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Laurea in Ingegneria, la svolta: novità sull’iscrizione all’albo iStock

Laurea in Ingegneria, la svolta: novità sull’iscrizione all’albo

La laurea in Ingegneria diventerà abilitante e darà accesso all'albo senza più dover sostenere l'Esame di Stato

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Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Uno dei principali ostacoli, al termine degli studi universitari, è l’accesso all’albo per determinate professioni. Per essere iscritti nell’elenco, infatti, bisogna sostenere un Esame di Stato. Sta però per concludersi il percorso che porterà 21 classi di laurea a sostituire questa prova. La laurea in Ingegneria, quindi, darà direttamente accesso all’albo.

Fine dell’esame di Stato per Ingegneria

La laurea in ingegneria diventerà abilitante tramite una prova durante il percorso di studi che sostituirà l’esame di Stato e, di fatto, basterà da sola ad esercitare la professione.

Il percorso che porterà all’approvazione di un regolamento destinato a introdurre la novità si starebbe per chiudere.

Il tavolo tecnico presso il ministero dell’Università e della ricerca, collegato all’attuazione della legge 163/2021, terminerà nel mese di ottobre. Faranno poi seguito un Dpr e un decreto ministeriale e finalmente si potrà partire con la novità.

"Stiamo lavorando per riuscire a partire già dal prossimo anno accademico", ha annunciato Carmela Pierri, dirigente Ufficio III della Direzione generale post laurea del Mur.

In pratica, all’interno del percorso di laurea sarà inserito lo svolgimento di un tirocinio pratico-valutativo con un esame su tematiche ordinistiche-professionali che sostituirà, di fatto, l’esame di Stato.

Le classi di laurea magistrale destinate a diventare abilitanti saranno 21: tra queste, l’ingegneria civile, quella della sicurezza, per l’ambiente e il territorio, l’ingegneria aerospaziale, chimica, elettrica, meccanica, navale, l’ingegneria dell’automazione, informatica, delle telecomunicazioni, l’ingegneria biomedica e quella gestionale.

Il riassetto dell’albo degli Ingegneri

Affiancata a questa riforma, avrà inizio un riassetto dell’albo degli ingegneri, che sarà allineato al nuovo sistema di lauree.

Andrà progressivamente verso la sparizione la sezione B, dedicata agli ingegneri junior.

Inoltre, dai tre attuali settori si passerà a cinque settori dell’albo, unicamente accessibili per i laureati magistrali, con una riorganizzazione basata sulla maggiore coerenza.

I settori saranno: ingegneria civile e ambientale, industriale, dell’informazione, biomedica e clinica e gestionale.

L’esame di Stato resterà comunque in vigore per i laureati magistrali o vecchio ordinamento che abbiano conseguito il titolo in precedenza all’entrata in vigore della laurea magistrale abilitante.

Saranno anche previsti percorsi che consentano, per gli appartenenti alla sezione A dell’albo, l’accesso a settori diversi da quello di appartenenza.

La riforma delle professioni

L’obiettivo della riforma delle professioni è ricomporre quella che il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, ha definito una frattura.

"Gli ingegneri iscritti all’albo sono 253mila; i possessori di un titolo accademico in ingegneria sono oltre un milione. La distanza tra questi due numeri – ha spiegato – racconta una frattura: un numero estremamente elevato di laureati in ingegneria lavora in settori strategici quali l’ingegneria dell’informazione, le fonti energetiche, l’industria avanzata, la sanità digitale, senza alcun collegamento con il sistema ordinistico, perché quelle attività non rientrano tra le competenze riservate agli ingegneri iscritti all’albo".

Con la riforma delle professioni si punta inoltre a rafforzare il principio dell’equo compenso per le prestazioni rese nei confronti di soggetti forti. Tra i criteri direttivi rientra anche la possibilità di disciplinare in modo espresso i rimborsi spese, distinguendoli dal compenso vero e proprio.

Il DDL poi introduce specifiche sulla la responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione. Tra i criteri di delega, vi è il riferimento a una prescrizione quinquennale, con l’obiettivo di rendere più certo il perimetro temporale dell’esposizione al rischio professionale.