Le novità sulla scuola e i suoi personaggi: chi sono e che dicono
Da Valditara a Crepet, da Schettini a Vecchioni, passando per Galiano, Maggi e Novara, raccogliamo idee e posizioni sulla scuola di oggi (e di domani)
La scuola sta cambiando, spinta da profonde trasformazioni che vanno dalla tecnologia alle nuove esigenze educative fino a un’attenzione crescente per il benessere degli studenti. In questo scenario in evoluzione, dove ogni giorno emergono novità e nuovi interrogativi, il dibattito è più aperto che mai. C’è chi chiede più rigore e attenzione al merito e chi insiste sulla necessità di mettere al centro i giovani d’oggi con le loro fragilità. Voci diverse, spesso in contrasto tra loro, che però contribuiscono a delineare il quadro di ciò che la scuola è oggi e di ciò che potrebbe (o dovrebbe) diventare. Questo articolo raccoglie idee e posizioni di sette personaggi tra i più influenti nel dibattito pubblico sulla scuola italiana: il ministro Giuseppe Valditara, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, il prof cantautore Roberto Vecchioni, il pedagogista Daniele Novara e gli insegnanti Vincenzo Schettini, Enrico Galiano e Andrea Maggi.
- La "scuola del merito" di Giuseppe Valditara
- Cosa pensa Paolo Crepet della scuola italiana
- L'idea di scuola di Vincenzo Schettini
- I compiti delle vacanze assegnati da prof Schettini
- Roberto Vecchioni e il suo amore per la scuola
- Enrico Galiano e le sue posizioni sulla scuola
- La scuola per Andrea Maggi tra aula e tv
- Cosa deve fare la scuola per Daniele Novara
La “scuola del merito" di Giuseppe Valditara
Giurista e accademico, Giuseppe Valditara è il ministro dell’Istruzione e del Merito. Fin dal suo insediamento ha segnato un cambio di passo, introducendo la parola “merito" nella denominazione del suo dicastero, a sottolineare una precisa visione della scuola. Nel corso del suo mandato ha promosso diversi provvedimenti in linea con questa impostazione, dalla riforma del voto in condotta a quella dell’esame di Maturità fino alle nuove Linee per l’educazione civica e all’aggiornamento delle Indicazioni nazionali. Interventi che riflettono l’dea di una scuola più rigorosa e centrata su responsabilità e impegno.
La soluzione di Valditara per il “problema matematica"
L’Italia ha un problema con la matematica, come dimostrato dalle prove Invalsi 2026. Nelle scuole primarie, per esempio, il 27% degli alunni non raggiunge le competenze base nella disciplina.
“Il divario sulla matematica è un fatto generalizzato che non riguarda soltanto l’Italia", ha commentato il ministro Valditara in un’intervista a La Stampa.
Il ministro ha continuato: “Abbiamo avviato una riforma dell’insegnamento della matematica proprio per abituare lo studente a pensare ‘matematicamente’ partendo dalle domande, dall’osservazione della realtà, da ciò che ci sta intorno, per arrivare al calcolo e alla teoria. Dobbiamo appassionare anche chi non mostra interesse per la materia“.
Valditara ha aggiunto: “Infine, continua ad aumentare il numero degli studenti stranieri, in particolare alle elementari, che hanno oggettivamente un rendimento inferiore agli studenti italiani e richiedono azioni di supporto ad hoc" (17/07/2026).
Il chiarimento di Valditara sul consenso informato a scuola
Con l’approvazione della legge 104/2026, le scuole secondarie che vorranno organizzare attività curriculari o extracurricolari in tema di educazione sessuale dovranno ottenere il consenso informato delle famiglie per la partecipazione degli studenti. La norma ha ricevuto molte critiche. Per questo il ministro voluto fare chiarezza sull’argomento in un’intervista a Esperia.
Valditara ha evidenziato che con le nuove Indicazioni nazionali (ex programmi scolastici) “l’educazione alla sessualità intesa in senso biologico, la conoscenza del corpo umano, il tema del concepimento e della riproduzione, il tema del contrasto alle malattie, della prevenzione nei confronti delle malattie sessualmente trasmissibili, per la prima volta viene ad essere obbligatoriamente insegnata nelle nostre scuole".
Tutto questo, ha puntualizzato, diventa “obiettivo di apprendimento obbligatorio, non soggetto a consenso informato".
