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La classe virtuale funziona davvero come quella in presenza?

Gli studi confrontano apprendimento online e in presenza, mostrando perché nessuna modalità è sempre migliore e quando conviene integrarle

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • La classe virtuale può garantire un apprendimento efficace se la didattica è progettata per favorire partecipazione e interazione.
  • Le lezioni in presenza mantengono un vantaggio nella socialità, nel confronto spontaneo e nelle attività pratiche e collaborative.
  • Il blended learning combina flessibilità digitale e relazione in aula, sfruttando i punti di forza di entrambe le modalità.

Dopo la pandemia, lezioni online e classi virtuali sono diventate una possibilità stabile in scuole, università e corsi di formazione. Studiare a distanza offre vantaggi evidenti: maggiore flessibilità, accesso alle lezioni da qualsiasi luogo e possibilità di organizzare più autonomamente il proprio tempo. Ma una classe virtuale permette davvero di imparare quanto una tradizionale? Gli studi mostrano che l’apprendimento online può essere efficace, ma non è automaticamente equivalente alla presenza: molto dipende dalla qualità della didattica, dall’interazione e dalle caratteristiche di chi studia.

Classe virtuale o in presenza: cosa dicono gli studi

Per capire se una classe virtuale funziona bisogna innanzitutto distinguere tra didattica online progettata per essere tale e semplice trasferimento di una lezione tradizionale davanti a uno schermo. È una differenza diventata particolarmente evidente durante la pandemia, quando milioni di persone hanno sperimentato una didattica a distanza organizzata in condizioni di emergenza.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 su Discover Education ha analizzato la letteratura dedicata agli effetti dell’apprendimento online su rendimento e partecipazione. I risultati mostrano un quadro articolato: la didattica digitale può produrre risultati positivi quando offre flessibilità, materiali accessibili e attività interattive, ma può contemporaneamente creare difficoltà sul piano dell’engagement, della motivazione e dell’interazione sociale.

Il punto centrale, quindi, non sembra essere semplicemente dove avviene una lezione, ma come viene progettata. Una classe virtuale nella quale una persona docente parla per un’ora mentre il resto della classe ascolta passivamente difficilmente sfrutta le potenzialità del digitale. Diverso è il caso di lezioni che alternano spiegazioni, quiz, discussioni, lavori collaborativi, materiali multimediali e momenti di feedback.

Anche l’OCSE sottolinea quanto gli utilizzi delle risorse digitali siano eterogenei tra scuole e sistemi educativi. La tecnologia può facilitare personalizzazione e accessibilità, ma i suoi effetti dipendono dalle pratiche didattiche nelle quali viene inserita. In altre parole, digitalizzare una lezione non significa necessariamente migliorarla.

La classe virtuale presenta inoltre alcuni vantaggi che quella tradizionale non sempre può offrire. Le lezioni possono essere registrate, i materiali rimangono disponibili online e diventa più semplice integrare video, documenti e altre risorse. La flessibilità è particolarmente importante per chi lavora, vive in zone geograficamente marginalizzate o deve conciliare lo studio con altri impegni come lo sport. Non è un caso che le iscrizioni alle università telematiche sono aumentate esponenzialmente nell’ultimo periodo.

L’apprendimento online richiede però una maggiore capacità di autoregolazione. Senza la struttura fisica della scuola o dell’università bisogna organizzare autonomamente tempi, pause e scadenze, evitando le numerose distrazioni presenti a casa e sui dispositivi utilizzati per seguire la lezione. Per chi ha già sviluppato un buon metodo di studio questa autonomia può rappresentare un vantaggio; per chi fatica a organizzarsi può invece trasformarsi in un ostacolo.

Cosa manca alla classe virtuale e quando può funzionare meglio

Una delle differenze più importanti tra le due modalità riguarda la dimensione sociale dell’apprendimento. Una classe non è soltanto il luogo nel quale vengono trasmesse informazioni: è anche uno spazio di relazioni, domande spontanee, confronto e collaborazione.

In presenza, molte interazioni avvengono senza essere programmate. Si può chiedere un chiarimento durante una pausa, confrontarsi rapidamente con una persona seduta accanto o cogliere dalle espressioni della classe che un argomento non è stato compreso. Online questi segnali diventano più difficili da percepire, soprattutto quando le videocamere sono spente o la lezione coinvolge molte persone. La lezione in presenza è anche un’occasione per stringere rapporti e amicizie e fare network, un aspetto più difficile da raggiungere nella modalità online.

La psicologia dell’educazione parla di presenza sociale, cioè della sensazione di percepire le altre persone come realmente presenti nell’ambiente di apprendimento. È una componente importante per creare coinvolgimento e senso di appartenenza. Quando manca, chi studia online può sentirsi più isolato e meno motivato a partecipare come è stato più volte evidenziato tra gli adolescenti durante la pandemia.

Questo non significa però che una comunità educativa non possa esistere online. Forum, piccoli gruppi di lavoro, videoconferenze, tutoraggio e attività collaborative possono ridurre la distanza, a condizione che l’interazione venga intenzionalmente progettata. La differenza è proprio questa: ciò che in una classe fisica avviene spesso spontaneamente, in quella virtuale deve essere costruito.

Esiste poi la questione delle disuguaglianze digitali. Per frequentare efficacemente una classe virtuale non basta avere uno smartphone. Servono una connessione stabile, un dispositivo adeguato e possibilmente uno spazio tranquillo nel quale studiare. L’esperienza della pandemia ha mostrato chiaramente come condizioni familiari e disponibilità tecnologica possano determinare esperienze di apprendimento molto differenti. Già durante l’emergenza l’OCSE aveva evidenziato forti differenze nella capacità di scuole e famiglie di affrontare l’apprendimento remoto.

La presenza mantiene quindi alcuni vantaggi difficili da replicare completamente online, soprattutto quando sono centrali socializzazione, attività pratiche, laboratori e discussioni. La classe virtuale, dall’altra parte, può essere particolarmente efficace quando servono flessibilità, accesso a materiali diversi e possibilità di procedere con maggiore autonomia.

Per questo negli ultimi anni ha acquisito sempre più importanza il blended learning, cioè un modello che combina attività online e in presenza. L’obiettivo non è ripetere la stessa lezione in due formati, ma utilizzare ciascuno strumento per ciò che riesce a fare meglio: materiali e attività individuali possono essere fruiti online, mentre discussioni, laboratori e lavori collaborativi possono trovare spazio in aula.

La stessa evoluzione delle politiche educative va verso una concezione meno semplicistica del digitale. L’OCSE sottolinea che la trasformazione digitale dell’istruzione non dovrebbe consistere nella mera sostituzione degli strumenti analogici con quelli tecnologici, ma nella riprogettazione delle esperienze educative.

La classe virtuale, quindi, può raggiungere risultati comparabili a quella in presenza in determinate condizioni, ma non ne costituisce una copia perfetta. Offre autonomia, flessibilità e nuove possibilità didattiche, mentre l’aula mantiene un vantaggio nell’interazione immediata e nella costruzione delle relazioni. Più che stabilire quale delle due sia migliore in assoluto, la ricerca suggerisce di capire quali attività funzionano meglio online e quali hanno ancora bisogno della presenza. È probabilmente nella combinazione consapevole delle due modalità che si trovano le possibilità più interessanti per la scuola e l’università del futuro.