Le novità sulla scuola e i suoi personaggi: chi sono e che dicono
Da Valditara a Crepet, da Schettini a Vecchioni, passando per Galiano, Maggi e Novara, raccogliamo idee e posizioni sulla scuola di oggi (e di domani)
La scuola sta cambiando, spinta da profonde trasformazioni che vanno dalla tecnologia alle nuove esigenze educative fino a un’attenzione crescente per il benessere degli studenti. In questo scenario in evoluzione, dove ogni giorno emergono novità e nuovi interrogativi, il dibattito è più aperto che mai. C’è chi chiede più rigore e attenzione al merito e chi insiste sulla necessità di mettere al centro i giovani d’oggi con le loro fragilità. Voci diverse, spesso in contrasto tra loro, che però contribuiscono a delineare il quadro di ciò che la scuola è oggi e di ciò che potrebbe (o dovrebbe) diventare. Questo articolo raccoglie idee e posizioni di sette personaggi tra i più influenti nel dibattito pubblico sulla scuola italiana: il ministro Giuseppe Valditara, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, il prof cantautore Roberto Vecchioni, il pedagogista Daniele Novara e gli insegnanti Vincenzo Schettini, Enrico Galiano e Andrea Maggi.
- La "scuola del merito" di Giuseppe Valditara
- Cosa pensa Paolo Crepet della scuola italiana
- L'idea di scuola di Vincenzo Schettini
- Roberto Vecchioni e il suo amore per la scuola
- Enrico Galiano e le sue posizioni sulla scuola
- La scuola per Andrea Maggi tra aula e tv
- Cosa deve fare la scuola per Daniele Novara
La “scuola del merito" di Giuseppe Valditara
Giurista e accademico, Giuseppe Valditara è il ministro dell’Istruzione e del Merito. Fin dal suo insediamento ha segnato un cambio di passo, introducendo la parola “merito" nella denominazione del suo dicastero, a sottolineare una precisa visione della scuola. Nel corso del suo mandato ha promosso diversi provvedimenti in linea con questa impostazione, dalla riforma del voto in condotta a quella dell’esame di Maturità fino alle nuove Linee per l’educazione civica e all’aggiornamento delle Indicazioni nazionali. Interventi che riflettono l’dea di una scuola più rigorosa e centrata su responsabilità e impegno.
Per Valditara la scuola è come una “seconda casa"
In visita all’istituto Giannone-De Amicis di Caserta per una delle tappe dell’iniziativa La scuola italiana per il made in Italy, il ministro Valditara ha detto ai bambini: “La scuola deve diventare un po’ la seconda casa, e gli insegnanti sono come dei vostri genitori che vi accolgono e vi guidano nel percorso di vita, e voi dovete voler bene ai vostri insegnanti e ai vostri genitori, perché sono dei maestri di vita" (29/04/2026).
Perché per Valditara è “inevitabile" vietare i social agli under 15
Parlando a Il Messaggero del caso dell’insegnante accoltellata a scuola da uno studente di 13 anni, che ha trasmesso in diretta l’aggressione su Telegram, Valditara ha affermato: “Bisogna intervenire vietando i social ai minori di 15 anni. Penso che sia inevitabile. Questo crimine è nato proprio in rete, spinto sui social".
Il ministro ha poi ribadito la “possibilità di utilizzare all’entrata delle scuole i metal detector mobili, messi a disposizione dalle forze dell’ordine" per intercettare l’eventuale introduzione di armi all’interno degli istituti. E ha sottolineato che non si tratta di “un’imposizione ‘repressiva'", ma di un’azione preventiva per “garantire la sicurezza dei nostri giovani e del personale scolastico".
E sul divieto dei cellulari a scuola, Valditara ha aggiunto: “Dai primi dati, risulta che il 91% degli istituti ha recepito questo divieto, altri lo stanno facendo. Il 92% delle scuole ha avviato percorsi educativi sull’utilizzo sicuro dei dispositivi digitali" (29/03/2026).
I nuovi programmi scolastici del ministro Valditara
Intervenuto a Filo Diretto su Radio Classica, Valditara ha risposto alle domande degli studenti partendo proprio dalle nuove Indicazioni nazionali (ex programmi scolastici) che entreranno in vigore dall’anno scolastico 2026/2027 nelle scuole del primo ciclo.
Sulle novità che riguardano l’insegnamento della storia, che sarà più concentrata sull’Occidente, ha spiegato: “Senza radici non vi è identità e senza identità vi è alienazione. Non vergogniamoci dell’Occidente che ha reso universali i valori della libertà e democrazia e ancora di più in questo momento l’Occidente deve essere consapevole della sua capacità di grandi valori. L’Occidente non è un contesto geografico ma un sistema di valori, principi e idee" (05/03/2026).