Cos’è dunque oggetto del consenso informato? “Essenzialmente le cosiddette teorie gender“, ha risposto il ministro, “cioè quelle teorie che intendono superare l’identità di genere maschile e femminile, l’identità cosiddetta binaria, a favore di una pluralità tendenzialmente indefinita di generi", dove il genere è inteso “come vissuto personale sganciato dalla biologia", ha dichiarato Valditara.
“Noi non vogliamo che a bambini di 6 o 7 anni si insegnino delle teorie che possono creare confusione nella loro mente e confusione sulla loro identità. Per quanto riguarda i ragazzi più grandi, saranno le famiglie a decidere se affrontare, ma con esperti scienziati non con propagandisti, queste tematiche", ha concluso il ministro (08/07/2026).
Qual è il ruolo della scuola secondo Valditara
“Proprio dalla scuola che dobbiamo costruire il futuro dell’Italia“, ha detto il ministro Valditara in una intervista al Quotidiano Nazionale.
Per il ministro, la scuola non è solo il luogo dove si imparano le nozioni, ma anche quello in cui si trasmettono i “valori della nostra civiltà" e della “nostra identità" insieme al senso di comunità, da lui definito come “l’appartenenza a una società che ha valori alti, quelli contenuti nella Costituzione", basati su “dialogo e rispetto".
Questa impostazione, sostiene Valditara, è decisiva anche per l’integrazione: “Chi viene da lontano deve imparare la nostra storia, i valori della nostra società: l’eguaglianza fra uomo e donna, la laicità dello Stato, le libertà, al plurale, e la democrazia".
Per questo, ha aggiunto, “ho voluto riformare i programmi (Indicazioni nazionali) per rimettere al centro la storia occidentale, i monumenti e le tradizioni dei nostri comuni, la storia dell’arte europea, la musica classica, l’epica greca e latina, persino la Bibbia. E una geografia che parta dai territori e dalle comunità in cui si vive per poi aprirsi al mondo" (07/07/2026).
Giuseppe Valditara e il nuovo liceo matematico
Con il decreto ministeriale 104/2026, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha autorizzato la sperimentazione nazionale del liceo matematico, che prenderà avvio dall’anno scolastico 2026/2027.
“La sperimentazione – ha spiegato Valditara – si inserisce nel più ampio percorso di rinnovamento dell’insegnamento della matematica nei licei, in continuità con il lavoro sulle nuove Indicazioni nazionali".
L’obiettivo, ha aggiunto, “è valorizzare il rigore della matematica e, al tempo stesso, rafforzarne la capacità di promuovere comprensione, argomentazione, interpretazione e dialogo con gli altri saperi. Investire nella matematica significa investire nella qualità della formazione, nello sviluppo del pensiero critico e nella capacità del Paese di affrontare le sfide del presente e del futuro" (29/06/2026).
Cos’è l’esame di Maturità per il ministro Valditara
In vista della Maturità 2026, Valditara ha inviato un messaggio ai maturandi dalle pagine de Il Sole 24 Ore, invitandoli a vivere l’esame “come un trionfo maieutico, come il momento in cui proponete socraticamente i vostri bellissimi, unici talenti". Perché “questo è, in fondo, il significato stesso di Maturità: il farsi consapevoli e responsabili del proprio valore" (03/06/2026).
Cos’ha detto Valditara sul consenso informato a scuola
Il 4 giugno il ddl Valditara sul consenso informato è diventato legge. “Con l’approvazione definitiva al Senato della legge sul consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni", ha commentato Giuseppe Valditara, che ha parlato di una “riforma storica".
Secondo il ministro, la norma applica il principio costituzionale che “attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli". Nello svolgimento di attività legate alla sfera sessuale, ha aggiunto, “ovviamente pretendiamo che certe teorie siano spiegate da medici, psicologi, professionisti seri".
Valditara ha osservato: “Non è vero che con questa legge non si potrà fare educazione affettiva: il governo per la prima volta ha reso stabilmente obbligatoria in tutti i gradi di scuola l’educazione al rispetto, alle relazioni e alla empatia". Inoltre, “non è vero che non si farà l’educazione sessuale in senso biologico: continuerà a farsi nei programmi di scienze in tutti i gradi di scuola".
Con questa legge, ha concluso il ministro, “proteggiamo la crescita dei più giovani e favoriamo una loro maturazione equilibrata" (04/06/2026).
Valditara sull'"autorevolezza" della scuola
Secondo Valditara, il prof aggredito a Parma da un gruppo di studenti, che ha deciso di non denunciarli, “sta sbagliando" perché sta “scardinando il principio di autorevolezza e responsabilità che la scuola deve incarnare", ha detto al Corriere della Sera.
