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Colloquio di lavoro iStock

Lavoro post scuola: perché i colloqui stanno tornando in presenza

I colloqui di lavoro tornano a essere faccia a faccia, nei colloqui virtuali viene usata troppo spesso l'intelligenza artificiale per creare imbrogli

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

In particolare con la pandemia di Covid-19 la tendenza a fare colloqui online da parte delle aziende si è diffusa sempre di più diventando la normalità. La diffusione del lavoro da remoto ha reso questa pratica la più rapida e utile per alleggerire il lavoro delle risorse umane. Ora però molte imprese stanno facendo un passo indietro per tornare a “intervistare” i potenziali candidati dal vivo. In questa inversione di marcia l’intelligenza artificiale ha un ruolo di primo piano.

Perché i colloqui tornano in presenza

Negli ultimi anni, i colloqui virtuali erano diventati la nuova normalità nelle assunzioni, spinti dall’aumento del lavoro da remoto e dal desiderio delle aziende di accelerare le assunzioni.

La diffusione delle nuove tecnologie nella quotidianità sta creando però un problema: sempre più candidati imbrogliano utilizzando strumenti di intelligenza artificiale per dare le risposte giuste.

A parte gli aspiranti al ruolo, l’AI viene però anche usata dai truffatori per spacciarsi come candidati con l’obiettivo di rubare dati o denaro una volta assunti. Per questi motivi le aziende stanno tornando indietro, riprendendo con il metodo tradizionale del faccia a faccia.

L’intelligenza artificiale e il caso dei nordcoreani

L’intelligenza artificiale ha rappresentato una svolta per i datori di lavoro che si sono rivolti a software per selezionare l’ondata di candidature ricevute. Il punto è che anche i candidati si sono affidati a strumenti di AI per creare profili più personalizzati e in pochi clic.

Come riporta Agi, i rapidi progressi dell’intelligenza artificiale consentono ora di creare video e audio deepfake altamente realistici che possono permettere a un candidato meno qualificato di ottenere un vantaggio ingiusto in un colloquio o, peggio, consentire a truffatori di impersonare qualcuno in cerca di lavoro. Nel 2024 l’Fbi ha scoperto un giro di nordcoreani che utilizzavano false identità per ottenere lavori da remoto presso aziende statunitensi e incassare gli stipendi che servivano poi a finanziare le attività del regime.

In un sondaggio condotto dal gruppo di ricerca e consulenza Gartner su 3.000 candidati, il 6% ha dichiarato di aver partecipato a frodi durante i colloqui di lavoro, fingendosi qualcun altro o facendosi sostituire. La previsione è che entro il 2028, un profilo di candidato su quattro in tutto il mondo sarà falso.

Le aziende che hanno ripreso a fare colloqui in presenza

Tra le aziende che sono tornate a fare colloqui in presenza, come riporta il Wall Street Journal, ci sono Cisco e McKinsey.

Questi colossi, in crescita, stanno ripristinando o aggiungendo incontri di persona con i candidati durante le varie fasi del processo di selezione, così da avere la certezza dell’identità della persona che intendono assumere.

Anche Google ha ripristinato i colloqui di persona per alcune posizioni, in parte per garantire che i candidati abbiano le competenze adeguate, oltre a verificarne l’esistenza.

I colloqui per posizioni di ingegneria del software e programmazione, che in genere comportano sfide di codifica in tempo reale, sono diventati una delle maggiori preoccupazioni per l’impresa di Mountain View. Molti di questi lavori, soprattutto nelle aziende tecnologiche più piccole, si svolgono da remoto, uno dei motivi per cui il processo di selezione è diventato in gran parte virtuale, almeno fino a prima che l’intelligenza artificiale diventasse uno strumento per barare durante i test.