La riforma dell’esame di Maturità è “una svolta importante"
Il 28 ottobre 2025 è stata approvata in via definitiva la riforma dell’esame di Stato, che è tornato a chiamarsi ufficialmente esame di Maturità. Il provvedimento è stato promosso da Giuseppe Valditara, che l’ha definito “una svolta importante“.
Con la riforma “ridiamo senso alla Maturità restituendo valore a un passaggio decisivo del percorso formativo delle studentesse e degli studenti, riaffermando i principi del merito, dell’impegno e della responsabilità individuale – ha dichiarato il ministro -. Per questo, non sarà più possibile boicottare la prova orale“, come avevano fatto per protesta alcuni alla Maturità 2025. “Chi farà volontariamente scena muta sarà bocciato“, ha specificato.
Valditara ha anche sottolineato che la valutazione finale dell’esame “terrà conto anche dell’impegno del candidato in attività extrascolastiche particolarmente meritorie".
Questa riforma “è un ulteriore passo avanti verso una scuola che mette al centro la persona dello studente e ne accompagna la crescita con serietà e competenza", ha concluso (28/10/2025).

Cosa pensa Paolo Crepet della scuola italiana
Psichiatra e sociologo tra i più noti in Italia, Paolo Crepet è un punto di riferimento nel dibattito su giovani, educazione e famiglia. Con un linguaggio diretto e spesso provocatorio, parla di un sistema scolastico che, a suo avviso, ha progressivamente perso autorevolezza e fatica a stare al passo coi tempi.
Crepet spiega il “motivo per andare al liceo"
Per Paolo Crepet, il liceo non è una semplice tappa scolastica, ma è soprattutto un luogo di formazione umana in cui si impara a vivere. Ricordando suo padre a Supernova, secondo cui andare al lavoro e andare a scuola era la stessa cosa, lo psichiatra ha osservato che, rispetto ai lavoratori, gli studenti ricevono “un altro tipo di stipendio", fatto di “amicizie, esperienze, primi amori".
“Cioè c’era un ritorno, c’era un motivo per andare al liceo. E non era per la lezione di Carducci, era per il cortile“, ha evidenziato lo psichiatra (23/04/2026).
Secondo Paolo Crepet “la scuola è morta"
“La scuola è morta. È cambiato tutto il mondo e la scuola è sempre quella, è paurosamente conservatrice“. Lo ha detto Paolo Crepet in un’intervista al Tirreno, in cui ha anche commentato i provvedimenti che stanno adottando molti paesi per vietare l’accesso ai social a bambini e adolescenti.
“I divieti sono utili ma non bastano. Bisogna sostituire ciò che è pericoloso con altro, proporre ai ragazzi come impiegare quell’enorme quantità di tempo che sprecano sui social in modo utile per la loro crescita. Altrimenti diventano matti", ha evidenziato.
Lo psichiatra ha poi lanciato la sua proposta, elencando le nuove materie che, a suo avviso, dovrebbero essere integrate nei programmi scolastici: “A scuola per esempio inserirei la danza, due volte a settimana, in modo da prestare attenzione al corpo. Non lo sport che è competitivo, ma la creatività del ballo. O ancora il mimo, oppure inviterei i ragazzi a leggere qualcosa che hanno scritto. O anche solo raccontare una storia, davanti a tutti, diventare insomma protagonisti della propria vita" (05/04/2026).
Perché “un bambino deve andare a scuola" per Paolo Crepet
Ospite di È sempre CartaBianca, Paolo Crepet ha spiegato perché “un bambino deve andare a scuola“. A suo avviso, deve frequentarla “non solo per l’istruzione, ma perché un bambino insieme agli altri bambini cresce, vede le diversità, si accorge del proprio carattere". E ha aggiunto: “I bambini devono andare a scuola, perché sennò torniamo nel Medioevo, dove ognuno si arrangiava" (10/03/2026).
La provocazione di Crepet: “Che bisogno c’è di andare a scuola?"
In un mondo iperconnesso, dove le nuove tecnologie sono arrivate anche a scuola e vengono utilizzate da molti studenti nella loro attività di studio, Paolo Crepet ha osservato: “Se un ragazzo può usare una chat di intelligenza artificiale per costruirsi su misura una propria formazione, allora mi chiedo: che bisogno c’è di andare a scuola? Se possiamo fare tutto dal salotto di casa, in pigiama, lo faremo", ha detto al Resto del Carlino (25/10/2025).
Prendere 2 a scuola “è una cosa meravigliosa" secondo Crepet
Ospite della tredicesima edizione della Leopolda, Paolo Crepet ha detto che prendere 2 a un’interrogazione o in un compito in classe “è una cosa meravigliosa“. Un brutto voto è “una cosa liberatoria“, ha aggiunto, osservando come l’insuccesso possa aprire nuovi spazi di scoperta, di crescita e anche di relazione.
