La lezione di Schettini su alieni e piramidi: chi le ha costruite
Vincenzo Schettini spiega con la fisica perché non è possibile che le piramidi siano state costruite dagli alieni: la lezione del professore
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Dopo migliaia di anni la domanda resta: chi ha costruito le piramidi? La questione è al centro di un video del prof Vincenzo Schettini, che smonta con la fisica molte delle ipotesi non scientifiche che circolano attorno ai monumenti più enigmatici dell’antichità. Al centro della lezione ci sono le risposte fornite dall’intelligenza artificiale, tra cui la teoria secondo cui sarebbero stati gli alieni a realizzare le gigantesche strutture egizie.
- Lezione di Schettini sulle piramidi: "Ho chiesto all'IA chi l'ha costruite"
- Prof Schettini smonta con la fisica l'ipotesi alieni
- Perché l'ipotesi di levitazione acustica non regge secondo la fisica
- La terza risposta dell'IA è "disturbante" per prof Schettini
- La spiegazione fisica sulla costruzioni delle piramidi
Lezione di Schettini sulle piramidi: "Ho chiesto all’IA chi l’ha costruite"
"Ho chiesto all’intelligenza artificiale come gli egizi abbiano costruito le piramidi e la risposta vi sconvolgerà", esordisce Vincenzo Schettini nella puntata della serie La fisica di sera dedicata alle piramidi spiegando che "la risposta più vicina alla verità è boh".
Come ricorda il professore, la costruzione della piramide di Cheope è un’impresa che sfida l’immaginazione. Alta circa 140 metri, composta da 2,3 milioni di blocchi da 2,5 tonnellate ciascuno, sarebbe stata realizzata in circa un ventennio più di 4.500 anni fa. Una cosa al limite dell’impossibile, fa notare Schettini. Anche ipotizzando 30 anni di lavori, ogni blocco avrebbe dovuto essere "estratto, trasportato, sollevato e posizionato in un tempo compreso tra uno e tre minuti". Una velocità incompatibile con le tecnologie dell’epoca.
Per questo, prosegue, "si sono sviluppate le teorie più strane: città perdute, conoscenze superiori, entità più intelligenti. Si è arrivati addirittura al complotto, agli alieni".
Schettini ha così deciso di chiedere all’IA "chi ha costruito le piramidi e come ha fatto", visto che è uno strumento molto utilizzato dalle persone, soprattutto dagli studenti. Le tre risposte fornite dall’intelligenza artificiale sono state smontate, una ad una, dal prof utilizzando la fisica.
Prof Schettini smonta con la fisica l’ipotesi alieni
Risposta dell’IA numero uno: gli alieni. "Ci troviamo di fronte a un’opera troppo grande, troppo precisa, troppo avanzata per essere stata realizzata da uomini di 4.500 anni fa. E così entra in gioco l’aiuto esterno: una civiltà più intelligente, più avanzata, arrivata dallo spazio", racconta Schettini.
Ma questa teoria, spiega il fisico, "nasce più da una difficoltà psicologica che da una prova reale", cioè "quando qualcosa ci sembra troppo difficile da spiegare, la nostra mente cerca cause ancora più grandi".
La fisica, però, impone due domande fondamentali per corroborare l’ipotesi: "Uno, come sarebbero arrivati gli alieni sulla Terra? Due, quali tracce avrebbero lasciato?". Per quanto riguarda la prima domanda, Schettini osserva la nostra galassia, la Via Lattea, è davvero enorme: "Si parla di milioni di mondi potenzialmente abitabili ma con un grosso problema: sono davvero molto lontani da noi. E, con le nostre tecnologie, non possiamo pensare di raggiungere neanche uno di questi altri mondi in tempi compatibili con la nostra vita".
