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Il Presidente USA Donald Trump Ansa

La causa di Trump contro Harvard è stata respinta da un giudice

Un giudice del Tribunale Federale di Boston ha rigettato la causa mossa da Donald Trump contro l'università di Harvard: qui le motivazioni del no

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Un giudice ha respinto la causa che il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha intentato contro l’Università di Harvard. Da quando ha ottenuto il secondo mandato alla Casa Bianca, il tycoon ha iniziato una campagna spietata nei confronti del più prestigioso ateneo degli USA, muovendo diverse accuse nei suoi confronti, che l’università ha sempre respinto. Ora un tribunale ha deciso di non accogliere la causa di Donald Trump: ecco le motivazioni.

Perché è stata respinta la causa di Trump ad Harvard

A Boston un giudice federale ha respinto la causa che l’amministrazione del presidente Donald Trump aveva avviato nei confronti dell’Università di Harvard. Il tycoon aveva accusato il più antico e rinomato ateneo del Paese di non aver messo in campo misure adeguate per contrastare l’antisemitismo e proteggere le persone ebree presenti all’interno di questa università. Il giudice ha deciso di rigettare la causa perché il Dipartimento di Giustizia non ha dimostrato in modo plausibile come l’università abbia violato la legge.

Tutto è cominciato a marzo 2026, quando il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha fatto causa all’Università di Harvard, depositando presso il tribunale federale di Boston documenti che, secondo l’accusa, dimostrerebbero le responsabilità dell’ateneo. Secondo quanto riportato dal Dipartimento,, Harvard avrebbe deliberatamente sottovalutato e ignorato degli episodi di antisemitismo che si sarebbero verificati in occasione delle manifestazioni del 2023 a sostegno del popolo palestinese. Le accuse riguardavano anche presunte discriminazioni del personale e degli studenti israeliani o di religione ebraica.

A causa delle pressioni politiche collegate proprio a queste manifestazioni, la rettrice Claudine Gay (seconda donna e prima persona di colore a rivestire questo ruolo) si era dovuta dimettere, a soli sei mesi dall’insediamento alla guida dell’ateneo. In una lettera ha definito "sconfortante" il fatto che fosse messo in discussione il suo "impegno nell’agire contro l’odio e nel difendere il rigore scientifico". Non è stata una decisione semplice per Gay, ma ha scelto di farlo per fare in modo che Harvard potesse concentrarsi sulle questioni universitarie e non sulle singole persone.

La campagna di Donald Trump contro le università

Da quando Donald Trump si è insediato per il suo secondo mandato alla Casa Bianca, è iniziata una vera e propria campagna discriminatoria contro alcune delle più importanti università statunitensi, soprattutto Harvard. Il presidente a stelle e strisce ha minacciato gli atenei di privarli dei fondi pubblici alla ricerca (si parla di miliardi di dollari stanziati ogni anno), accusandoli anche di antisemitismo.

Nel mirino anche l’Università della California di Los Angeles: a febbraio 2026 il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha fatto causa all’UCLA accuse analoghe a quelle mosse contro Harvard. In occasione delle proteste contro la guerra nella Striscia di Gaza, l’università californiana avrebbe, secondo l’accusa, ignorato i casi di antisemitismo, andando a creare nell’ateneo un clima ostile per il personale, gli studenti e gli studentesse di religione ebraica o originari di Israele.

Le accuse sono state mosse per attaccare e indebolire gli ambienti progressisti statunitensi. L’amministrazione Trump ha anche istituito una "task force per contrastare l’antisemitismo", avviando poi indagini in alcuni atenei e chiedendo anche il pagamento di 1 miliardo di dollari, come successo nel caso dell’UCLA, per archiviare le indagini federali.