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La polemica di Galiano sui "nostalgici della scuola del passato"

Enrico Galiano contro i "nostalgici della scuola del passato": la polemica del prof, che spiega com'è cambiato il mondo dell'istruzione in Italia

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

“Prima era meglio”. Quante volte avete sentito questa frase? È un’espressione che torna spesso in tanti ambiti, scuola compresa. Il nuovo video del prof e scrittore Enrico Galiano va contro a questo modo di pensare. La polemica del docente contro i “nostalgici della scuola del passato” si basa sulla spiegazione di come è cambiata l’istruzione in Italia negli ultimi 50 anni. E allora, è proprio vero che prima era meglio?

Prof Galiano contro “i nostalgici della scuola del passato”

Nel suo video pubblicato sui social, “dedicato a tutti i nostalgici della scuola del passato”, Enrico Galiano mostra una foto che “gira tantissimo” ritraente una lista dei libri che venivano letti alle medie nel 1973. Il taglio del bosco di Carlo Cassola, La tregua di Primo Levi, Il barone rampante di Italo Calvino, Diario di Anna Frank, La casa in collina di Cesare Pavese, sono solo alcuni dei titoli che compaiono nell’elenco.

Secondo Galiano, il “sottotesto” che sta dietro alla diffusione di questa immagine “è chiaro”, ed è: “una volta i ragazzi erano più capaci“. Il prof ha fatto così notare che nel confronto tra la scuola del passato e quella del presente “manca una cosa piccolina ma importante” che, a suo avviso, troppo spesso viene ignorata.

“Quanti ragazzi arrivavano davvero a leggere quei libri?”, ha chiesto. “Negli anni Sessanta e Settanta la scuola media era sì obbligatoria, ma la dispersione scolastica era altissima. Alle elementari si bocciava anche il 10-15% degli studenti. Alle medie si arrivava facilmente a percentuali fra il 15 e il 25%. E soprattutto un quarto dei ragazzi non finiva le medie“.

Cosa significa questo? “Quei libri li leggevano sì, ma una minoranza selezionata, non tutti i ragazzi. Non è che erano più bravi, è che molti altri venivano lasciati indietro, è questo il fatto”, ha spiegato l’insegnante, evidenziando una realtà spesso sottovalutata da chi fa paragoni tra il sistema educativo di ieri e di oggi.

Enrico Galiano spiega com’è cambiata la scuola

Galiano ha sottolineato che nelle classi di oggi ci sono “almeno due ragazzi per classe, a volte quattro o cinque, con DSA”, ovvero con disturbi specifici dell’apprendimento. Poi ci sono “almeno tre, a volte anche dieci” studenti che “parlano l’italiano come seconda lingua”. E ci sono anche adolescenti “con situazioni familiari ed economiche difficili”.

In questo contesto, secondo il prof, “la domanda vera è: come facciamo a far leggere quei libri a tutti?”. Perché “certo, io quei libri potrei anche darli domani agli studenti della mia classe. Ma a quel punto dovrei accettare una cosa, che solo metà della classe riuscirà a leggere quei testi. L’altra metà resterà indietro“.

Per Galiano il punto è proprio questo: “Negli anni Settanta la scuola era più alta, sì, ma era anche molto più stretta. Oggi è più faticosa perché prova a essere più larga, prova a dare spazio anche a chi ha quel tipo di difficoltà”.

Da qui la sua conclusione: “E quindi no: non è che la scuola è peggiorata, è cambiata la sfida. Prima era ‘portiamo avanti i migliori’, oggi è ‘non perdiamo nessuno'”.