Lo psichiatra ha raccontato che, quando era uno studente, è stato “moltissime volte cacciato fuori dalla scuola". In quelle occasioni, ha stretto amicizia con un bidello, che gli ha fatto scoprire un “mondo nuovo", fatto di umanità ed esperienze inedite.
“Ma è logico, non è una battuta: se stai fuori vedi dentro – ha spiegato -. È come il provinciale che con le scarpe di fango deve andare alla Scala. Porti rispetto, non dormi la notte prima". In lui “c’è un rispetto, una gentilezza che dobbiamo imparare tutti. Ecco perché i ragazzi devono essere anche fuori da una classe", ha precisato. D’altra parte, ha fatto notare, “quando incontri una persona speciale nella vita" si parla di “fuori classe" (04/10/2025).

L’idea di scuola di Vincenzo Schettini
Insegnante di fisica e volto amatissimo dei social, con il suo progetto La fisica che ci piace Vincenzo Schettini ha rivoluzionato il modo di raccontare la scienza, rendendo una delle materie più ostiche alla portata di tutti. Nei suoi interventi, il prof sottolinea sempre l’importanza dello studio e dell’impegno, ma anche di una scuola più vicina agli studenti, capace di stimolare curiosità, entusiasmo e crescita personale.
Le tre cose da non fare nell’ultimo mese di scuola per Schettini
In una live Instagram, il prof Vincenzo Schettini ha svelato le tre cose da non fare nell’ultimo mese di scuola. La prima è “non mollare“: “L’ultimo mese di solito si è stanchi. Vi prego non mollate, sia che state facendo un percorso meraviglioso sia se si deve recuperare".
Il secondo suggerimento dell’insegnante è “non trascurare“. E ha spiegato: “Sembrerebbe banale consigliare a chi deve recuperare una materia di non trascurare quella materia. Questo è il consiglio un po’ più scontato. Io direi di non trascurate le materie alle quali tenete. Magari volete un voto più alto, perché no? Se puntate a voti più alti, studiate di più, fate in modo che in quella materia si possa arrotondare".
Infine l’ultima cosa da non fare, “la più importante", ha precisato l’insegnante, è “non appettare“. In merito, Schettini ha detto: “Se avete delle insufficienze, non aspettate che sia il professore della materia a chiamarvi per l’interrogazione. Non funziona così".
Da qui il suo messaggio finale: “Agite, ragazzi. Non appettate che siano gli altri a chiedervi di fare le cose" (05/05/2026).
Schettini spiega come usare l’IA per i compiti a casa
Prof Schettini ha pubblicato sui social un video in cui spiega a un gruppo di studenti perché “farsi fare i compiti dall’intelligenza artificiale è una cosa negativa“.
“Voi avete qua dentro una cosa che si chiama cervello e che si deve sviluppare. Se non lo mettete alla prova, quello rimane atrofizzato". E propone un uso alternativo dell’IA: “Sapete che dovete fare con ChatGPT? Dovete dirgli: ‘Io domani ho l’interrogazione di storia sulle crociate. Tu fammi delle domande‘". L’idea è trasformare il chatbot in una sorta di allenatore: farsi interrogare, ottenere un voto sulla propria preparazione e arrivare pronti alle verifiche in classe. In questo modo “tu usi quell’intelligenza artificiale, perché le stai dicendo ‘Sfidami, vediamo quanto sono preparato’. Bellissimo".
In questo modo, “invece di dire (all’IA) ‘Fai tu, io tanto sto seduto’ e intanto il mondo progredisce, tu dici ‘Sfidami, falle più complicate queste domande’, perché quello ti stimolerà a dire ‘Vedi questa cosa non la so'". Allora “chiederai altre informazioni per poter acquisire più conoscenza". Poi “ti fai fare di nuovo la domanda. Voto migliorato. Pazzesco" (24/04/2026).
I tre difetti del registro elettronico per prof Schettini
In un video YouTube, Vincenzo Schettini ha elencato quelli che sono, a suo avviso, “tre difetti del registro elettronico che potrebbero ritorcersi contro voi studenti".
Il primo riguarda i compiti a casa. Con il registro cartaceo, ha ricordato il prof, gli studenti appuntavano tutto sul diario. E questa cosa “era buona" perché i ragazzo “scrivevano a mano i compiti da fare, quindi nella loro testa c’era già una sorta di processamento delle informazioni di quello che dovevano fare il giorno dopo, due giorni dopo, una settimana dopo". C’era, dunque, “una sorta di piano" di lavoro. Con il registro elettronico, invece, si può anche non avere il diario. Ma “il fatto di non scrivere i compiti, secondo me, è una fregatura“, perché “crea disorganizzazione nel metodo“.
