L'IA farà sparire i compiti a casa? Cosa succede nelle scuole
L'intelligenza artificiale è arrivata nelle scuole italiane portando con sé grandi trasformazioni: ma l'IA farà sparire anche i compiti a casa?
L’arrivo dell’intelligenza artificiale sta rivoluzionando anche il mondo della scuola. Strumenti capaci di generare testi, risolvere problemi e sintetizzare informazioni in pochi secondi stanno mettendo in discussione pratiche consolidate nel tempo, come i compiti a casa che, secondo alcuni, sono destinati a sparire. Ci sono professori che hanno già smesso di assegnarli, convinti che la maggior parte degli studenti utilizzi l’IA per svolgerli. Ma cosa succede nelle scuole italiane? E come stanno reagendo gli insegnanti di fronte a un cambiamento così rapido?
Stop ai compiti a casa: gli studenti li facevano con l’IA
"In tante classi ho smesso di assegnare i compiti per casa, oppure li assegno solo dove so che l’intelligenza artificiale non dà risposte giuste, ad esempio in antologia". Lo ha raccontato a Today.it Daniele Mangini, insegnante di italiano e storia in un istituto alberghiero di Castelfiorentino (Firenze).
Il professore ha spiegato che quando propone ai suoi studenti domande su brani noti della letteratura, "nove volte su dieci le risposte vengono svolte dall’AI". E anche quando i ragazzi assicurano di aver lavorato da soli, "si vede in maniera palese perché si riconosce il lessico differente", ha evidenziato il docente.
Per questo motivo, anche per Massimiliano, che insegna fisica in un istituto tecnico della provincia di Pisa, "valutare un compito scritto assegnato per casa è ormai privo di senso". Il prof ha spiegato di aver provato a sottoporre a ChatGPT i test che propone ai suoi studenti. Nonostante qualche errore, il chatbot li passerebbe "con voti tra il 7,5 e il 9". Da qui la scelta di "spostarsi di più verso le interrogazioni orali", considerato l’unico strumento davvero efficace per valutare la preparazione.
Il problema, hanno evidenziato gli insegnanti, sta principalmente nell’apprendimento. Sempre più spesso gli studenti usano l’IA per svolgere gli esercizi senza metterci nulla di proprio, perdendo l’occasione di allenare competenze e memoria. Alcuni professori interpellati da Today hanno parlato apertamente di "impigrimento": l’intelligenza artificiale diventa una scorciatoia che riduce lo sforzo cognitivo.
Come sta cambiando il ruolo dei prof nell’era dell’IA
Nonostante le criticità, i docenti intervistati si sono detti favorevoli all’utilizzo dell’IA in ambito scolastico. Come suggerito anche dal celebre prof Vincenzo Schettini, i chatbot potrebbero essere utilizzati dagli studenti come una sorta di tutor personale per farsi fare domande sugli argomenti studiati e verificare la propria preparazione.
Tutti concordano però su un punto: serve una formazione sulle nuove tecnologie che deve riguardare, in primo luogo, gli insegnanti. "Se si facessero dei seri corsi di formazione su come usare l’intelligenza artificiale da parte del docente, potrebbe trasformarsi in un valido strumento", ha affermato Marialaura, professoressa di sostegno in un istituto tecnico di Roma. Molti docenti, infatti, non conoscono ancora le potenzialità dell’IA o non sanno come integrarla in modo efficace nella didattica.
Anche Daniele Mangini, che ha già seguito corsi sul tema, vede nell’IA un’opportunità, soprattutto per differenziare il lavoro in classe: "Con la modalità studio sarebbe una valida alleata per permettere di fare lavori differenziati in base alla difficoltà. L’insegnante potrebbe seguire chi ha maggiori dubbi, lasciando che gli altri siano guidati dall’AI". Un modo per personalizzare la didattica senza aumentare il carico di lavoro dei docenti.
Per questo, secondo lui, le nuove tecnologie non minano l’autorevolezza dell’insegnante: "Semmai, a volte, lo riporta un po’ con i piedi per terra, costringendolo ad arrivare sempre preparato e ad ammettere ciò che non sa", ha concluso.