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La riforma sui concorsi universitari è legge: cosa cambia

Via libera definitivo alla riforma sui concorsi universitari: cosa cambia per il reclutamento di professori e ricercatori con la nuova legge

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La riforma sui concorsi universitari è ufficialmente legge e questo segna una svolta nel sistema di reclutamento accademico italiano. La Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento che ridisegna le procedure di selezione, valutazione e trasferimento dei docenti e dei ricercatori, ponendo fine al modello basato sull’Abilitazione scientifica nazionale. Vediamo nel dettaglio cosa cambia con le nuove regole.

Approvata la riforma sui concorsi: ora è legge

Nella serata di martedì 7 luglio, la Camera ha dato il via libera definitivo al disegno di legge sulla revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario, già approvato dal Senato lo scorso dicembre. Il testo è passato con 122 voti favorevoli, 70 contrari e tre astensioni, completando così il suo iter parlamentare e diventando legge.

Il provvedimento, voluto dalla ministra Anna Maria Bernini e che ha fatto molto discutere, nasce dal lavoro di un gruppo istituito dal ministero dell’Università e della Ricerca (Mur), al quale hanno partecipato rappresentanti del mondo accademico e della ricerca.

Il cuore della riforma è il superamento dell’Abilitazione scientifica nazionale (Asn), il sistema che da 15 anni regolava l’accesso ai concorsi per professore universitario. Secondo i promotori del provvedimento, il sistema dell’Asn aveva evidenziato nel tempo alcune criticità, tra cui criteri applicati in modo non sempre uniforme, un doppio livello di valutazione nazionale e locale e un elevato numero di contenziosi tra candidati e università.

Negli anni, l’Abilitazione scientifica nazionale aveva consentito a oltre 71mila candidati di ottenere l’idoneità, mentre i docenti effettivamente chiamati dagli atenei sono stati meno di 40mila. Inoltre, nonostante il sistema fosse stato introdotto anche per limitare il cosiddetto localismo nei concorsi, il fenomeno non è stato completamente superato.

Con la nuova legge si vuole quindi semplificare il percorso di accesso alla carriera universitaria, riducendo il numero dei passaggi richiesti e introducendo criteri di selezione ritenuti più chiari e omogenei.

Cosa cambia con la riforma dell’università

La principale novità introdotta dalla riforma consiste nella sostituzione dell’Abilitazione scientifica nazionale con un nuovo sistema basato su "requisiti di produttività e qualificazione scientifica", che saranno definiti attraverso un decreto ministeriale che dovrà essere emanato entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. I candidati ai concorsi da professore o da ricercatore dovranno presentare un’autocertificazione online per dichiarare il possesso dei requisiti che saranno fissati per ciascun gruppo disciplinare.

Per chi ha già ottenuto l’Abilitazione scientifica nazionale prima dell’entrata in vigore della legge, il titolo continuerà a essere valido fino alla sua naturale scadenza. In questi casi non sarà necessario presentare l’autocertificazione.

La valutazione dei candidati non sarà più fondata solo sul numero delle pubblicazioni scientifiche. Verranno infatti considerati anche altri elementi, come l’attività didattica svolta, l’esperienza nella ricerca sia in Italia sia all’estero e la partecipazione a progetti scientifici. A queste novità si aggiunge l’introduzione di una prova didattica obbligatoria all’interno di tutti i concorsi, finalizzata a verificare le capacità di insegnamento dei candidati.

Importanti modifiche riguardano anche la composizione delle commissioni giudicatrici, che saranno formate in larga parte attraverso il sorteggio di membri esterni provenienti da liste nazionali predisposte e aggiornate dal Mur ogni due anni.

Per i concorsi destinati ai professori ordinari e associati, le commissioni saranno composte da cinque membri (o tre per i settori più piccoli), di cui uno nominato dall’università che bandisce il posto e quattro estratti a sorte dalle liste nazionali. Per il reclutamento dei ricercatori, invece, sono previste commissioni di tre componenti, con un membro designato dall’ateneo e due selezionati tramite sorteggio.

Pur mantenendo la loro autonomia nelle procedure concorsuali, le università saranno chiamate a rispondere maggiormente delle proprie scelte. I professori e i ricercatori assunti saranno sottoposti, dopo tre anni dall’ingresso in ruolo, a una valutazione da parte dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Un’altra novità riguarda la mobilità del personale accademico. I professori e i ricercatori a tempo indeterminato con almeno cinque anni di servizio potranno richiedere il trasferimento presso un’altra università.

L’entrata in vigore della riforma avverrà in modo graduale, così da non interrompere le procedure concorsuali già avviate.