Seconda cosa “che vi si ritorce contro: i voti, cioè il fatto che i voti arrivino immediatamente a casa, in famiglia", ha fatto notare il docente. Ha ricordato che prima i voti venivano comunicati ai genitori direttamente dai figli o dagli insegnanti nei ricevimenti. Ora, con il registro elettronico, questa mediazione non c’è più. E secondo Schettini questo può generare una mancanza di dialogo tra genitori e figli, oltre a una pressione costante, un “bombardamento di voti" che arriva alle famiglie senza contestualizzazione. “Se il voto non è commentato, se non è condiviso, cioè se voi non spiegate quello che è successo a scuola, secondo me non è bello".
Il terzo difetto riguarda la gestione delle comunicazioni scuola-famiglia. Con il registro cartaceo, ha spiegato l’insegnante, tutto era più lineare: le circolari, le firme e gli avvisi passavano tutti dal diario. Oggi, invece, sul registro elettronico “arriva di tutto": gite, progetti, assemblee, colloqui. Ma spesso “alcuni genitori non le vedono, alcuni figli non le vedono" (23/04/2026).
Per Schettini i programmi scolastici sono “scollati dalla realtà"
“Il fabbisogno energetico ha iniziato a impennarsi con l’ingresso dei social e dei telefonini, e con l’intelligenza artificiale la crescita è diventata esponenziale. Questo è un grosso problema da affrontare", ha dichiarato Schettini ospite del programma Il Colibrì – Spazio di libertà su San Marino Rtv condividendo una riflessione sui programmi scolastici.
Per questo, ha ripreso il docente, “a scuola si deve iniziare a parlare di energia" e “i professori devono insegnare ai ragazzi qualcosa sulle rinnovabili, sull’energia nucleare, aprirsi a questi argomenti".
Al momento, ha osservato, “l’impressione è di continuare ad avere una scuola che porta avanti dei programmi che diventano sempre più scollati dalla realtà" (10/04/2026).
Schettini: “Non vi vergognate mai di dire ‘non ho capito'"
“Quanto è bello dire ‘non ho capito?’“. È il titolo del video social con cui Vincenzo Schettini invita gli studenti a non avere timore di chiedere delucidazioni ai loro insegnanti quando qualcosa non è chiaro. Il suo messaggio è semplice: fare domande non è motivo di vergogna, anzi è un passaggio fondamentale dell’apprendimento.
“Non vi vergognate mai di dire ‘non ho capito’“, ha esclamato Schettini, ricordando che il ‘non ho capito’ è “fondamentale, giusto e naturale".
“Non dovete avere paura, nessuno mangia nessuno", ha aggiunto, sottolineando che “l’insegnante non ha barriere di ripetere più volte una cosa".
Secondo Schettini, infatti, le domande degli studenti non sono solo utili a chi le pone, ma anche a chi insegna: “Quella è una sfida per arrivare a quel concetto da un altro punto di vista, provare a trovare un altro tipo di approccio", ha spiegato. E questo scambio continuo tra classe e insegnante è “stimolante, questa cosa è bellissima", ha concluso il prof (01/04/2026).
“Dovete assaporare le cose perché ve le siete conquistate"
“Io mi ricordo il brio che ho provato davanti ai quadri quando mi sono diplomato al liceo. Sono arrivato là, ho visto il voto. Non mi importa, non mi interessa il voto. Ero brioso perché dicevo: ‘Questo è il sacrificio di cinque anni di studio. Sono io, ce l’ho fatta, è mio!'", ha raccontato Vincenzo Schettini sulla sua Maturità in un incontro con gli studenti rilanciato sui social.
Ha così ricordato le difficoltà incontrate durante gli anni delle superiori: “Quanti esercizi fatti, quanti voti brutti pure che ho preso, quante volte mi sono vergognato davanti a quella professoressa, quante fregature, quante cose difficoltose, quanti litigi con i miei".
Ma di fronte ai quadri, tutte questo è passato in secondo piano lasciando spazio solo alla soddisfazione: “Quello è il mio voto, e io ce l’ho fatta".
“Ecco, questo vi auguro nella vita. Dovete assaporare le cose perché ve le siete conquistate“, ha concluso il professore (18/03/2026).
“La bocciatura fa crescere" secondo Vincenzo Schettini
“Essere bocciati è brutto. Se fosse successo a me, io mi sarei messo a piangere, mi sarei disperato", ha ammesso Schettini nel quinto episodio de La fisica delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali.
