La laurea serve ancora per trovare lavoro? Cosa cambia con l'IA
In un mondo del lavoro che cambia molto rapidamente, la laurea è ancora un requisito fondamentale? Cos'è cambiato con l'intelligenza artificiale (IA)
Viviamo in un’epoca di trasformazioni rapide e profonde, in cui la relazione tra laurea, lavoro e IA (intelligenza artificiale) è al centro di un ampio dibattito. Se un tempo il titolo di studio rappresentava una garanzia di accesso al mondo del lavoro, oggi il panorama è più complesso. E questo anche per l’avvento dell’IA, che sta ridefinendo le competenze richieste e i ruoli professionali. Quindi, la domanda è: la laurea serve ancora per trovare lavoro?
Oggi la laurea è ancora un requisito per trovare lavoro?
Secondo un sondaggio riportato da Adnkronos e condotto da Indeed, portale per la ricerca e l’offerta di lavoro, la laurea è ancora un requisito fondamentale per accedere a molte posizioni lavorative (escludendo quelle in cui è obbligatoria per legge, come nel caso dei medici). In quasi un annuncio su due (42%) viene esplicitamente richiesta, segno che il titolo di studio mantiene un ruolo rilevante nel processo di selezione.
L’indagine, che ha coinvolto 500 recruiter italiani, mostra come quasi la metà dei datori di lavoro (47%) abbia intensificato l’uso dei titoli di studio formali negli ultimi tre anni. Questa tendenza è spesso motivata da preoccupazioni sulla qualità dei candidati (37%) o da preferenze espresse dai responsabili delle assunzioni (32%).
Tuttavia, il valore della laurea non è più considerato sufficiente. Quasi la metà degli intervistati (49%) ritiene che le lauree diventino obsolete in tempi rapidi, mentre il 62% lamenta che i programmi universitari non forniscano competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro.
“Sebbene l’istruzione formale continui a essere tenuta in grande considerazione, l’evoluzione del mercato del lavoro, la difficoltà nel reperire i talenti e la necessità di formazione continua per stare al passo con gli sviluppi di un mondo del lavoro sempre più rapido, incidono anche sulle strategie di reclutamento”, ha spiegato Gianluca Bonacchi, talent strategy advisor di Indeed.
“Per alcuni settori – ha aggiunto – il titolo di studio continuerà a essere un prerequisito, mentre per altri potrebbe non rappresentare più una discriminante o dovrà necessariamente viaggiare di pari passo alle competenze sviluppate in altro modo”.
Come l’IA sta cambiando il mercato del lavoro e le competenze richieste
La diffusione dell’intelligenza artificiale sta iniziando a influenzare anche la valutazione dei candidati entry-level. Secondo il sondaggio di Indeed, il 18% dei datori di lavoro prenderebbe in considerazione l’uso dell’IA come alternativa a un neolaureato per svolgere mansioni specifiche.
In questo contesto, le competenze trasversali (le cosiddette soft skill) diventano decisive per distinguersi. I recruiter attribuiscono grande valore alla capacità di lavorare in team (52%), all’adattabilità e alla flessibilità (50%), così come al pensiero critico e al problem solving (50%). Seguono l’agilità nell’apprendimento e la curiosità (44%), insieme alla proattività e all’iniziativa personale (40%). Si tratta di qualità che l’IA non può replicare, e che rappresentano un vantaggio competitivo per chi entra oggi nel mondo del lavoro.
“In sintesi, il nostro studio evidenzia un panorama del reclutamento in rapida evoluzione – ha proseguito Bonacchi -. Sebbene la laurea continui a mantenere un ruolo importante e resti un requisito spesso richiesto, cresce la convinzione che le competenze possano essere acquisite anche attraverso percorsi più diversificati, soprattutto in un contesto in cui l’intelligenza artificiale sta iniziando a influenzare le pratiche lavorative”, ha concluso.