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L'allarme di Schettini: come crescono i giovani con lo smartphone

Il celebre professore di fisica Vincenzo Schettini lancia un nuovo allarme su come crescono i giovani d'oggi con lo smartphone: il suo avvertimento

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Come crescono i giovani d’oggi immersi in un mondo dominato dagli smartphone? A rispondere a questa domanda è Vincenzo Schettini, il celebre prof de La fisica che ci piace, sempre attento agli argomenti che riguardano il rapporto tra ragazzi e tecnologia. La sua risposta è un allarme, che evidenzia uno dei possibili rischi associato all’uso del cellulare da parte delle nuove generazioni.

L’allarme di prof Schettini su giovani e smartphone

Nel corso di un’intervista al Secolo XIX, Vincenzo Schettini ha parlato del rapporto tra ragazzi e smartphone, forte della sua esperienza sia come insegnante sia come divulgatore seguito da tantissimi studenti online.

Alla domanda se i giovani "siano davvero come li descrivono, disinteressati e distratti dallo smartphone", il professore ha invitato a evitare facili generalizzazioni: "Che siano totalmente disinteressati fatico a crederlo, non bisogna generalizzare". E sui cellulari ha aggiunto: "Distratti dallo smartphone invece lo siamo tutti".

Il punto centrale del suo ragionamento è un altro: "Certo, crescendo con uno strumento così in mano si sviluppano meno curiosità. Lì dentro ci sono già tutte le risposte". Lo smartphone, come osservato da Schettini, è un oggetto che sta modificando il modo in cui si cercano informazioni, si esplora il mondo, si costruisce il pensiero critico. Se ogni domanda trova una risposta immediata all’interno di un dispositivo tecnologico, il processo di ricerca, che è alla base della curiosità, rischia di indebolirsi.

La spiegazione scientifica di Schettini sui "danni dei telefonini"

Schettini ha spesso affrontato il tema degli effetti degli smartphone sui giovani. In un video pubblicato a novembre 2025 sul suo canale YouTube, il professore di fisica ha fornito la spiegazione scientifica sui "danni dei telefonini".

Il docente ha spiegato che "il telefono cellulare emette e riceve onde elettromagnetiche", che possono essere ionizzanti e non ionizzanti. Lo smartphone emette onde non ionizzanti, che rispetto a quelle ionizzanti "hanno energia molto più bassa e, almeno dal punto di vista della fisica, non possono causare danni diretti al DNA".

Questo però non significa che l’uso del telefono sia privo di effetti. Schettini ha chiarito che le onde non ionizzanti possono comunque provocare un "riscaldamento dei tessuti", ad esempio "dell’orecchio o delle parti intime se il cellulare è tenuto in tasca".

Per questo, il professore ha insistito sull’importanza della distanza: "A 20 centimetri dal cellulare, l’intensità delle radiazioni crolla di oltre il 90%". Dunque, "tenendo il cellulare a una certa distanza, riduciamo drasticamente l’intensità del campo elettromagnetico".

Il prof ha anche riportato la posizione della comunità scientifica, secondo cui "le prove disponibili non sono sufficienti per affermare che vi sia un nesso tra l’uso dei cellulari e il tumore al cervello" o altri tipi di cancro. Nonostante questo, "la comunità scientifica concorda sul fatto che sono necessari ulteriori studi", ha puntualizzato Schettini.

E ha proseguito: "L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, quindi un ente autorevole, ha classificato i campi magnetici a radiofrequenza come cancerogeni di tipo 2B, ovvero come possibilmente cancerogeni per gli esseri umani sulla base di prove ancora limitate di una relazione con i tumori cerebrali e della mancanza di prove di un legame con altri tipi di tumori. Che significa? Significa che si tratta di possibili cancerogeni per l’uomo, possibili non certi. Per capirci, nello stesso gruppo troviamo anche altre cose che spesso utilizziamo, come i sottaceti o l’estratto di aloe vera. Fondamentalmente la comunità scientifica sta dicendo: abbiamo fatto finora delle rilevazioni, non abbiamo trovato un nesso, è necessario continuare ad indagare".