Il prof ha proseguito: “Nella vita, seguire le regole non sempre fa andare le cose come dovrebbero andare“. Proprio per questo, ha detto rivolgendosi agli studenti, “dovete interpretare la bocciatura come un’ulteriore esperienza", e non come una condanna. “Affrontatela, andate avanti“.
Schettini ha evidenziato che “la bocciatura è un passo difficoltoso per tutti, anche per gli insegnanti. Ma se si arriva a fare quel passo è perché vi si vuole trasferire un messaggio: che non sei pronta o pronto per fare questa cosa".
È qui che la bocciatura “fa crescere", quando diventa un momento di consapevolezza: “È un messaggio che arriva alla fine. All’inizio fa male, e deve fare male. Però ci si deve trasferire qualcosa dentro", ha concluso Schettini (06/02/2026).
Roberto Vecchioni e il suo amore per la scuola
Professore, cantautore e scrittore, Roberto Vecchioni ha una visione della scuola profondamente umanistica, in cui l’insegnamento non è semplice trasmissione di nozioni, ma un atto di accompagnamento per la crescita culturale ed emotiva degli studenti. Nel dibattito pubblico richiama spesso l’attenzione sul disagio giovanile, schierandosi sempre dalla parte dei ragazzi, descritti come una generazione fragile ma portatrice di sensibilità diverse, che ha bisogno di essere ascoltata e non giudicata.
“Io ho sempre salvato tutti gli alunni": il racconto di Vecchioni
“Io ho sempre salvato tutti gli alunni. Tutta la vita a salvare alunni contro professori che volevano dargli il 5+ e non gli mollavano il 6". È il racconto di Roberto Vecchioni ospite di Splendida Cornice.
“La mia vita è sempre stata improntata alla difesa dei miei alunni“, ha ripreso. Per il cantautore prof, quello dell’insegnante è prima di tutto un ruolo umano, “perché bisogna capire il momento dell’alunno, bisogna capire cosa sta passando".
Secondo Vecchioni, “la prima cosa che deve capire un insegnante non è se i ragazzi sanno le cose, ma se i ragazzi sopportano la vita, il mondo, il resto, o se tentano di capirlo". Solo dopo, “lentamente, piano, un poco alla volta", arrivano le nozioni che, per quanto importanti, “sono meno della grandezza della persona umana" (15/01/2026).
Vecchioni: “Ho portato i miei studenti al cimitero"
“Non deve mai essere una cosa dura insegnare, ma nemmeno una cosa costrittiva, obbligatoria. Io andavo dietro a quello che mi dicevano i ragazzi", ha raccontato prof Vecchioni a Summer Camp su Radio Deejay.
Il cantautore ha proseguito: “L’insegnamento non è l’aula e basta. Tutti i lunedì andavo fuori. Andavamo al parco, andavamo in trattoria, ovunque: siamo andati anche al cimitero monumentale. Passeggiavamo e parlavamo di tante cose, entravamo in arte, poi passavamo alla letteratura, anche alla chimica, alla fisica. Ognuno diceva quel che voleva" (25/11/2025).
La regola di prof Vecchioni in classe
Vecchioni ha svelato al Corriere della Sera la sua regola da insegnante: “La mia regola è che non è vero che tutti sono uguali: chi ha difficoltà non va penalizzato rispetto a chi è più dotato".
Il professore ha raccontato di non aver mai amato valutare i propri studenti: “Odiavo i voti, non li davo mai bassi". Al contrario, preferiva “capire la situazione emotiva" dei ragazzi. Quello che conta davvero quando insegni, a suo avviso, è “vincere le disattenzioni, catturare l’attenzione, risucchiarla con qualsiasi argomento" (21/11/2025).

Enrico Galiano e le sue posizioni sulla scuola
Professore alle medie e scrittore, Enrico Galiano racconta la scuola “da dentro", offrendo uno sguardo diretto sulle difficoltà e sulle dinamiche che riguardano sia gli studenti che gli insegnanti. Con uno stile spesso ironico e pungente, mette in luce quelle che sono, a suo avviso, le fragilità del sistema scolastico italiano.
Galiano svela tre tecniche per i prof a cui sta antipatico uno studente
Cosa può fare un insegnante quando prova antipatia per uno studente? Secondo Enrico Galiano, che in un video si è rivolto a una docente che le aveva posto questa domanda sui social, la soluzione è il “reframe", che letteralmente significa “cambiare cornice". E ha svelato tre tecniche di reframing che possono essere utilizzate dai prof in queste situazioni.
La prima è la regola dei due minuti. “Per 10 giorni prenditi due minuti per parlare con lui o con lei. Trova una scusa, un modo, inventati qualcosa, per scoprire i suoi hobby, cosa gli piace, cosa non gli piace". Questa tecnica serve per “spostare lo sguardo", ha specificato Galiano.
