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Paolo Crepet Getty Images

La lezione di storia di Crepet: "La mescolanza è una ricchezza"

Paolo Crepet, vincitore del Premio Hemingway 2026, spiega perché la mescolanza è fondamentale per la società e soprattutto per le nuove generazioni

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Le grandi civiltà non sono nate dall’isolamento, ma dall’incontro tra popoli, lingue e culture diverse. È questa la preziosa lezione di storia di Paolo Crepet in occasione del Premio Hemingway 2026, che gli è stato riconosciuto nella categoria Avventura del pensiero "per aver attraversato, con uno sguardo lucido, inquieto e profondamente umano, i punti nevralgici della società contemporanea, facendo della riflessione psicologica uno strumento capace di interrogare il nostro tempo".

Lo psichiatra e sociologo, attraverso il suo ultimo saggio "Riprendersi l’anima" (HarperCollins), spiega quindi cos’è la mescolanza e perché è fondamentale per crescere e migliorare.

Perché la mescolanza è fondamentale secondo Crepet

"La mescolanza? Personalmente la considero una ricchezza, non una minaccia. Le civiltà sono sempre state porose: si cresce grazie agli scambi, non grazie alle chiusure", è il pensiero dell’esperto, secondo il quale la storia dimostra che nessuna società si sviluppa chiudendosi in se stessa. Al contrario, sono proprio gli scambi tra popoli, lingue e tradizioni a favorire la nascita di nuove idee e di grandi cambiamenti culturali.

Nel suo ultimo saggio, "Riprendersi l’anima", la Mitteleuropa diventa il simbolo di una cultura capace di superare i confini: "Perché la Mitteleuropa rappresenta una cultura della contaminazione. È un’area che ha prodotto idee, movimenti artistici, letteratura e pensiero capaci di attraversare i confini – ha spiegato -. Non possiamo dimenticare ciò che ci hanno lasciato queste culture. La nostra identità non nasce dalla chiusura, ma dall’incontro continuo tra popoli, lingue e tradizioni diverse", ha proseguito il noto psichiatra.

Per lui, dunque, la storia insegna che il dialogo tra culture non indebolisce l’identità di un popolo, ma contribuisce a costruirla e ad arricchirla. Ne è lui stesso un esempio, con una famiglia che rappresenta proprio l’incontro tra culture diverse: "Mio padre era veneziano, mia madre era nata a Zara, i miei avi erano francesi. Nella mia famiglia c’erano già mari, montagne e culture diverse che si incontravano", ha spiegato Crepet, premiato "per aver restituito centralità alle emozioni, alla responsabilità educativa e alla necessità di un pensiero libero".

Il rischio più grande per le nuove generazioni, secondo il sociologo, è proprio l’omologazione del pensiero, che verrebbe continuamente alimentata dall’era digitale.

L’appello di Paolo Crepet rivolto ai giovani

Il messaggio lanciato da Crepet si unisce all’invito, rivolto soprattutto ai giovani, a non lasciarsi travolgere dall’omologazione e dalla dipendenza dalla tecnologia. Secondo lo psichiatra, in una società sempre più veloce e digitale il rischio è perdere ciò che rende davvero umani: la capacità di emozionarsi, di coltivare relazioni autentiche, di essere creativi e di pensare con la propria testa.

"Riprendersi l’anima" nasce infatti come un invito a sottrarsi ai rischi dell’omologazione, della tecnocrazia e di quella che definisce una crescente anestesia emotiva alimentata anche dall’uso pervasivo delle tecnologie digitali.

Per Crepet, quindi, recuperare il pensiero critico, la curiosità e la capacità di confrontarsi con idee diverse è la più importante sfida educativa per le nuove generazioni. Per vincerla, si parte proprio dalla storia: le società crescono ed evolvono, da sempre, quando sono capaci di incontrarsi, ascoltarsi e contaminarsi, non quando scelgono di chiudersi.