Rientro dei cervelli in Italia: nuove agevolazioni e requisiti
Per favorire il rientro dei "cervelli" in Italia sono state previste particolari agevolazioni fiscali per i lavoratori che decidono di ritornare
In Italia il problema della “fuga dei cervelli” è molto sentito. Numerosi i lavoratori specializzati che decidono di andare a lavorare all’estero, a condizioni, anche economiche, più vantaggiose. Per agevolare un rientro di questi cervelli nel nostro Paese sono state previste nuove agevolazioni, come previsto dall’articolo 5 del D.Lgs. n. 209/2023, che ha modificato i precedenti incentivi. Cosa cambia per i lavoratori che vogliono ritornare in Italia? Ecco requisiti, agevolazioni e possibili beneficiari.
Rientro dei cervelli in Italia: i requisiti
La nuova agevolazione prevista per il rientro dei cervelli in Italia è rivolta ai lavoratori che sono stati residenti fiscalmente all’estero per almeno 3 anni (il periodo sale a 6 anni nel caso in cui il lavoratore in precedenza abbia svolto attività all’estero per la stessa azienda o altra dello stesso gruppo, mentre diventano 7 se, prima del trasferimento, ha lavorato per la stessa azienda o un’altra del gruppo in Italia).
I lavoratori impatriati possono accedere a un regime fiscale favorevole, se sono in possesso di alcuni requisiti specifici e dopo il trasferimento della residenza fiscale nel nostro Paese. Le agevolazioni valgono solo per i soggetti che si impegnano a risiedere fiscalmente per almeno quattro anni. I richiedenti devono però avere dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.
L’agevolazione fiscale per i lavoratori di ritorno
L’agevolazione fiscale consiste in una detassazione ai fini Irpef del 50%, che aumenta al 60% se il lavoratore ha figli minorenni a carico. Il reddito massimo per il quale accedere al regime pensato per i lavoratori impatriati è 600.000 euro.
La detassazione è prevista sul reddito imponibile per cinque anni.
Chi sono i beneficiari dell’agevolazione
Per ottenere l’agevolazione bisogna essere iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. I soggetti non iscritti possono accedere solo se hanno la residenza fiscale in un qualsiasi Stato con il quale l’Italia abbia sottoscritto una Convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi.
I lavoratori impatriati devono avere un’elevata specializzazione e qualificazione: devono avere, ad esempio, un titolo di istruzione superiore rilasciato dalle autorità competenti del Paese nel quale è stato conseguito che attesti il percorso di studio (che deve avere una durata triennale) e una qualifica professionale superiore.
Possono beneficiare delle agevolazione per il rientro dei cervelli chi è in possesso dei requisiti necessari per esercitare una professione, come farmacisti, architetti, veterinari, odontoiatri, medici chirurghi. La qualifica professionale superiore può essere anche attestata da un’esperienza nel campo maturata per almeno cinque anni, a patto che il soggetto svolga un’attività attinente alla professione o al settore di riferimento.
Sportivi che rientrano in Italia: come funziona
Cosa accade in caso di sportivi con residenza fiscale all’estero? Sono considerati lavoratori dello sport gli individui che ricevono compenso per le attività agonistiche professionali svolte. Il reddito percepito viene considerato come reddito da lavoro dipendente o da lavoro autonomo: possono beneficiare dell’agevolazione se hanno i requisiti previsti dalla nuova norma.
Si tratta di una professione tecnica con classificazione prevista dall’Istat: se è presente il requisito di qualificazione e, quindi, il richiedente ha la laurea, allora può usufruire dei vantaggi fiscali previsti per i lavoratori impatriati.
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