Le app per studiare le lingue funzionano davvero?
Studiare una lingua con un’app può costruire le basi e favorire la costanza, ma conversazione ed esposizione reale restano elementi fondamentali
4 min di lettura
- Le app linguistiche possono migliorare soprattutto vocabolario, ascolto e comprensione se vengono utilizzate con regolarità.
- Parlare una lingua richiede anche interazione e capacità di rispondere a situazioni reali, difficili da riprodurre completamente con un’app.
- Le app funzionano meglio come parte di un metodo che comprende ascolto, lettura, scrittura e occasioni concrete di conversazione.
Negli ultimi anni, le app per studiare le lingue hanno reso l’apprendimento immediato e accessibile attraverso esercizi interattivi e molto brevi. Nonostante la loro grande diffusione e popolarità (conosci qualcuno che non ha mai utilizzato Duolingo?) un dubbio rimane: questi strumenti possono davvero insegnare una lingua oppure sono utili soltanto per memorizzare qualche parola? Le ricerche mostrano che possono produrre miglioramenti reali, soprattutto nel vocabolario, nella lettura e nell’ascolto. Imparare una lingua, però, significa anche saper comunicare: ed è proprio qui che affidarsi esclusivamente a un’app mostra i suoi limiti.
- Le app funzionano, soprattutto per vocabolario e comprensione
- Imparare una lingua non significa soltanto completare esercizi
- Come usare le app per imparare davvero una lingua
Le app funzionano, soprattutto per vocabolario e comprensione
Le app linguistiche piacciono soprattutto perché permettono di studiare spesso e in tutte le situazioni: una lezione di pochi minuti può essere svolta sull’autobus, in aereo, prima di andare a letto o mentre si aspetta l’amica ritardataria.
Inoltre, molte applicazioni favoriscono il ripasso distribuito e il recupero attivo riproponendo periodicamente parole ed espressioni già incontrate, chiedendo all’utente di riconoscerle, tradurle o recuperarle dalla memoria.
Anche le evidenze sul vocabolario sono piuttosto incoraggianti. Una meta-analisi pubblicata nel 2025 sulla rivista ReCALL ha sintetizzato 65 studi sperimentali e quasi sperimentali condotti tra il 2010 e il 2024. Considerando gli interventi durati almeno dieci settimane, gli autori hanno riscontrato un effetto ampio di queste app nell’apprendimento delle parole, pur rilevando differenze considerevoli tra gli studi.
In generale, però, è importante riconoscere che le app possono aiutare a imparare, ma non tutte funzionano allo stesso modo, non tutte le persone le utilizzano con la stessa costanza e soprattutto non tutte le competenze linguistiche sono altrettanto facili da allenare attraverso uno smartphone.
Un esempio interessante riguarda Duolingo. Uno studio peer-reviewed pubblicato su Foreign Language Annals ha valutato 225 adulti statunitensi che avevano studiato francese o spagnolo utilizzando la piattaforma come unico strumento. Al termine dei contenuti iniziali, gli utenti avevano raggiunto livelli di lettura e ascolto paragonabili, nei test utilizzati, a quelli osservati in studenti universitari dopo quattro semestri di corsi linguistici.
Il confronto è significativo, ma ha un limite fondamentale: lo studio valutava lettura e ascolto, non tutte le capacità necessarie per parlare una lingua.
Imparare una lingua non significa soltanto completare esercizi
Conoscere centinaia di parole o capire una frase scritta non significa necessariamente riuscire a sostenere una conversazione. La competenza linguistica comprende infatti lettura, ascolto, scrittura e produzione orale, oltre alla capacità di utilizzare la lingua in situazioni reali.
È proprio su questi aspetti che le app possono incontrare maggiori difficoltà. Un esercizio nel quale bisogna scegliere la parola corretta tra quattro alternative è molto diverso dal trovarsi davanti a una persona e dover formulare spontaneamente una risposta. Nella conversazione reale bisogna comprendere accenti e velocità differenti, trovare rapidamente le parole, costruire frasi, interpretare il contesto e reagire a qualcosa che non è stato programmato in anticipo.
Le tecnologie stanno cercando di ridurre questa distanza. Riconoscimento vocale e intelligenza artificiale permettono oggi di simulare dialoghi e offrire feedback sulla pronuncia. Anche istituzioni specializzate nell’insegnamento linguistico stanno integrando questi strumenti. Il British Council, per esempio, utilizza oggi attività di conversazione supportate dall’intelligenza artificiale per permettere agli studenti di esercitarsi e ricevere feedback tra una lezione e l’altra. È significativo, però, il modo in cui viene proposta la tecnologia: come estensione della formazione con gli insegnanti, non necessariamente come sua sostituzione.
Il limite di un’app, infatti, non riguarda soltanto la tecnologia disponibile. Una conversazione autentica comporta imprevisti, negoziazione del significato, riferimenti culturali e la necessità di adattare ciò che diciamo alla persona che abbiamo davanti. Sono esperienze difficili da riprodurre completamente attraverso esercizi predefiniti.
Come usare le app per imparare davvero una lingua
Il modo più efficace di utilizzare un’app potrebbe quindi essere considerarla uno degli strumenti a disposizione, anziché l’intero metodo di apprendimento.
Per chi parte da zero, può servire a costruire un primo vocabolario, familiarizzare con strutture grammaticali semplici e creare una routine. Anche pochi minuti quotidiani possono essere più realistici di un programma di studio molto ambizioso che viene abbandonato dopo una settimana. La gamification, attraverso punti, livelli e serie giornaliere, può inoltre incentivare la continuità.
Alle attività dell’app può essere utile affiancare un’esposizione più ampia alla lingua: ascoltare podcast, musica, video e serie tv, leggere testi progressivamente più complessi, scrivere senza limitarsi a completare frasi e, soprattutto, cercare occasioni per parlare. Un insegnante o una persona con cui conversare può fornire feedback più articolati e costringere a utilizzare attivamente ciò che fino a quel momento si è soltanto riconosciuto sullo schermo.
Le app per studiare le lingue funzionano davvero, dunque, ma la risposta dipende da cosa chiediamo loro di fare. Possono essere molto utili per imparare vocaboli, esercitarsi con regolarità e sviluppare alcune capacità di comprensione; le tecnologie più recenti stanno ampliando anche le possibilità di esercitare pronuncia e conversazione. È molto più difficile, invece, sostenere che pochi minuti di esercizi quotidiani possano sostituire completamente l’esposizione alla lingua e l’interazione con altre persone. Il vero banco di prova arriva quando dobbiamo chiudere l’app e usare quelle parole per capire e farci capire da qualcuno.