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La scuola torna a carta e penna: i motivi della scelta in Svezia

Dopo la digitalizzazione della didattica in Svezia, a scuola si torna a utilizzare carta e penna: i motivi della decisione del governo di Stoccolma

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il rapporto tra scuola e tecnologia è un argomento al centro del dibattito pubblico in molte parti del mondo, Italia compresa. In questo contesto si inserisce il dietrofront della Svezia, uno dei primi paesi ad aver digitalizzato la didattica a livello internazionale. Le scuole svedesi stanno infatti tornando a utilizzare carta e penna, riducendo lo spazio degli strumenti digitali. Quali sono i motivi di questa scelta?

Perché le scuole in Svezia sono tornate a usare carta e penna

La Svezia è stato uno dei primi Paesi europei a digitalizzare in modo massiccio la didattica: libri elettronici, quaderni digitali, tablet per tutti, piattaforme per ogni attività scolastica. Per anni questo modello è stato considerato un esempio di innovazione.

Adesso, però, il Governo di Stoccolma ha deciso di fare retromarcia. I risultati dei test Pisa (Programme for international student assessment, rilevazione internazionale triennale dell’Ocse che valuta le competenze di lettura, matematica e scienze dei 15enni) hanno mostrato un peggioramento significativo nelle competenze degli studenti svedesi. Da qui la decisione dell’esecutivo di avviare un’indagine per capire cosa non stesse funzionando e quali elementi del sistema educativo potessero aver contribuito al calo generale.

La commissione incaricata ha individuato un elemento chiave: l’uso degli strumenti digitali, dentro e fuori da scuola, compromette attenzione, memoria e capacità di elaborare informazioni complesse, ripercuotendosi direttamente sulla concentrazione e sull’apprendimento dei ragazzi.

Così è iniziata una transizione analogica, riportando carta e penna all’interno degli istituti svedesi. Il governo ha annunciato investimenti per acquistare nuovi libri cartacei e guide per gli insegnanti al fine di ridurre l’uso dei dispositivi digitali nelle attività didattiche.

La proposta di prof D’Avenia: "Ripristiniamo il diario"

Leggere sui libri fisici e scrivere a mano, infatti, sono attività che "facilitano concentrazione e memoria perché il corpo è un cervello diffuso, più corpo si impegna più cervello si fa", ha evidenziato il prof e scrittore Alessandro D’Avenia sulle pagine del Corriere della Sera.

Citando il neuroscienziato Antonio Damasio, il docente ha spiegato che ogni "de-corporazione" è anche una "de-cerebrazione": se il corpo non partecipa, la mente si indebolisce. Gli scarabocchi sui quaderni, il camminare mentre si ripete una lezione, il prendere appunti a mano sono strumenti cognitivi che aiutano la concentrazione perché "muoviamo più cervello".

Da qui la sua proposta: "Mentre si dibatte sull’opportunità di leggere Manzoni a 15 anni, sommessamente propongo di agire prima, perché si possa arrivare a 15 anni capaci di cose così impegnative e bellissime: ripristiniamo il diario, sin da piccoli. Non quello dei compiti (sarebbe già qualcosa) ucciso dal registro elettronico, ma il diario intimo".

Scrivere a mano almeno una pagina al giorno, sostiene D’Avenia, "riattiva la creatività, perché richiede presenza autentica, handmade, attenzione non disponibile ad altro, corpo e anima". Un modo per ricucire l’unità tra mente e corpo, tra attenzione e memoria, tra esperienza e interiorità.

Per D’Avenia, senza carta e penna non si perde solo in matematica, lettura o scienza, ma in anima: "Per riprendersela bisogna riprendersi il corpo, mettersi ogni tanto in modalità manuale: orto, diario, mosaico, strumento, bricolage, calligrafia, modellismo, libro… Chi lo farà saprà, a tempo debito, destreggiarsi bene nel digitale", ha concluso.