue regole didattiche, che probabilmente sono state alla base del suo successo online: “In vent’anni non ho mai abbandonato tre punti cardine. La chiarezza, sempre fondamentale per arrivare a chi è abituato ai social. La sintesi: le lezioni lunghe non funzionano più, bisogna ‘svegliare’ i ragazzi con domande sulla loro vita reale. E l’entusiasmo: se sei annoiato nessuno ti segue, se sei entusiasta è quasi impossibile non farlo”..
Il web ha anche stravolto il suo approccio in classe: “Non seguo rigidamente il programma. Oggi bisogna parlare di energia, AI, Big Data. Ho rovesciato il paradosso: invece di partire dalla teoria, parto dalla realtà. Se spiego la dilatazione lineare, inizio dai termosifoni o dal riscaldamento a pavimento. Gli americani lo chiamano project based learning: aggancio la teoria alla vita pratica e i ragazzi apprezzano molto di più”.
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