“Ci vuole un messaggio educativo forte: non si accetta il linguaggio della prepotenza, l’autorità va rispettata", ha proseguito il ministro. E ha aggiunto: “La sanzione non distrugge il futuro, serve a far maturare la persona. Oltretutto, essendo minorenni, per quello che hanno fatto non è prevista certo la galera, ma altri strumenti rieducativi. Non è ‘cattivismo’, è educare al farsi responsabili. E poi certo, dopo la sanzione, la scuola ha il compito di accompagnare quei ragazzi, non di abbandonarli" (28/05/2026).
Valditara sull’importanza dello sport a scuola
Commentando la firma del protocollo d’intesa tra ministero dell’Istruzione e la Fitp (Federazione italiana tennis e padel) per portare le “Racchette a scuola“, Valditara ha detto, come riportato dalla Gazzetta dello Sport: “L’attenzione alla disabilità e la formazione dei docenti di Scienze motorie sono due aspetti dell’intesa che mi stanno particolarmente a cuore. Teniamo molto allo sport nella scuola, tant’è vero che abbiamo investito oltre un miliardo di euro nelle palestre. Lo sport è uno degli strumenti di lotta contro la dispersione scolastica. Per la prima volta nella storia siamo scesi sotto la media europea: l’8,2% in Italia contro il 9,1%" (13/05/2026).
Per Valditara la scuola è come una “seconda casa"
In visita all’istituto Giannone-De Amicis di Caserta per una delle tappe dell’iniziativa La scuola italiana per il made in Italy, il ministro Valditara ha detto ai bambini: “La scuola deve diventare un po’ la seconda casa, e gli insegnanti sono come dei vostri genitori che vi accolgono e vi guidano nel percorso di vita, e voi dovete voler bene ai vostri insegnanti e ai vostri genitori, perché sono dei maestri di vita" (29/04/2026).
Perché per Valditara è “inevitabile" vietare i social agli under 15
Parlando a Il Messaggero del caso dell’insegnante accoltellata a scuola da uno studente di 13 anni, che ha trasmesso in diretta l’aggressione su Telegram, Valditara ha affermato: “Bisogna intervenire vietando i social ai minori di 15 anni. Penso che sia inevitabile. Questo crimine è nato proprio in rete, spinto sui social".
Il ministro ha poi ribadito la “possibilità di utilizzare all’entrata delle scuole i metal detector mobili, messi a disposizione dalle forze dell’ordine" per intercettare l’eventuale introduzione di armi all’interno degli istituti. E ha sottolineato che non si tratta di “un’imposizione ‘repressiva'", ma di un’azione preventiva per “garantire la sicurezza dei nostri giovani e del personale scolastico".
E sul divieto dei cellulari a scuola, Valditara ha aggiunto: “Dai primi dati, risulta che il 91% degli istituti ha recepito questo divieto, altri lo stanno facendo. Il 92% delle scuole ha avviato percorsi educativi sull’utilizzo sicuro dei dispositivi digitali" (29/03/2026).
I nuovi programmi scolastici del ministro Valditara
Intervenuto a Filo Diretto su Radio Classica, Valditara ha risposto alle domande degli studenti partendo proprio dalle nuove Indicazioni nazionali (ex programmi scolastici) che entreranno in vigore dall’anno scolastico 2026/2027 nelle scuole del primo ciclo.
Sulle novità che riguardano l’insegnamento della storia, che sarà più concentrata sull’Occidente, ha spiegato: “Senza radici non vi è identità e senza identità vi è alienazione. Non vergogniamoci dell’Occidente che ha reso universali i valori della libertà e democrazia e ancora di più in questo momento l’Occidente deve essere consapevole della sua capacità di grandi valori. L’Occidente non è un contesto geografico ma un sistema di valori, principi e idee" (05/03/2026).
La riforma dell’esame di Maturità è “una svolta importante"
Il 28 ottobre 2025 è stata approvata in via definitiva la riforma dell’esame di Stato, che è tornato a chiamarsi ufficialmente esame di Maturità. Il provvedimento è stato promosso da Giuseppe Valditara, che l’ha definito “una svolta importante“.
