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ragazza preoccupata davanti alla lavagna IStock

L'ansia da interrogazione rovina davvero la performance?

L'ansia scolastica ostacola il recupero delle informazioni, ma preparazione, simulazioni e l'aiuto di un professionista aiutano a gestirla meglio

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • Una moderata attivazione può favorire l'attenzione, mentre livelli elevati di ansia possono peggiorare la performance
  • Prepararsi simulando la prova e imparare a gestire l'attivazione può ridurre l'impatto dell'ansia sul rendimento.
  • Confrontarsi con una persona specializzata è fondamentale per risolvere il problema dell'ansia

Cuore che batte forte, mani sudate, difficoltà a parlare e, soprattutto, la sensazione improvvisa di non ricordare più nulla di ciò che si è studiato. L’ansia prima di un’interrogazione è un’esperienza comune e una certa attivazione può persino aiutare a concentrarsi. Quando però preoccupazione e paura diventano troppo intense, le ricerche mostrano che possono interferire con memoria e capacità di recuperare le informazioni, facendo rendere meno di quanto la preparazione consentirebbe.

Perché l’ansia da interrogazione può peggiorare la performance

L’ansia da interrogazione rientra nel più ampio fenomeno dell’ansia da prestazione, cioè la preoccupazione legata a una situazione nella quale ci si sente valutati. A scuola questa dimensione è particolarmente evidente: non basta conoscere un argomento, bisogna riuscire a dimostrarlo davanti a una persona adulta e spesso all’intera classe.

Non tutta l’ansia, però, è negativa. Un certo livello di attivazione fisiologica prepara l’organismo ad affrontare un compito impegnativo e può aumentare attenzione e prontezza. Il problema nasce quando questa attivazione diventa eccessiva. In quel momento possono comparire tachicardia, tremori, sudorazione, tensione muscolare, insonnia e pensieri negativi legati alla paura di fallire o ricevere una valutazione negativa.

La psicologia studia da decenni la cosiddetta test anxiety, l’ansia associata alle situazioni di valutazione. Una delle più ampie meta-analisi sull’argomento ha raccolto i risultati di 238 studi condotti nell’arco di circa trent’anni. La conclusione è chiara: livelli elevati di ansia da valutazione sono associati negativamente a numerosi indicatori di rendimento, dai voti scolastici ai test standardizzati fino agli esami di ammissione all’università.

Uno dei motivi riguarda la memoria di lavoro, il sistema che permette di mantenere temporaneamente disponibili le informazioni mentre le utilizziamo. Durante un’interrogazione serve, per esempio, per ricordare la domanda, recuperare ciò che si è studiato, selezionare le informazioni pertinenti e organizzare contemporaneamente una risposta.

Quando una parte di queste risorse viene occupata da pensieri come "non mi ricordo niente", "prenderò un brutto voto" o "farò una figuraccia", rimane meno spazio mentale per svolgere il compito. Ecco perché può verificarsi il classico "vuoto di memoria": l’informazione potrebbe essere stata appresa correttamente, ma in quel momento diventa più difficile recuperarla.

La ricerca distingue inoltre tra la componente emotiva dell’ansia, che comprende le reazioni fisiologiche, e quella legata alla preoccupazione. Proprio quest’ultima sembra essere maggiormente associata al peggioramento della performance: una precedente meta-analisi ha rilevato un’associazione negativa più forte tra rendimento e preoccupazione rispetto a quella osservata per i soli sintomi emotivi e corporei.

Il problema assume particolare rilevanza considerando quanto il disagio psicologico sia diffuso nella popolazione scolastica italiana. Una consultazione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, condotta su circa 7.500 persone delle scuole secondarie e resa pubblica nel 2024, ha rilevato che il 51,4% dichiara di sperimentare ricorrentemente ansia o tristezza prolungata, il 49,8% eccessiva stanchezza e il 46,5% nervosismo. Alla domanda sul proprio stato d’animo, il 24% si definisce ansioso.

Questi numeri non misurano specificamente l’ansia da interrogazione, quindi non sarebbe corretto utilizzarli come percentuale di chi ha paura delle verifiche orali. Mostrano però il contesto di fragilità emotiva nel quale anche la valutazione scolastica si inserisce.

Come gestire l’ansia prima e durante un’interrogazione

Se un’ansia molto intensa può ostacolare la performance, l’obiettivo non dovrebbe essere eliminarla completamente. È più realistico imparare a mantenerla entro un livello gestibile, evitando che la paura della valutazione prenda il controllo della situazione.

Un primo elemento è la preparazione. Sentirsi poco preparati aumenta naturalmente l’incertezza, mentre conoscere bene gli argomenti riduce una delle fonti di preoccupazione. Ma leggere e rileggere non è sempre sufficiente: per prepararsi a un’interrogazione è particolarmente utile esercitare proprio il recupero delle informazioni e l’esposizione orale.

Ripetere senza guardare gli appunti, rispondere a possibili domande e simulare l’interrogazione un gruppo di studio permettono di allenarsi in condizioni più simili a quelle della prova reale. Tra le strategie per affrontare la paura dell’interrogazione, può essere utile costruire un discorso coerente, ripeterlo più volte e allenarsi davanti a un piccolo pubblico. Anche imparare a ragionare ad alta voce può essere utile quando la risposta non arriva immediatamente.

Conta anche il modo in cui si interpreta l’ansia. Sentire il cuore accelerare non significa necessariamente essere destinati a fallire: è una normale risposta dell’organismo a una situazione percepita come importante. Respirare lentamente, concedersi qualche secondo prima di rispondere e concentrarsi sulla domanda invece che sul possibile voto può aiutare a ridurre il sovraccarico mentale.

La ricerca suggerisce inoltre che l’ansia da valutazione è modificabile. Una meta-analisi su 44 studi randomizzati e oltre 2.200 studenti universitari ha rilevato che gli interventi psicologici rivolti all’ansia da esame riescono non soltanto a ridurla, ma producono anche un miglioramento, seppure più contenuto, della performance accademica. Tra gli approcci studiati figurano interventi comportamentali e cognitivo-comportamentali e percorsi che combinano strategie psicologiche e competenze di studio.

La responsabilità, però, non può ricadere esclusivamente su chi viene interrogato. Anche il contesto nel quale avviene la valutazione può aumentare o diminuire la pressione. Il ruolo di un ambiente di classe sicuro e accogliente è fondamentale. Le interrogazioni dovrebbero essere occasioni di crescita e confronto, non momenti nei quali si assegna semplicemente un voto.

Avere un po’ d’ansia prima di essere interrogati, dunque, non significa necessariamente andare peggio: può essere semplicemente il segnale che si attribuisce importanza alla prova. È quando la preoccupazione diventa così intensa da occupare le risorse necessarie per ricordare, ragionare e parlare che può trasformarsi in un ostacolo concreto. In questi casi, lavorare sulla preparazione e sull’esposizione può aiutare; quando invece l’ansia è persistente, molto intensa o condiziona la frequenza scolastica e la vita quotidiana, può essere utile parlarne con una figura adulta di riferimento o con un professionista.