L'Italia è un paese di laureate: cosa dicono i numeri
L'Italia è un paese di laureate, lo dicono i numeri: ma, rispetto agli uomini con laurea, il loro tasso di occupazione è più basso e guadagnano meno
Negli ultimi decenni, l’Italia ha visto crescere costantemente la presenza femminile nelle università. Anche nel 2024, la percentuale delle donne che hanno conseguito la laurea è superiore a quella degli uomini. Quindi si potrebbe dire che il nostro è un paese di laureate. D’altra parte, lo dicono i numeri. Nonostante questo, però, in Italia permangono dei rilevanti gap di genere nell’occupazione e nelle retribuzioni sfavorevoli per la componente femminile.
- In Italia più laureate che laureati: i numeri
- Le differenze di genere nell'occupazione dopo la laurea
- Le laureate guadagnano meno dei laureati
In Italia più laureate che laureati: i numeri
A fare il punto sulla situazione è Almalaurea. Nel ‘Rapporto 2025 – XXVII Indagine profilo dei laureati 2024’, il consorzio interuniversitario ha evidenziato che, tra i laureati 2024, le donne costituiscono il 59,9% del totale, con una presenza particolarmente marcata nei corsi magistrali a ciclo unico (69,4%), rispetto ai corsi magistrali biennali (57,8%) e ai corsi di primo livello (59,4%).
La tendenza si è consolidata a partire dai primi anni Novanta, quando il numero delle laureate ha raggiunto quello dei laureati. Da allora, la quota femminile è cresciuta stabilmente, fino a rappresentare il 57,8% dei laureati nel 2024. In altre parole, in Italia, quasi 6 persone su 10 che hanno la laurea sono donne.
La distribuzione per ambiti disciplinari mostra una forte polarizzazione: le donne prediligono percorsi umanistici, mentre restano sottorappresentate nelle discipline STEM (science, technology, engineering, mathematics), dove la loro incidenza si ferma al 41,1%.
Il 2024 ha però segnato il record italiano di laureate in ingegneria. Secondo il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, sono 16.301 le donne che hanno completato gli studi ingegneristici nel 2024, pari al 31% del totale. Si tratta del picco massimo mai registrato in Italia.
Le differenze di genere nell’occupazione dopo la laurea
Nonostante la maggiore presenza femminile tra i laureati, gli uomini continuano a registrare tassi di occupazione più elevati, come riportato dal ‘Rapporto 2025 di Almalaurea – XXVII Indagine condizione occupazionale dei laureati’.
A un anno dalla laurea, nel 2024 il tasso di occupazione tra i laureati di primo livello è dell’80,5% per gli uomini e del 77,2% per le donne, con un differenziale di 3,3 punti percentuali. Tra i laureati di secondo livello, il divario sale a 5,2 punti (81,7% contro 76,5%).
Le differenze si accentuano in alcuni ambiti disciplinari. Tra i laureati di primo livello, gli uomini sono avvantaggiati nei gruppi giuridico (+10,7 punti), architettura e ingegneria civile (+8,5 punti), politico-sociale e comunicazione (+7,8 punti). Tra i laureati di secondo livello, i divari più marcati si registrano nei gruppi psicologico (+5,1 punti), scientifico (+4,5 punti) e architettura e ingegneria civile (+3,9 punti).
Le differenze persistono anche a cinque anni dal titolo. Tra i laureati di primo livello, il tasso di occupazione è del 93,9% per gli uomini e del 92,3% per le donne (+1,6%). Tra quelli di secondo livello, il divario è di +3,7 punti (91,9% contro 88,2%).
Sebbene i dati mostrino una riduzione rispetto al 2020, il gap occupazionale rimane significativo.
Le laureate guadagnano meno dei laureati
Il Rapporto Almalaurea 2025 conferma anche che le laureate percepiscono retribuzioni inferiori rispetto ai colleghi uomini. A un anno dalla laurea, tra i laureati di primo livello, gli uomini guadagnano in media il 17,5% in più (1.634 euro contro 1.391 euro). Tra quelli di secondo livello, il divario è del 13,5% (1.597 euro contro 1.407 euro).
Il gap è aumentato rispetto al 2023 per i laureati di primo livello, mentre si è lievemente ridotto per quelli di secondo livello.
Il vantaggio maschile è evidente in quasi tutti i gruppi disciplinari (qui potete trovare le lauree che garantiscono gli stipendi migliori). Tra i laureati di primo livello, i divari più ampi si registrano nei gruppi giuridico (+17,2%), agrario-forestale (+15,8%) e arte e design (+14,1%). Tra i laureati di secondo livello, le differenze più marcate si osservano nei gruppi medico-sanitario e farmaceutico (+8,5%), architettura e ingegneria civile (+7,8%) e ingegneria industriale e dell’informazione (+6,4%).
Il divario retributivo resta anche a cinque anni dalla laurea: gli uomini guadagnano il 14,8% in più tra i laureati di primo livello (1.935 euro contro 1.686 euro) e il 16,8% in più tra quelli di secondo livello (2.012 euro contro 1.722 euro).
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