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AI e test di matematica iStock

L'IA in classe fa impennare i voti in matematica: come usarla?

L'intelligenza artificiale utilizzata in un certo modo in classe ha fatto impennare i voti dei test di matematica: l'OCSE indaga sul suo uso a scuola

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

L’intelligenza artificiale in classe può aiutare studenti e studentesse ad avere voti più alti in matematica. Senza l’algoritmo ad aiutarli, però, la situazione cambia drasticamente. Questo è quello che è stato scoperto da uno studio condotto sull’IA a scuola, dal quale è emerso che la nuova tecnologia può avere un impatto potenzialmente alto per aiutare insegnanti e allievi. A patto di saperla usare in modo corretto e opportuno per migliorare l’apprendimento e non per appiattirlo.

Quanto aumentano i voti in matematica con l’IA

Il Digital Education Outlook dell’Ocse ha svelato i dati di un esperimento condotto in una scuola. Ai partecipanti è stato dato accesso a GPT-4 per poter eseguire degli esercizi di matematica. Quando avevano accesso all’intelligenza artificiale, i risultati dei loro test sono stati eccellenti, ma non appena è stato tolto loro questo aiuto le competenze sono risultate minori rispetto a prima.

Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa hanno reso migliori le prestazioni in matematica degli studenti, con un’impennata del 48%. Quando l’IA non c’era, però, il rendimento è sceso: –17%.

Il rischio di usare l’intelligenza artificiale nei test

Se da un lato la tecnologia funziona, perché ottimizza le prestazioni, dall’altro non consente il giusto apprendimento. L’IA, infatti, perfeziona la performance nel breve periodo, risolvendo esercizi, suggerendo come fare, dando risposte: ma in questo modo va a sostituirsi all’impegno cognitivo del soggetto, non lo va ad allenare.

L’OCSE con questo studio non vuole demonizzare l’intelligenza artificiale, ma spronare a progettarla e usarla come tutor educativo. Non deve essere usata come escamotage per fare di meno o semplicemente per copiare. Lo stesso esperimento ha dimostrato che una versione didattica dell’IA in grado di guidare gli studenti passo dopo passo aiuta a migliorare le prestazioni del 127%.

Il rischio di un uso massivo dell’IA è anche quello rendere, nel lungo termine, ancora più ampie le disuguaglianze educative, al posto di ridurle. O anche di arrivare a un apprendimento troppo omologato e non personalizzato, con tutte le conseguenze del caso.

Cosa chiede l’Ocse per l’uso dell’IA a scuola

Anche per quello che riguarda gli insegnanti, è interessante come nel Regno Unito l’uso di strumenti di intelligenza artificiale sia stato in grado di ridurre il tempo speso dai docenti di scienze per preparare lezioni e materiali. Altri studi dell’OCSE hanno svelato che tutor poco esperti con il supporto dell’IA hanno visto aumentare i tassi di superamento degli esami del 9%.

In questo caso la tecnologia può essere usata per ridurre il peso delle attività ripetitive, lasciando più tempo a disposizione per l’insegnamento e per la relazione educativa con gli studenti. Anche in questo caso non bisogna delegare all’IA attività preziose e fondamentali come correggere, valutare e progettare. Queste, infatti, sono competenze che vanno allenate e non sostituite dall’intervento dell’intelligenza artificiale.

Gli esperti hanno sottolineato che non bisogna decidere se vietare o meno l’uso di ChatGPT in classe, ma quale intelligenza si vuole veramente allenare: quella che copia o quella che capisce? L’OCSE ha chiesto con il suo intervento politiche pubbliche che abbiano regole chiare e che prevedano la formazione dei docenti e l’utilizzo di strumenti progettati insieme a chi ogni giorno insegna.