“Due: prendi carta e penna. Ogni giorno annota almeno tre cose positive che fa. Devono essere fatti, non opinioni. Meglio se sono comportamenti esterni alla materia", come aver raccolto una cartaccia da terra o aver aiutato un compagno in difficoltà.
“Tre: il cambio di punto di vista. Di nuovo su un foglio, a sinistra scrivi le cose di lui o di lei che ti danno più fastidio, mentre a destra cambi il punto di vista e le descrivi non come dei difetti ma come dei potenziali pregi". Galiano ha proposto due esempi: “A sinistra scrivi ‘è provocatorio’, a destra scrivi ‘ha spirito critico che va analizzato meglio’. A sinistra ‘è arrogante‘, a destra ‘ha un’energia che va direzionata in altro modo'". Successivamente, “cancelli la colonna a sinistra" (07/05/2026).
La provocazione di prof Galiano sulle gite scolastiche
Rispondendo in un video al commento di una follower, che chiedeva “come mai non portate più gli studenti in gita?", prof Galiano ha lanciato una provocazione ai genitori: “Quando ci pagherete, e soprattutto quando firmerete voi genitori una liberatoria" scrivendo che “se succede qualcosa a mio figli gli insegnanti non saranno considerati responsabili", allora “vedrete che ricominceremo a riportarli in gita. Ma ho come il sospetto che non vi fidate così tanto dei vostri figli da firmare quella liberatoria" (27/04/2026).
Perché per Galiano “la scuola oggi è più faticosa"
Enrico Galiano ha pubblicato un video sui social “dedicato a tutti i nostalgici della scuola del passato“.
Il prof ha mostrato alcuni titoli di libri che venivano letti negli anni Settanta alle medie, tra cui Il barone rampante di Italo Calvino, La tregua di Primo Levi e il Diario di Anna Frank. Ma, ha chiesto, “quanti ragazzi arrivavano davvero a leggere quei libri?". E ha spiegato che all’epoca la “dispersione scolastica era altissima" e “un quarto dei ragazzi non finiva le medie“.
Da qui la sua riflessione: “Quei libri li leggevano sì, ma una minoranza selezionata, non tutti i ragazzi. Non è che erano più bravi, è che molti altri venivano lasciati indietro. Negli anni Settanta la scuola era più alta, sì, ma era anche molto più stretta. Oggi è più faticosa perché prova a essere più larga, prova a dare spazio anche a chi ha quel tipo di difficoltà".
E quindi “non è che la scuola è peggiorata, è cambiata la sfida. Prima era ‘portiamo avanti i migliori’, oggi è ‘non perdiamo nessuno’", ha concluso (18/03/2026).
Prof Galiano: “L’educazione sentimentale è come la grammatica"
“L’educazione sentimentale è come l’inglese o la grammatica. È una materia che dovrebbe essere studiata in modo curricolare a scuola. Non è un ‘di più’ da fare saltuariamente, ma un elemento che rende il percorso di crescita un cammino protetto". Lo ha detto Enrico Galiano intervenendo a Milano a un evento sulla parità di genere.
“Nove volte su dieci gli episodi più violenti scaturiscono da una mancata interpretazione delle proprie emozioni e dall’assenza di una ‘grammatica degli affetti‘", ha proseguito. Per questo, è importante “portare nelle scuole l’educazione sentimentale e l’educazione alle emozioni", che ha definito “fondamentali" (27/02/2026).
Il messaggio di Galiano ai giovani: “Se vuoi fregare il sistema, studia"
“Se vuoi fregare il sistema, studia". È il titolo di un video pubblicato sui social da prof Galiano per spiegare ai giovani perché è importante studiare.
“Studia. Non farlo perché te lo dicono. Non farlo per far contenti gli altri. Fallo per te“. Perché studiare è “sgamare quelli che ti offrono soluzioni facili" ed “è anche scoprire che le soluzioni facili, quasi sempre, sono fregature". E allora “studia, non per diventare qualcuno, ma per diventare libero. Per non dipendere mai da nessuno. Per essere tu quello che sceglie, e non quello che viene scelto".
L’insegnante ha continuato: “Studiare non è solo studiare. È aprirsi al mondo. I libri, la scienza, l’arte, la matematica, le lingue, non sono solo ‘materie’. Non è solo roba da buttare dentro. Sono finestre che ti spalancano i pensieri. Sono scudi che ti proteggono i desideri. Sono chiavi, sono armi, sono sentieri".
E ha concluso: “Studiare è l’unico modo per capire cos’è e dargli un nome. E poi, scriverlo" (08/09/2025).

