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La profezia di Crepet sui 16enni violenti: cosa diventeranno

La "profezia" del noto psichiatra Paolo Crepet sui 16enni violenti: come diventeranno da adulti (secondo l'esperto) e il problema dell'educazione

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet torna a parlare di violenza giovanile e lancia un avvertimento: "Se a 16 anni sei violento a 40 sarai frustrato". A suo avviso, l’aggressività manifestata durante l’adolescenza è un segnale che rischia di accompagnare la persona anche nell’età adulta trasformandosi in frustrazione. Un sentimento a cui lo psichiatra fa spesso riferimento, sottolineando che sarebbe necessario imparare a riconoscerlo e ad affrontarlo fin da piccoli.

Cos’ha detto Paolo Crepet sui giovani violenti

Paolo Crepet ha commentato al Gazzettino i numerosi casi di violenza che ogni giorno riempiono le pagine di cronaca dei giornali italiani, episodi che vedono spesso protagonisti giovani e giovanissimi.

"C’è molta mala educazione – ha detto lo psichiatra -. Ieri sera in un paese vicino Venezia è stato buttato l’acido addosso a una donna. Questi episodi sono terribili: significa che abbiamo educato una generazione all’indifferenza, alla noia, all’idea che l’altro è un oggetto".

Per Crepet la violenza non nasce dal nulla, ma è il risultato di un contesto educativo che non ha saputo trasmettere valori, responsabilità e visione.

"Questo dovrebbe far riflettere – ha aggiunto l’esperto – perché questa è una terra (il Veneto) che un tempo era la locomotiva di questo Paese, mentre adesso arranca. È ovvio che se a 16 anni sei un violento, a 40 anni sei un frustrato".

Secondo lo psichiatra, la violenza giovanile è l’indicatore di un disagio che, se non affrontato, rischia di consolidarsi nell’età adulta. Chi cresce senza regole, senza limiti, senza modelli e senza la prospettiva di un futuro tende a sviluppare un rapporto distorto con l’altro e con se stesso.

La responsabilità, per Crepet, non è solo dei ragazzi, ma soprattutto del mondo adulto (famiglia, scuola, Stato) che non hanno saputo educare e ha smesso di essere un punto di riferimento per le nuove generazioni.

Crepet sulle baby gang: "Il problema non sono i ragazzi"

Un concetto che Crepet ha espresso anche in un’intervista a Qdpnews.it del 26 giugno parlando delle baby gang. "Il problema non sono le baby gang. Il problema è l’educazione. Bisogna che la scuola faccia il suo lavoro, un padre e una madre facciano il loro. Non si può pretendere di dire tutti sì (ai figli), dare loro soldi, non mettere alcuna regola e poi stare là a dire ‘oh mamma mia cosa succede’. Succede quello che abbiamo seminato, si raccoglie quello che si mette".

Durante il suo intervento, Crepet è tornato a proporre di abbassare la maggiore età a 16 anni per responsabilizzare i giovani: "Anche la cronaca lo dice. L’altro giorno un ragazzino, che ha compiuto un reato orrendo, la prima cosa che ha detto sui social è ‘tanto faccio un mese di galera, a me non mi possono fare niente perché ho 16 anni’. Insomma, inizia ad essere un problema, io credo".

E ha proseguito: "Io credo che le età non siano mai cambiate realmente. Non credo che il cervello di un ragazzo di cent’anni fa fosse differente da quello di un ragazzo di oggi. È l’educazione che è cambiata, non è la testa o altre cose".

Infine, Crepet ha lanciato un messaggio ai genitori di oggi: "Fate i maestri, insegnate a vivere ai vostri figli".