La riapertura delle scuole è già un caso: sindacati in protesta
La riapertura delle scuole diventa un caso in Toscana e scatta la protesta dei sindacati: cosa chiedono al Governo per il nuovo anno scolastico
La prima campanella non è ancora suonata in Toscana, ma la riapertura delle scuole è già diventata un caso. È infatti scattata la protesta dei sindacati sul tema delle assunzioni e del precariato del personale scolastico. “Le scuole rischiano di non funzionare bene”, hanno detto dalla Flc Cgil regionale. “Basta con la gestione tampone delle emergenze”, le ha fatto eco la Cisl Scuola. Ma cosa sta succedendo?
- In Toscana la riapertura delle scuole diventa un caso
- La protesta dei sindacati per il nuovo anno scolastico
- Cosa chiedono Flc Cgil e Cisl Scuola al governo
In Toscana la riapertura delle scuole diventa un caso
Il 15 settembre circa 437mila studenti toscani torneranno in classe, ma non senza problemi, come hanno denunciato le sigle sindacali regionali. “Le assunzioni in Toscana entro dicembre 2025 saranno formalmente circa 2.840. Tuttavia si tratta di un numero inferiore rispetto ai 3.097 previsti dal ministero”, hanno spiegato dalla Flc Cgil Toscana.
Resta “critica” anche la situazione sul sostegno. Secondo i dati diffusi dalla Cisl Scuola Toscana, su circa 15.600 insegnanti di sostegno necessari, oltre 9.000 risultano essere supplenti con contratti a tempo determinato. Questo significa che nella regione, “a fronte di oltre 20.000 studenti con certificazione di disabilità, il sistema di supporto è in gran parte affidato a personale precario”.
A ciò si aggiunge la questione delle “reggenze”, con i dirigenti scolastici che gestiscono più istituti contemporaneamente, “sintomo di una politica di tagli irragionevole che ha portato alla creazione di istituti scolastici ingestibili”, hanno aggiunto dalla Cisl.
La protesta dei sindacati per il nuovo anno scolastico
La Flc Cgil e la Cisl Scuola della Toscana hanno avviato una mobilitazione per denunciare le condizioni in cui versa il sistema scolastico regionale.
“Rispetto allo scorso anno – ha spiegato Pasquale Cuomo, segretario della Flc Cgil Toscana -, le cattedre assegnate a supplenza sono già 14.033: quasi l’88% del totale dello scorso anno, raggiunto in soli due turni di nomine da GPS (Graduatorie provinciali per le supplenze), mentre nel 2024 ne erano serviti ben quattro”.
Cuomo ha proseguito: “Nelle classi di concorso curriculari le supplenze ammontano a 4.838, circa il 25% in meno rispetto al 2024”. Un calo che non rassicura il sindacato: “Molte cattedre restano ancora scoperte e saranno affidate alle graduatorie di istituto, uno strumento di reclutamento discrezionale che aggrava il lavoro delle segreterie e rende la vita più complicata ai docenti”.
La Flc Cgil ha anche segnalato che “una parte seppur limitata” di assunzioni a tempo indeterminato è stata rifiutata dal personale scolastico. I motivi? “Sedi troppo lontane, incompatibilità con la vita familiare, oppure la presenza in più graduatorie e la scelta di un solo posto”.
Cosa chiedono Flc Cgil e Cisl Scuola al governo
“Così le scuole rischiano di non funzionare bene per docenti e studenti e quindi servono assunzioni – ha sentenziato il segretario della Flc Cgil -: anche quest’anno si registra il fenomeno delle classi pollaio nella secondaria di secondo grado, urgono perciò investimenti sull’edilizia scolastica e un freno alla politica degli accorpamenti voluti dal governo”.
Per la Cisl Scuola, “la richiesta fondamentale è quella di convertire la maggior parte dei posti di sostegno oggi attivati ‘in deroga’ (organico di fatto) in cattedre stabili nell’organico di diritto”. Questo, hanno evidenziato dal sindacato, “è l’unico modo per garantire la continuità didattica“, consentendo agli alunni con disabilità di avere lo stesso docente per un intero ciclo scolastico.
La Cisl chiede anche “una revisione immediata delle piante organiche del personale ATA, ferme a normative obsolete. Gli organici devono essere adeguati al numero effettivo di alunni, alla complessità degli istituti e, soprattutto, alle necessità di assistenza e vigilanza legate alla presenza di studenti con disabilità”.
“Serve un investimento coraggioso e lungimirante che metta al centro la stabilità del personale come precondizione indispensabile per garantire il diritto allo studio, la qualità dell’insegnamento e una vera inclusione per tutti gli alunni”, hanno concluso dalla Cisl.
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