Con la riforma “ridiamo senso alla Maturità restituendo valore a un passaggio decisivo del percorso formativo delle studentesse e degli studenti, riaffermando i principi del merito, dell’impegno e della responsabilità individuale – ha dichiarato il ministro -. Per questo, non sarà più possibile boicottare la prova orale“, come avevano fatto per protesta alcuni alla Maturità 2025. “Chi farà volontariamente scena muta sarà bocciato“, ha specificato.
Valditara ha anche sottolineato che la valutazione finale dell’esame “terrà conto anche dell’impegno del candidato in attività extrascolastiche particolarmente meritorie".
Questa riforma “è un ulteriore passo avanti verso una scuola che mette al centro la persona dello studente e ne accompagna la crescita con serietà e competenza", ha concluso (28/10/2025).

Cosa pensa Paolo Crepet della scuola italiana
Psichiatra e sociologo tra i più noti in Italia, Paolo Crepet è un punto di riferimento nel dibattito su giovani, educazione e famiglia. Con un linguaggio diretto e spesso provocatorio, parla di un sistema scolastico che, a suo avviso, ha progressivamente perso autorevolezza e fatica a stare al passo coi tempi.
Crepet e la scuola progettata con Renzo Piano
Paolo Crepet ha raccontato la sua prima telefonata con il celebre architetto Renzo Piano in un’intervista a La Stampa: “Una volta mi chiamò, mi disse: ‘Sono Renzo Piano, la chiamo da Houston’. Io credevo fosse un mitomane, ma era lui. Avevo scritto che le archistar in Italia non avevano mai progettato una scuola. E allora decidemmo di farne una".
Il primo consiglio che lo psichiatra offrì a Piano per la progettazione della scuola “fu di non mettere i pavimenti anti trauma" perché “i bambini devono cadere e farsi male“. L’idea piacque a Renzo Piano, “e così, da una battuta, nacque una scuola" (20/07/2026).
Perché a scuola bisognerebbe adottare un cucciolo per Crepet
Ospite del Festival Cultura Liberata 2026 a Conegliano (Treviso), Crepet ha insistito sull’importanza di ripensare il ruolo della scuola, che secondo lui dovrebbe educare attraverso esperienze di vita dirette. “Perché in una scuola non si parla d’amore? Leggendo Leopardi si parla d’amore, ma anche facendo lezione di biologia si impara l’amore".
Lo psichiatra ha poi lanciato una proposta: “Perché in una scuola, per esempio, non si adotta un cucciolo?“. In questo modo “i ragazzi, soprattutto se sono dei bambini, imparano che un cucciolo va rispettato, che ha i suoi sentimenti, ma che ha anche i suoi bisogni fisiologici". Così “impari ad accudire, e l’accudimento non è una roba che fai perché sei un signore, lo fai perché se tu accudisci e qualcuno imparerà ad accudire te" (13/06/2026).
Crepet e le scuole “vietate agli adulti"
“Se promuoviamo tutti, allora non promuoviamo nessuno. Io credo nel merito e in un attimo di ribellione da parte dei giovani, che vuol dire tracciare la propria strada, nonostante i ‘no’ che si ricevono". Lo ha detto Crepet intervenendo al Festival Cultura Liberata.
L’esperto non ha risparmiato critiche ai genitori, molti dei quali, ha proseguito, sono “ossessionati dal controllo, che inizia alle 8.30 del mattino con il registro elettronico".
E ha aggiunto: “Io sarei per proibire l’ingresso degli adulti nelle scuole. Cosa andate a fare là? I sindacalisti? Non avete altro da fare?". Così facendo, ha avvertito Crepet, “si crea un danno e crescono persone fragili" (13/06/2026).
Perché bisogna ridare centralità alla scuola per Crepet
Per far fronte alla violenza giovanile, Crepet ha proposto due “linee guida": vietare l’uso dei social agli adolescenti e ridare centralità alla scuola. “Nel primo caso – ha spiegato al Resto del Carlino – c’è chi dice che sia un palliativo. Ma intanto cominciamo, come già avvenuto in diversi Paesi. Nel secondo, partendo dal regolamentare in modo rigido il rapporto famiglia-scuola, personalmente farei parlare i genitori con i docenti dei figli giusto una volta all’anno; poi abolire il registro elettronico, che deresponsabilizza gli studenti fin da bambini, infine vietare tutte le chat di classe e tra genitori. Certo, tornerebbe ad aumentare la discrezionalità degli operatori della scuola, ma anche la loro responsabilità" (02/06/2026).
