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La lezione sui giovani della prof Virginia Veronesi a 108 anni

La storia della professoressa Virginia Veronesi, che oggi ha 108 anni: la sua lezione sui giovani e sull'importanza di coinvolgere gli studenti

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

A 108 anni Virginia Veronesi continua a parlare di scuola e, soprattutto, di giovani. Quella della professoressa, che ha insegnato per 40 anni, non è però una riflessione nostalgica sul passato, né il solito giudizio secondo cui le nuove generazioni sarebbero peggiori di quelle di un tempo. Al contrario, Veronesi sostiene che per educare i ragazzi bisogna riuscire a coinvolgerli. La sua lunga esperienza di insegnante diventa così una sorta di lezione rivolta agli adulti, chiamati a interrogarsi sul modo in cui comunicano con le nuove generazioni.

Cos’ha detto prof Veronesi a 108 anni sui giovani d’oggi

"I ragazzi non sono stupidi e tantomeno sdraiati. Bisogna interessarli". Ne è certa Virginia Veronesi, classe 1918, che ha trascorso 40 anni della sua vita dietro una cattedra, come raccontato dal Corriere della Sera.

Secondo la professoressa, la questione non è stabilire se i giovani d’oggi siano più o meno disciplinati di quelli di ieri, ma capire come riuscire a conquistarne l’attenzione. "Gli insegnanti devono incuriosire", ha affermato, sottolineando quanto sia importante che chi sta dietro una cattedra abbia qualcosa di significativo da trasmettere.

La scuola, nella sua visione, non può limitarsi alla trasmissione di nozioni: deve creare interesse, suscitare domande e mettere gli studenti nella condizione di sentirsi coinvolti. "Se un insegnante sa dire ai ragazzi qualcosa che per loro ha un senso e si mette in gioco in prima persona con qualcosa che li tocca, loro ascoltano". E, ha aggiunto, le classi "si governano", ma per farlo occorre prima di tutto comprendere chi si ha davanti.

La storia della professoressa Virginia Veronesi

Nel 1942, mentre l’Italia è ancora impegnata nella Seconda guerra mondiale, Virginia Veronesi si laurea insieme alla sorella, l’una in Lettere l’altra in Matematica. Pochi mesi dopo, entrambe iniziano a insegnare, prendendo il posto dei professori chiamati al fronte.

Il primo incarico porta Virginia al Collegio Arcivescovile di Saronno (Varese). Per raggiungere la scuola, all’inizio viaggia in treno, ma i collegamenti diventano sempre più difficili a causa del conflitto. Durante uno dei viaggi, un convoglio viene bombardato e una ragazza perde la vita. Viaggiare in treno non è sicuro. Poi finisce anche la benzina, e le corriere si fermato. Così per raggiungere l’istituto, ha raccontato, "il lunedì partivamo a piedi, il sabato tornavamo a casa".

Nel 1945, alla fine della guerra, torna a Milano e insegna alla scuola Mameli di via Melzi d’Eril e in altri istituti cittadini, incontrando nel corso degli anni migliaia di studenti e accompagnando diverse generazioni di milanesi nel loro percorso scolastico.

La sua carriera attraversa anche il periodo delle contestazioni del Sessantotto, quando la scuola italiana cambia profondamente. Veronesi ricorda di essere arrivata a scuola dopo il suo giorno libero e di aver trovato una vera e propria "rivoluzione".

Oggi ha 108 anni e continua a leggere tanti libri e giornali, "finché gli occhi reggono". In molti le chiedono quale sia il segreto della sua longevità. Lei, però, torna ancora una volta a parlare di scuola e di giovani. Continua a informarsi e a tenersi aggiornata, con la stessa curiosità che l’ha accompagnata per tutta la vita. Per la prof Virginia Veronesi, il modo migliore per conquistare l’attenzione degli altri, soprattutto dei ragazzi, è avere sempre qualcosa di interessante da raccontare.