La scuola per Andrea Maggi tra aula e tv
Insegnante e volto del docu-reality Il Collegio, Andrea Maggi osserva la scuola da una duplice prospettiva: quella quotidiana dell’aula e quella raccontata attraverso la televisione. Sempre attento al mondo dei giovani, promuove una visione di docente comprensivo e vicino agli studenti, ma al tempo stesso lucido, autorevole e professionale. Nei suoi interventi riflette spesso sulle criticità della scuola contemporanea, mettendo in evidenza le sfide che prof e ragazzi si trovano ad affrontare ogni giorno.
Prof Maggi e “la sconfitta della scuola italiana"
Prof Maggi è intervenuto sul caso Promessi sposi, nato dopo la pubblicazione della bozza delle Indicazioni nazionali per i licei, in cui si suggerisce di posticipare la lettura del romanzo manzoniano dalla seconda alla quarta superiore.
“Queste Indicazioni nazionali recepiscono e certificano la missione della sconfitta della scuola italiana, che non è riuscita a far amare la lettura dei classici ai propri studenti. E che, per non ammettere la sconfitta, adesso si dice che certi classici sono superati. Ma come fanno i classici a essere superati se sono classici? Che stupidaggine è questa?", ha commentato Maggi.
A suo avviso, I promessi sposi “sono ancora oggi leggibilissimi" e possono essere affrontati anche in seconda liceo: “Basta avere il coraggio, la preparazione e la voglia di farli amare ai ragazzi" (27/04/2026).
Lo sfogo di Maggi contro i test psicoattitudinali per i docenti
“Noi docenti abbiamo bisogno di test psicoattitudinali?", si è chiesto prof Maggi in un video social. Il suo sfogo è nato dalla proposta di introdurre test psicoattitudinali per gli insegnati avanzata dopo il caso della professoressa che ha tagliato i capelli a due alunne in classe a Mestre (Venezia).
“Per chi non lo sa, vorrei spiegare che prima della nostra messa in ruolo noi docenti svolgiamo corsi abilitanti con decine di ore di tirocinio che servono anche, di fatto, come prova psicoattitudinale", ha spiegato Andrea Maggi.
Inoltre, ha proseguito, “una volta superato il concorso ministeriale, al termine dell’anno di prova, la messa in ruolo di un docente viene confermata o meno da un dirigente scolastico che si assume la responsabilità di apporre l’ultima firma sull’ammissione oppure sull’esclusione di un docente all’interno dell’istituto a cui è stato assegnato".
Quindi, ancora il prof, “l’attitudine all’insegnare o meno è già presente nelle fasi di formazione, poi anche di tirocinio e anche di prova di un docente".
Secondo Andrea Maggi “insinuare il sospetto che l’intera categoria dei docenti è marcia nel midollo per colpa di uno è una cosa assolutamente ingiusta e falsa" (21/04/2026).
Perché i voti negativi servono secondo Maggi de Il Collegio
Intervistato da Gente, Andrea Maggi ha spiegato che per lui i voti negativi non sono un tabù: “Quando sento dire che non servono, mi ricordo che a me invece sono serviti tantissimo. Con il senno di poi ho capito che lavorando sui miei 5, ma anche su qualche 4, ho imparato dove sbagliavo e ho trovato lo spazio per il mio miglioramento".
Anche alla luce di quanto si è visto in tutte le edizioni de Il Collegio, Maggi appare come un prof esigente, spesso definito un “insegnante d’altri tempi". Su questo punto ha osservato: “I ragazzi apprezzano molto l’adulto che fa l’adulto, non quello che fa il compagnone. Ci sono molti colleghi che scelgono la strada di proporsi come ‘compagnoni’ e pensano che un modo per farsi stimare dai ragazzi sia non mettere mai le insufficienze".
Lui, invece, ha notato che “i ragazzi finiscono per rispettare di più l’insegnante che quando deve mette un’insufficienza, che ovviamente dev’essere spiegata, e a quel punto si genera spesso una reazione positiva, ma comunque si crea una stima sulla base che l’adulto fa l’adulto ed è anche onesto nel suo modo di porsi con loro" (29/12/2025).
Per Andrea Maggi la scuola “ha bisogno di bellezza"
“Se pensiamo alle nostre scuole possiamo per esempio dire che le scuole oggi, la maggior parte, sono brutte. E invece la scuola, il percorso educativo, ha bisogno di bellezza. La scuola trasmette la cultura, il sapere, e il sapere deve essere percepito come una cosa bella, anche perché appreso in ambienti un minimo confortevoli", ha affermato prof Maggi al settimanale Gente.
Nonostante questo, secondo lui la scuola italiana può vantare anche molti punti di forza, come il fatto che per il nostro sistema scolastico “nessuno è diverso, o meglio: tutti sono diversi, ma si va avanti tutti insieme e questa è una grande cosa".