Pur ammettendo l’ipotesi di civiltà capaci di viaggiare nello spazio-tempo, Schettini evidenzia che resta il problema delle tracce, alla base del secondo quesito. "Secondo la fisica – precisa il docente – qualunque civiltà tecnologicamente avanzata, anche se intervenisse solo in parte nella costruzione delle piramidi, dovrebbe lasciare dei segni: strumenti strani, materiali sconosciuti, fonti energetiche anomale, strutture incompatibili con l’epoca". E invece a Giza "troviamo solo ciò che ci aspetteremmo da un grande cantiere antico: calcare locale, utensili in rame, legno, cave, rampe".
Anche i geroglifici, aggiunge, "non raccontano visitatori dallo spazio, ma divinità, metafore religiose, rappresentazioni mitologiche, come in qualunque altra civiltà antica".
Conclusione: "La teoria dell’IA sugli alieni la bocciamo perché non spiega meglio, non aggiunge prove, non lascia tracce verificabili".
Perché l’ipotesi di levitazione acustica non regge secondo la fisica
Nella sua video-lezione Schettini ha confutato anche un’altra ipotesi proposta dall’IA, quella della levitazione acustica, una tecnica fisica che sfrutta la pressione delle onde sonore, in particolare degli ultrasuoni, per mantenere oggetti o liquidi sospesi a mezz’aria senza alcun contatto fisico.
Ma, come fa notare il prof, questa teoria ha un problema enorme: visto il peso di ciascun blocco, per sollevarlo servirebbe un livello sonoro superiore al rumore di un jet, paragonabile a quello del lancio di un razzo.
Insomma, "la levitazione acustica funziona solo per oggetti millimetrici, ma non per blocchi enormi", sottolinea Schettini.
La terza risposta dell’IA è "disturbante" per prof Schettini
La terza risposta dell’IA è "l’ipotesi più disturbante di tutti", commenta Schettini: uomini dal futuro.
"Secondo l’intelligenza artificiale dovremmo immaginare una civiltà umana, non aliena, che viene dal futuro. Immaginiamo, per esempio, che nel 6000 d.C. è venuta una civiltà tecnologicamente avanzatissima, capace di manipolare lo spazio e il tempo".
Anche ammesso che questi "uomini" siano tornati indietro nel tempo, resta la domanda: "Come hanno fatto a costruirle? Quale fisica hanno utilizzato?". L’IA ha suggerito la relatività di Einstein, che permette di viaggiare nel futuro grazie alla dilatazione relativistica del tempo. "Il viaggio all’indietro nel tempo, invece, è un tantino più complicato", osserva Schettini. E "non abbiamo una macchina del tempo e non abbiamo abbastanza prove sperimentali che ci facciano dire con certezza che poter tornare indietro nel tempo sia possibile"
La spiegazione fisica sulla costruzioni delle piramidi
Schettini conclude rimandando a uno studio, intitolato "La catena di piramidi egizie fu costruita lungo il ramo del Nilo di Ahramat", pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature nel 2024, che riporta "una spiegazione che la fisica ammette possibile".
I ricercatori hanno utilizzato immagini satellitari radar, in combinazione con dati geofisici e carotaggi del terreno, per indagare la struttura del sottosuolo e la sedimentologia nella valle del Nilo adiacente alle piramidi. Hanno così rinvenuto le tracce di un antico ramo del Nilo, oggi scomparso, che hanno chiamato ramo Ahramat.
Questo corso d’acqua scorreva vicino a numerose piramidi e, secondo gli autori, potrebbe aver rappresentato un’importante via di trasporto dei materiali utilizzati per realizzarle. Le strade rialzate che collegano le piramidi alle antiche aree portuali sembrano infatti convergere proprio verso il tracciato dell’antico fiume. Lo studio suggerisce quindi che l’acqua abbia avuto un ruolo fondamentale nel trasporto di blocchi di pietra, materiali e lavoratori.
La ricerca pubblicata su Nature proposta da Schettini non spiega come furono costruite le piramidi, ma fornisce una possibile risposta scientifica a una delle questioni più dibattute: come riuscirono gli egizi a trasportare enormi quantità di materiale fino ai luoghi di costruzione.