Crepet spiega perché è importante usare carta e penna a scuola
Durante il suo spettacolo al Gran Teatro Infinity 1 di Cremona, commentando la visita di Kate Middleton a Reggio Children, Crepet ha portato all’attenzione del pubblico l’importanza dell’uso di carta e penna a scuola. E ha raccontato: “In un paesino dell’Irlanda la direttrice della scuola elementare ha visto i bambini depressi. Allora ha deciso di tornare ai quaderni e alle matite, di dire basta alla tecnologia, e la scuola ha ripreso vita“.
Lo psichiatra ha aggiunto: “Qualche settimana fa, in Svezia, hanno proibito tablet e tecnologie nelle scuole: sono tornati indietro, o meglio hanno ridato cittadinanza alla creatività, alla possibilità di disegnare, ognuno come può e vuole, senza IA" (15/05/2026).
L’attacco di Crepet sulla scuola e il registro elettronico
Ospite di Accordi e disaccordi sul Nove, Crepet ha detto la sua sul sistema scolastico italiano: “La scuola, più o meno, è sempre la stessa da decine di anni. Non mi pare che ci siano stati dei cambiamenti rivoluzionari, a parte, non so, il registro elettronico, che è una delle più grandi idiozie che abbiamo potuto immaginare. Forse è una delle cose più inutili e dannose che ci possono essere per un ragazzo" (09/05/2026).
Crepet spiega il “motivo per andare al liceo"
Per Paolo Crepet, il liceo non è una semplice tappa scolastica, ma è soprattutto un luogo di formazione umana in cui si impara a vivere. Ricordando suo padre a Supernova, secondo cui andare al lavoro e andare a scuola era la stessa cosa, lo psichiatra ha osservato che, rispetto ai lavoratori, gli studenti ricevono “un altro tipo di stipendio", fatto di “amicizie, esperienze, primi amori".
“Cioè c’era un ritorno, c’era un motivo per andare al liceo. E non era per la lezione di Carducci, era per il cortile“, ha evidenziato lo psichiatra (23/04/2026).
Secondo Paolo Crepet “la scuola è morta"
“La scuola è morta. È cambiato tutto il mondo e la scuola è sempre quella, è paurosamente conservatrice“. Lo ha detto Paolo Crepet in un’intervista al Tirreno, in cui ha anche commentato i provvedimenti che stanno adottando molti paesi per vietare l’accesso ai social a bambini e adolescenti.
“I divieti sono utili ma non bastano. Bisogna sostituire ciò che è pericoloso con altro, proporre ai ragazzi come impiegare quell’enorme quantità di tempo che sprecano sui social in modo utile per la loro crescita. Altrimenti diventano matti", ha evidenziato.
Lo psichiatra ha poi lanciato la sua proposta, elencando le nuove materie che, a suo avviso, dovrebbero essere integrate nei programmi scolastici: “A scuola per esempio inserirei la danza, due volte a settimana, in modo da prestare attenzione al corpo. Non lo sport che è competitivo, ma la creatività del ballo. O ancora il mimo, oppure inviterei i ragazzi a leggere qualcosa che hanno scritto. O anche solo raccontare una storia, davanti a tutti, diventare insomma protagonisti della propria vita" (05/04/2026).
Perché “un bambino deve andare a scuola" per Paolo Crepet
Ospite di È sempre CartaBianca, Paolo Crepet ha spiegato perché “un bambino deve andare a scuola“. A suo avviso, deve frequentarla “non solo per l’istruzione, ma perché un bambino insieme agli altri bambini cresce, vede le diversità, si accorge del proprio carattere". E ha aggiunto: “I bambini devono andare a scuola, perché sennò torniamo nel Medioevo, dove ognuno si arrangiava" (10/03/2026).
La provocazione di Crepet: “Che bisogno c’è di andare a scuola?"
In un mondo iperconnesso, dove le nuove tecnologie sono arrivate anche a scuola e vengono utilizzate da molti studenti nella loro attività di studio, Paolo Crepet ha osservato: “Se un ragazzo può usare una chat di intelligenza artificiale per costruirsi su misura una propria formazione, allora mi chiedo: che bisogno c’è di andare a scuola? Se possiamo fare tutto dal salotto di casa, in pigiama, lo faremo", ha detto al Resto del Carlino (25/10/2025).
Prendere 2 a scuola “è una cosa meravigliosa" secondo Crepet
Ospite della tredicesima edizione della Leopolda, Paolo Crepet ha detto che prendere 2 a un’interrogazione o in un compito in classe “è una cosa meravigliosa“. Un brutto voto è “una cosa liberatoria“, ha aggiunto, osservando come l’insuccesso possa aprire nuovi spazi di scoperta, di crescita e anche di relazione.
