La scuola a Mestre con soli 2 bimbi italiani da più generazioni
A Mestre c'è una scuola con una percentuale elevata di studenti stranieri: nelle prime su 61 bimbi solo 2 sono di famiglie italiane da più generazioni
A Mestre c’è una scuola elementare con tre classi prime nell’anno scolastico 2025-2026. Ogni classe ha circa 20 bambini ciascuna. La maggior parte degli alunni iscritti in questo istituto è di origine straniera. Del resto l’Istituto Comprensivo di cui fa parte la primaria è noto in città perché è presente un’alta concentrazione di studenti con un background migratorio e ha spesso dimostrato di essere un perfetto modello di integrazione per culture diverse, all’interno di un quartiere multietnico.
Scuola elementare di Mestre: boom di alunni stranieri
Nella scuola primaria Cesare Battisti di Mestre, che fa parte dell’Istituto Comprensivo “Caio Giulio Cesare”, su 61 bambini e bambine che iniziano nell’anno scolastico 2025-2026 la prima classe solo un quinto ha la cittadinanza italiana, circa dieci. Di questi solamente due hanno genitori italiani da più generazioni. Il numero di stranieri supera il tetto del 30% previsto da una circolare ministeriale.
Il plesso è famoso in città perché qui studiano tantissimi ragazzi e ragazze con una storia di migrazione alle spalle nella loro famiglia. Sorge in un quartiere multietnico, a pochi passi dalla stagione dai treni. Molti la definiscono una “scuola ghetto“, ma i responsabili rifiutano questo appellativo.
Le classi vengono formate non in base alla nazionalità degli alunni, ma distribuendo in modo equo maschi e femmine, tenendo anche in considerazione il livello di competenze e la distribuzioni dei nuovi arrivi in Italia, per i quali ci sono dei percorsi specifici attivi nell’istituto.
Le preoccupazioni del Consiglio di Istituto della scuola di Mestre
Il presidente del Consiglio d’istituto Carlo Pagan, al Corriere della Sera, ha raccontato che il modello di integrazione quest’anno ha cominciato a vacillare, anche per polemiche in merito alla realizzazione di una sesta classe, con una sezione della scuola media Giulio Cesare solamente composta da bengalesi.
“Da tempo poniamo in evidenzia come la concentrazione sostanzialmente monoculturale degli alunni che non sono ‘italofoni’ meriti davvero una attenta riflessione su scala cittadina” ha spiegato Pagan, aggiungendo poi: “Il Consiglio ritiene che tale contesto sia davvero controindicato e può ostacolare ai bambini di integrarsi nel Paese in cui vivono, in una scuola che si è distinta per un’offerta formativa eccellente per tutti, anche per una reale capacità di accoglienza dei neoarrivati non italofoni”.
Le famiglie italiane che vivono nel quartiere, secondo quanto riferito dal quotidiano, hanno deciso di iscrivere in altre realtà i propri figli, optando per scuole con una percentuale più bassa di alunni stranieri. La dirigente scolastica Michela Manente non ha commentato, per garantire la serenità degli studenti, ma Pagan ha sottolineato che “il tema è complesso e va affrontato con serietà insieme alle autorità competenti, ossia l’amministratore comunale”.
Amministrazione che si difende, con le parole di Laura Besio, assessora alle Politiche educative di Mestre: “L’amministrazione ha sempre lavorato, assieme alla dirigenza scolastica stessa, per un’integrazione sana, che passa dalla conoscenza della lingua, delle leggi e della nostra storia. Abbiamo attivato corsi di italiano per stranieri, doposcuola, mediazione linguistico-culturale, laboratori contro la dispersione scolastica. Rivendico queste azioni perché l’inclusione non si costruisce con uscite mediatiche ma con lavoro quotidiano, silenzioso e concreto”.
Il commento della famiglia di un alunno della scuola di Mestre
A queste polemiche tra Consiglio di Istituto e amministrazione comunale, si inseriscono le parole di una famiglia, che ha il figlio iscritto proprio in questa scuola elementare.
“Ci siamo trovati bene, nostro figlio è felice. Probabilmente iscriveremo anche il fratello più piccolo nella stessa scuola”, ha detto in un’intervista al Corriere del Veneto la mamma di un alunno che frequenta una classe con cinque italiani su quindici stranieri. “I bambini stranieri, che poi spesso, ricordiamolo, sono nati in Italia, sono di diverse nazionalità: senegalese, pakistana, egiziana. La maggioranza è sicuramente bengalese”.
La donna ha raccontato che le uniche criticità per la lingua si sono verificate alla scuola dell’infanzia, dove però i bambini hanno imparato l’italiano. “Tra i bambini invece non c’è alcun problema di comunicazione, vanno tutti molto d’accordo. Anzi, penso che sia un valore aggiunto che i bambini crescano in un contesto multiculturale”.
Anche dal punto di vista del programma scolastico non ci sono problemi in aula: “La complessità maggiore che ci è stata segnalata riguarda la partecipazione alle riunioni di classe in cui molti genitori non vengono. Diventa dunque più complicato comunicare. Spesso ci sono abitudini diverse che magari noi non conosciamo. Le maestre in classe coi bambini non sono però affatto in difficoltà”.
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