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Lavoro, i laureati non bastano: i profili più cercati iStock

Lavoro, i laureati non bastano: quali sono i profili più cercati

Secondo Unioncamere le aziende hanno difficoltà a reperire lavoratori giovani, il mismatch tra domanda e offerta riguarda soprattutto alcuni settori

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Sono diverse le analisi e gli studi che prevedono una discrepanza tra domanda e offerta di lavoro nei prossimi anni. Già ora le aziende segnalano, in determinati settori, la mancanza di personale e difficoltà a trovare candidati con le competenze ricercate. Unioncamere ha segnalato che nel quinquennio 2025-2029 vi sarà un vero e proprio mismatch tra chi offre posizioni e chi cerca lavoro.

Lavoro, i profili più cercati

Stando alle previsioni del Sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel quinquennio 2025-2029 ci sarà un divario tra domanda e offerta di lavoratori giovani, che riguarderà in particolare quelli con un’istruzione di livello terziario.

Per i percorsi a indirizzo ingegneristico potranno mancare tra i 7mila e 10mila giovani in uscita dalle Università ogni anno; per i percorsi scientifici (STEM, scienze matematiche, fisiche e informatiche) si prevede che mancheranno tra i 3mila e 5mila laureati; per i percorsi economico-statistico potranno mancare tra i 12mila e 17mila; per i percorsi medico-sanitario 7-8mila.

In pratica i profili più ricercati saranno quelli con titoli in Ingegneria, Matematica, Fisica e Informatica, Economia e Statistica e Medicina.

Le attese delle imprese

Dalle analisi Unioncamere-Centro studi Tagliacarne, le imprese che impiegano under 30 si attendono in misura maggiore un aumento del fatturato (38% contro 35% delle altre), dell’export (38% contro 30%) e degli occupati (21% contro 18%).

Sono più innovative e proattive: le imprese con alta presenza di giovani, rispetto a quelle con bassa/medio bassa presenza, investono di più nelle tecnologie 4.0 (44% contro 35%). E sono più produttive (la produttività del lavoro è superiore del 2,5% rispetto alle altre imprese, e diventa del 7,2% quando adottano anche strategie per trattenere e attrarre talenti).

Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, al Meeting di Rimini ha segnalato però che “malgrado i miglioramenti sul fronte occupazionale c’è ancora un alto numero di Neet (giovani che non lavorano né seguono un percorso scolastico o formativo), che pone l’Italia al secondo posto in Europa, dopo la Romania”.

Secondo Prete, esiste inoltre un problema di ricambio generazionale, che investe direttamente anche le imprese: i dati del Registro delle Camere di commercio, al primo trimestre 2025, indicano che l’11% dei titolari di impresa ha 70 o più anni (320 mila in valore assoluto).

Come accrescere il legame tra giovani e imprese

“In un contesto come quello attuale, è necessario uno sforzo comune per accrescere il legame tra imprese e giovani, che possono essere la carta vincente per sostenere e accrescere la competitività del nostro sistema produttivo”, è l’avviso di Andrea Prete.

Per il presidente di Unioncamere “attrarre talenti e integrare l’attuale forza lavoro con l’apporto di immigrati sono strategie indispensabili per far fronte alle necessità produttive”.

Prete, in conclusione del suo intervento a Rimini, ha sottolineato che “tra il 2025 e il 2029, si stima un fabbisogno da parte dei settori privati di circa 617mila lavoratori stranieri, corrispondente a oltre un quinto della domanda totale di lavoro (21,1%), con una forte concentrazione nelle regioni del Nord e del Centro”.

Quale sarà la Regione in cui ci sarà la maggiore richiesta di personale? “La Lombardia, in particolare, prevede la necessità di oltre 146mila unità, pari al 24% del totale”, ha detto il presidente di Unioncamere.