Per questo, ha aggiunto, “non è vero che la scuola era meglio prima". Oggi, ha sottolineato, “è molto più attenta alle esigenze degli studenti rispetto al passato" (29/12/2025).
Perché secondo Maggi l’insegnante non deve essere empatico
Andrea Maggi ha svelato a Virgilio Notizie la sua idea di insegnante: “Serve sensibilità, ma anche presenza. Se entri in classe distratto, puoi perdere segnali fondamentali. Non credo, però, nell’insegnante empatico“, ha affermato.
E ha spiegato: “’Empatia’ è una parola che secondo me è stata abusata, un po’ come ‘resilienza’, e spogliata del suo significato. Io credo nell’insegnante comprensivo, nell’insegnante lucido, professionale. Uno che sa essere presente. Ma non uno che si commuove con lo studente, che piange con lo studente. Perché il ragazzo ha bisogno di un adulto che sia una roccia, una spalla forte. Non di uno che crolla con lui" (12/11/2025).

Cosa deve fare la scuola per Daniele Novara
Il pedagogista Daniele Novara, fondatore e direttore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, promuove un’idea di scuola centrata sull’autonomia e sulla responsabilizzazione di bambini e adolescenti. Sostiene la necessità di una formazione che aiuti gli studenti a sviluppare competenze relazionali e capacità di gestione delle emozioni.
Daniele Novara: “Questa è l’educazione"
“Basta ripetizioni, nozionismo, autoritarismo e imposizioni. Serve un metodo di insegnamento che sappia generare e far vivere agli allievi esperienze dove, come direbbe la Montessori, si impara tirando fuori le proprie risorse. Aiutando a fare da solo", ha scritto Daniele Novara in un post pubblicato su Facebook.
Il pedagogista ha proseguito: “Gli alunni, le alunne o qualunque persona voglia imparare cose nuove non deve impegnarsi solo ad ascoltare e ripetere, a ‘scimmiottare’ e dare conferme. Deve cercare, anzitutto dentro sé stessa, a livello di laboratorio, cercare per trovare risposte che siano confacenti a sé stessi, alla propria natura".
“Tirare fuori vuol dire riscoprire le risorse che abbiamo già e generarne nuove. Questa è l’educazione, non dare risposte esatte a domande più o meno tendenziose", ha concluso Novara (04/03/2026).
A scuola secondo Novara “abbiamo fatto qualche passo indietro"
Parlando degli episodi di violenza nelle scuole, Novara ha spiegato su Facebook che dalla sua esperienza “non emergono segnali che simili e gravissimi atti", come la morte di uno studente accoltellato da un compagno di classe, “possano diventare una tendenza".
Il motivo, ha chiarito, “è da ricercare nel fatto che la scuola italiana, anche rispetto ad altri Paesi, è tradizionalmente attenta agli aspetti relazionali. Gli insegnanti sono attenti alle dinamiche relazionali e coltivano un atteggiamento positivo verso l’empatia e la competenza nel comprendere i propri alunni".
Ma, ha aggiunto, “negli ultimi due o tre anni abbiamo fatto qualche passo indietro. Troppi insegnanti si sono arroccati sulla pura e semplice materia, sulla lezione frontale, sul presunto metodo lezione–studio–interrogazione“.
La scuola, ha concluso, “non può essere semplicemente lezione e interrogazione, ma un ambiente in cui si impara anzitutto a stare con gli altri e stare bene insieme, anche nei momenti di divergenza, di tensione, di inevitabile contrarietà" (16/02/2026).
Secondo Daniele Novara “a scuola serve la valutazione evolutiva"
“La scuola deve registrare i progressi, per cui se un alunno prende un 3, poi passa al 5 e infine passa al 7, per me, come pedagogista, è fuori discussione che la sua valutazione è 7. Non ho alcun dubbio, perché è quello il suo percorso", ha scritto Novara in un post social parlando di valutazione scolastica.
“Non ha senso mettere insieme i voti – ha continuato -, vuol dire focalizzare gli alunni sugli errori e toglierli la motivazione. Se prendi un voto basso al momento sbagliato dell’anno scolastico ti sgonfi, ed è inutile poi dire ‘ce la puoi fare’".
Secondo Novara, la media dei voti non è il modo migliore per valutare gli studenti, anzi: “Ritengo che la sommatoria sia catastrofica“, ha commentato.
Da qui la proposta della “valutazione evolutiva“, che “permette di motivarsi, di stare sul pezzo, di sentire la forza e il gusto dell’imparare, e non di dover fare i conti con un voto sbagliato che magari lo studente ha preso in un momento anche sbagliato della sua storia scolastica", ha spiegato il pedagogista (21/01/2016).
