L’Ue denuncia il burnout degli insegnanti: cosa svela uno studio
Genitori pretenziosi, aspetti burocratici, stipendi bassi e scarsa considerazione sociale contribuiscono a creare maggiore stress nei docenti
Un po’ tutti i lavori causano stress a causa dei doveri e della pressione che si ha nel portare a termine i propri compiti, ma uno studio dell’Unione Europea ha lanciato un allarme sul burnout degli insegnanti. Tra genitori sempre più pretenzioni, aspetti burocratici e scarsa considerazione sociale, a cui si aggiungono spesso stipendi bassi, i docenti sono ad alto rischio di stress.
Lo studio sullo stress degli insegnanti
L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, un organismo dell’Unione Europea, ha condotto uno studio sul lavoro degli insegnanti. Dall’analisi è emerso che, che a livello europeo, "quasi il 50% degli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado sperimenta stress sul lavoro, mentre il 24% degli insegnanti riferisce che il proprio lavoro ha un impatto negativo sulla propria salute mentale e il 22% sulla propria salute fisica".
La ricerca in sintesi ha lanciato un allarme sul rischio "burnout", che in inglese letteralmente significa "bruciato", ma la parola indica l’esaurimento.
Lo studio ha precisato che "gli ambienti di lavoro dei professionisti dell’insegnamento differiscono significativamente da quelli degli uffici, del settore sanitario e dei servizi e degli ambienti di lavoro industriali".
Il carico di lavoro dei docenti e la situazione in Italia
Secondo l’analisi, ai docenti vengono rivolte tre tipi di richieste, ovvero: "richieste quantitative, come il carico di lavoro e i vincoli di tempo; richieste cognitive, che implicano lo sforzo mentale necessario per svolgere i propri compiti; e richieste emotive, che includono la gestione di situazioni emotivamente intense e lo svolgimento di un lavoro emotivo".
Il corpo docente è quindi "esposto a rischi psicosociali significativi sul luogo di lavoro, che comprendono carichi di lavoro elevati, esigenze in termini emotivi, autonomia limitata, precarietà lavorativa ed esposizione alla violenza. Questi fattori incidono sulla salute mentale, sul benessere e sulla qualità del lavoro, con possibili ripercussioni sull’assunzione, sulla permanenza e sull’apprendimento da parte del corpo studentesco".
Nella ricerca si evidenzia anche che "il 71,5% del carico di lavoro degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado è legato all’insegnamento, mentre il tempo rimanente è suddiviso tra il mantenimento dell’ordine e della disciplina (13%) e lo svolgimento di compiti amministrativi (8%), come la registrazione delle presenze e la distribuzione di informazioni o moduli scolastici".
In Italia a contribuire a creare una condizione di importante stress negli insegnanti sono diversi fattori come la gestione dei conflitti tra gli alunni e dei rapporti con i colleghi, il fronteggiare le richieste sempre più pressanti dei genitori, l’aumento costante del lavoro burocratico e, in particolare il lavorare ben oltre le ore di lavoro stabilite dal contratto.
A ciò si aggiungono salari bassi e una scarsa considerazione sociale.
Le buone pratiche per migliorare la situazione
Nello studio europeo vengono elencate alcune buone pratiche adottate da alcuni Paesi per migliorare la vita lavorativa degli insegnanti.
Per esempio alcuni Paesi hanno predisposto corsi di formazione online sulle nuove tecnologie per affrontare al meglio i cambiamenti imposti da strumenti come l’intelligenza artificiale.
In Finlandia sono stati individuati docenti mentori "per rafforzare la formazione professionale continua degli insegnanti attraverso il tutoraggio tra pari".
L’istituto danese di ricerca edilizia ha lanciato il progetto che ripensa gli spazi scolastici attraverso la creazione di "aree a pianta aperta per l’insegnamento e il lavoro di gruppo".
L’Austria ha lanciato una "campagna di sensibilizzazione sulla salute e il benessere degli insegnanti".
L’Olanda si è fatta carico di "promuovere il benessere degli insegnanti attraverso un intervento di job crafting", ovvero con un approccio che rende l’attività lavorativa più significativa e motivante.
La Spagna ha organizzato un servizio di "supporto per gli insegnanti". Mentre le parti sociali europee hanno scritto "le linee guida per prevenire e combattere i rischi professionali nell’istruzione". Diversi Paesi e regioni europei (Catalogna, Croazia, Slovenia, Grecia, Lituania, Lettonia, Cipro, Bulgaria) hanno adottato gli OiRA: strumenti interattivi online per la valutazione del rischio degli insegnanti.
Tra le buone pratiche individuate c’è anche l’Italia con "il diritto alla disconnessione" previsto dal contratto di lavoro: dopo un certo orario, non si è più tenuti a scrollare messaggi e circolari ufficiali.