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Università di Harvard di Boston iStock

L'Università di Harvard sta cercando gli alieni con l'IA

Un progetto dell'Università di Harvard vuole capire come l'intelligenza artificiale può essere utile per "trovare" gli alieni: ecco come funziona

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

L’intelligenza artificiale è uno strumento ampiamente utilizzato in molti campi, anche per quello che riguarda la ricerca. La prestigiosa Università di Harvard ha deciso di affidarsi all’AI anche per cercare di trovare gli alieni. L’umanità da tempo si chiede se oltre a noi ci sia vita nell’universo e sono tanti i presunti avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Per questo motivo Harvard ha deciso di usare la visione artificiale per guardare i cieli, allenando l’algoritmo per capire se quello che viene avvistato è qualcosa di conosciuto o di completamente sconosciuto.

Il progetto di Harvard per cercare gli alieni con l’IA

Si chiama Galileo Project il progetto dell’Università di Harvard (recentemente finita nel mirino della nuova amministrazione Trump) volto ad addestrare l’algoritmo per riconoscere eventuali UAP (fenomeni aerei non identificati, una volta chiamati semplicemente ufo).

Il Galileo Project è nato nel 2021 grazie a un’idea di Avi Loeb, astrofisico di Harvard. La missione del progetto è quella di applicare il metodo scientifico allo studio degli UAP, basandosi sul Paradosso di Fermi che si chiede se in un universo così grande ci possano essere altre civiltà oltre a quella umana. In questo modo, la scienza potrebbe entrare nel dibattito sull’esistenza o meno degli alieni tramite strumenti rigorosi e metodi riproducibili.

Fuori Boston è presente il primo osservatorio del programma, ma il progetto mira a realizzare un network internazionale di strumenti analoghi: alcuni osservatori potrebbero presto diventare realtà in Indiana, Nevada e Pennsylvania.

Come funziona

Nel dettaglio l’algoritmo dell’intelligenza artificiale viene allenato a riconoscere tutto ciò che è noto e potrebbe volare nei nostri cieli: aerei, uccelli, droni, palloni aerostatici. Grazie a una libreria di video e immagini (reali o generate con Blender, un software open-source, elaborate sul cluster di calcolo Cannon di Harvard), la macchina impara a capire cosa è normale, per compiere quello che è un vero e proprio censimento del cielo.

In questo modo, l’AI impara a escludere quello che è conosciuto, isolando ciò che non rientra nei modelli che sono stati insegnati: si tratta di un metodo basato sull’addestramento per esclusione, che individua quello che è considerato un’anomalia.

Laura Dominé è una fisica che ha lavorato nel campo dei neutrini che oggi si occupa del Galileo Project, raccogliendo e classificando tantissimi esempi, costruendo dataset affidabili e sviluppando strumenti per l’analisi in tempo reale. Grazie a particolari sensori è possibile prelevare immagini in HD, infrarossi, segnali radio, variazioni magnetiche e acustiche, che guardano il cielo 24 ore su 24. Così da non perdersi nulla.

I progetti analoghi del Governo USA

Non si tratta, però, del primo progetto di questo tipo. L’ufficio AARO (All-domain Anomaly Resolution Office) del governo statunitense si occupa proprio di Ufo e dal 2022 ha già analizzato 1.800 segnalazioni: sono state trovate spiegazioni convenzionali per molti casi, ma ancora una cinquantina rimane inspiegabile. Il presidente Donald Trump ha però deciso che potrebbe tagliare i fondi a questa iniziativa, oltre che a progetti simili (e ad altre realtà o istituzioni legate all’istruzione e alla ricerca).

Rimarrebbe, dunque, solo il progetto dei fisici di Harvard, che collaborano anche con ricercatori e ingegneri della NASA, per capire, basandosi solo ed esclusivamente sulla scienza, se siamo soli nell’universo oppure no.

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