L'Università Sapienza ha un bunker "segreto": sta per riaprire
Il bunker segreto della Sapienza torna alla luce dopo 80 anni: fu costruito durante la Seconda Guerra Mondial per proteggere i prof dai bombardamenti
Sotto uno degli edifici più importanti dell’Università La Sapienza di Roma esiste un luogo che per decenni è rimasto nascosto, dimenticato tra gli archivi dell’ateneo. È un bunker costruito durante la Seconda Guerra Mondiale per proteggere i prof e i vertici dell’ateneo e mettere al sicuro documenti e opere considerate fondamentali.
Oggi quel rifugio è stato finalmente recuperato e restaurato e potrebbe presto diventare visitabile. Le sue stanze raccontano infatti una pagina poco conosciuta della storia della Sapienza e di Roma, quando anche la Città universitaria finì nel mirino dei bombardamenti.
- Il bunker della Sapienza costruito durante la guerra
- Dal bombardamento del 1943 al recupero del bunker
Il bunker della Sapienza costruito durante la guerra
Il bunker antiaereo che è tornato alla luce a Roma venne realizzato tra la fine del 1939 e l’inizio del 1940 all’interno del piano seminterrato del Palazzo del Rettorato. Progettato da Marcello Piacentini, venne inaugurato nel 1935 come centro amministrativo della Città universitaria.
Con i suoi 52 metri quadrati, suddivisi in due stanze, poteva accogliere quasi cento persone. Non era però destinato a tutti gli studenti e ai dipendenti dell’ateneo: era riservato soprattutto allo staff direttivo dell’università e alla custodia delle opere e degli atti più importanti.
La struttura era essenziale, ma disponeva di sistemi particolarmente sofisticati per l’epoca: per esempio, c’erano porte blindate, sistemi di protezione antigas e impianti per filtrare, depurare e rigenerare l’aria, così da permettere alle persone all’interno di resistere anche in caso di attacchi con agenti chimici.
Tra le dotazioni c’erano anche un impianto di illuminazione alimentato da accumulatori, un piccolo gabinetto, un pronto soccorso e un curioso elettroventilatore a pedaliera. In pratica, una sorta di bicicletta che permetteva di mantenere in movimento l’aria utilizzando la forza muscolare, anche nel caso in cui un blackout avesse interrotto l’alimentazione elettrica.
Nelle altre facoltà della Città universitaria erano stati invece ricavati nei sotterranei dei ricoveri anticrollo di fortuna, pensati per offrire una protezione più immediata durante i bombardamenti.
Dal bombardamento del 1943 al recupero del bunker
Il bunker della Sapienza è anche una testimonianza diretta degli anni più drammatici vissuti dall’ateneo. Il 19 luglio 1943, durante il grande bombardamento alleato sullo scalo ferroviario di San Lorenzo, anche la Città universitaria venne colpita: sull’area dell’ateneo caddero 86 bombe, causando gravi danni a diversi edifici.
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, però, il bunker perse la sua funzione e finì progressivamente nell’oblio. Le sue stanze vennero inglobate nell’area dell’archivio e nascoste dalle scaffalature, fino a quando non fu riscoperto nel 2017.
Da quel momento è iniziato un percorso di studio e recupero curato da Eliana Billi, Sabrina Lucibello e Ilaria Schiaffini, al quale hanno partecipato diverse professionalità della Sapienza.
Oggi il bunker è stato restaurato e al suo interno è stata allestita una piccola mostra permanente, con fotografie e documenti che ricostruiscono la vita dell’università durante la guerra. Le immagini raccontano anche gli orti di guerra: i giardini e le aiuole della Città universitaria furono interamente convertiti in grandi campi agricoli urbani. Erano gli stessi studenti, professori e dipendenti a mantenerli, dalla semina al raccolto.
Come ha spiegato la rettrice Antonella Polimeni, il recupero vuole trasformare quello che era nato come un luogo di protezione dalla guerra in uno spazio dedicato alla conoscenza, alla memoria e alla cultura della pace: "Ci riappropriamo della nostra storia", ha dichiarato la rettrice, come riporta La Repubblica.
Il prossimo passo sarà rendere il bunker accessibile al pubblico attraverso visite guidate. Un modo per entrare fisicamente in un luogo rimasto nascosto per decenni e, attraverso le sue pareti e i documenti conservati, conoscere una parte della storia della Sapienza e di Roma che ancora oggi ha molto da raccontare.