Lavoro e IA: i profili più cercati (e non trovati) in Italia
In Italia aumenta la richiesta di competenze specializzate in intelligenza artificiale, il 52% dei lavoratori già la utilizza in ufficio
Chi sta muovendo i primi passi nel mondo del lavoro deve fare i conti con l’intelligenza artificiale. Sempre più aziende richiedono competenze nell’uso dell’IA e, in Italia, sta aumentando la domanda di profili specializzati che le imprese faticano a trovare. Uno studio del "Sole 24 Ore" ha fotografato come la tecnologia che minaccia milioni di posti di lavoro stia genera allo stesso tempo nuove opportunità per chi sa sfruttarla.
I profili più richiesti in Italia
L’intelligenza artificiale sta generando una domanda di competenze specializzate che non accenna a rallentare.
L’ultima Salary Guide di Hays Italia, la società di selezione del personale, nei primi quattro mesi del 2026, ha calcolato che la domanda di professionisti con competenze sull’IA è cresciuta del 40% rispetto allo stesso periodo del 2025.
I profili più richiesti sono, in particolare, su Ai Engineer, Data Engineer e Generative Ai Specialist.
Al contempo cresce l’interesse anche verso competenze di governance e compliance, con figure emergenti come Ai Governance o Compliance Specialist, per gestire responsabilità, trasparenza, rischio e protezione dei dati.
Gli occhi sono poi puntati ad agosto 2026 quando dovrebbe entrare in vigore la prima legge dell’Unione Europea sull’intelligenza artificiale che segnerà un punto di svolta in termini di supervisione e controllo dei sistemi automatizzati.
L’uso dell’IA al lavoro
Osservando come e quanto l’intelligenza artificiale sia diffusa negli ambienti lavorativi, emerge che oltre la metà dei professionisti, il 52%, la utilizza nel proprio lavoro.
Il dato segna un aumento di quasi dieci punti rispetto al 43% del 2024, nonostante vi sia ancora un divario nella formazione offerta dalle aziende.
I benefici avvertiti dai lavoratori sono, per il 63% degli intervistati, l’aumento di produttività ed efficienza. Il 55% del campione studiato ha invece segnalato un ottimo supporto nell’analisi dei dati e nella capacità di generare idee.
Sul versante delle imprese, la quota di aziende britanniche che dichiarano di usare l’intelligenza artificiale è salita da circa il 7-9% alla fine del 2023 a tra il 26 e il 35% nel marzo 2026. Circa il 28% di quelle che la utilizzano afferma di puntare sulla riqualificazione del personale piuttosto che sul taglio dei posti.
Cresce la domanda di professionisti IA
Tornando alla Salary Guide di Hays Italia, la crescita della domanda di professionisti IA evidenzia anche un divario sempre più evidente sul fronte della formazione. Il 77% sarebbe disposto a partecipare a workshop o corsi di formazione dedicati.
Al Sole 24 Ore, Fabiano Peveralli, Director di Hays Italia, ha spiegato come l’intelligenza artificiale venga "percepita sempre di più come una leva per l’aumento della produttività e dell’efficienza, dell’innovazione e della competitività. Per sfruttarne pienamente il potenziale serve accompagnarne la diffusione con formazione e aggiornamento continui".
"Registriamo in ogni caso un impatto diretto sul mercato del lavoro – ha aggiunto – perché cresce la domanda di competenze specialistiche, sul fronte tecnologico e su quello della governance e della compliance. Chi non accelera ora su questo fronte, accumulerà in poco tempo un ritardo difficile da colmare".
Per quanto riguarda la preoccupazione sul fronte occupazionale, il 68% delle aziende si dichiara poco o per nulla preoccupato per i potenziali rischi dell’IA sulle future opportunità di lavoro.
Dal punto di vista dei lavoratori, invece, la preoccupazione tende a concentrarsi nelle fasi centrali e finali della carriera, mentre tra i più giovani prevale un atteggiamento più fiducioso nei confronti del cambiamento tecnologico: l’84% di loro (20-29 anni) si dichiara poco o per nulla preoccupato.