Lo psichiatra ha raccontato che, quando era uno studente, è stato “moltissime volte cacciato fuori dalla scuola". In quelle occasioni, ha stretto amicizia con un bidello, che gli ha fatto scoprire un “mondo nuovo", fatto di umanità ed esperienze inedite.
“Ma è logico, non è una battuta: se stai fuori vedi dentro – ha spiegato -. È come il provinciale che con le scarpe di fango deve andare alla Scala. Porti rispetto, non dormi la notte prima". In lui “c’è un rispetto, una gentilezza che dobbiamo imparare tutti. Ecco perché i ragazzi devono essere anche fuori da una classe", ha precisato. D’altra parte, ha fatto notare, “quando incontri una persona speciale nella vita" si parla di “fuori classe" (04/10/2025).

L’idea di scuola di Vincenzo Schettini
Insegnante di fisica e volto amatissimo dei social, con il suo progetto La fisica che ci piace Vincenzo Schettini ha rivoluzionato il modo di raccontare la scienza, rendendo una delle materie più ostiche alla portata di tutti. Nei suoi interventi, il prof sottolinea sempre l’importanza dello studio e dell’impegno, ma anche di una scuola più vicina agli studenti, capace di stimolare curiosità, entusiasmo e crescita personale.
I compiti delle vacanze assegnati da prof Schettini
Ogni anno, alla fine della scuola, il prof Vincenzo Schettini propone agli studenti dei compiti per le vacanze inediti. Per l’estete 2026 “vi do tre parole ragazzi“, ha detto Schettini in un video rilanciato sui suoi profili social, introducendo i nuovi compiti “speciali".
La prima parola è “lavoretti“. “Se vi capita che qualcuno vuole una mano quest’estate, che sia un nonno, che sia uno zio, che sia un’altra persona, fatelo. Se tuo nonno dice ‘vieni in campagna, dammi una mano che devo togliere l’erba’, fatelo. Se vi capita che vi offrano di fare qualche lavoretto, fatelo. Io vedo tanti ragazzi, molti che fanno i bagnini, i camerieri, fatelo ragazzi. Perché guardate che lavorare dà un senso a quello che si è completamente diverso, cioè proprio cambi".
La seconda parola è “lunghe chiacchierate“, quelle fatte sulle “sedie di plastica", tipiche delle estati italiane. “Fatevi lunghe chiacchierate seduti alla sedia di plastica con gli altri, perché in estate avrete molto più tempo per parlare, quindi fatelo", ha suggerito.
La terza parola è “movimento“: camminare, giocare, correre, fare sport, anche solo una passeggiata o una partita improvvisata sulla spiaggia. Il movimento, ha sottolineato l’insegnante indicando la testa, “fa bene qua". Non solo al corpo, ma soprattutto alla mente (08/06/2026).
Le tre cose da non fare nell’ultimo mese di scuola per Schettini
In una live Instagram, il prof Vincenzo Schettini ha svelato le tre cose da non fare nell’ultimo mese di scuola. La prima è “non mollare“: “L’ultimo mese di solito si è stanchi. Vi prego non mollate, sia che state facendo un percorso meraviglioso sia se si deve recuperare".
Il secondo suggerimento dell’insegnante è “non trascurare“. E ha spiegato: “Sembrerebbe banale consigliare a chi deve recuperare una materia di non trascurare quella materia. Questo è il consiglio un po’ più scontato. Io direi di non trascurate le materie alle quali tenete. Magari volete un voto più alto, perché no? Se puntate a voti più alti, studiate di più, fate in modo che in quella materia si possa arrotondare".
Infine l’ultima cosa da non fare, “la più importante", ha precisato l’insegnante, è “non appettare“. In merito, Schettini ha detto: “Se avete delle insufficienze, non aspettate che sia il professore della materia a chiamarvi per l’interrogazione. Non funziona così".
Da qui il suo messaggio finale: “Agite, ragazzi. Non appettate che siano gli altri a chiedervi di fare le cose" (05/05/2026).
Schettini spiega come usare l’IA per i compiti a casa
Prof Schettini ha pubblicato sui social un video in cui spiega a un gruppo di studenti perché “farsi fare i compiti dall’intelligenza artificiale è una cosa negativa“.
“Voi avete qua dentro una cosa che si chiama cervello e che si deve sviluppare. Se non lo mettete alla prova, quello rimane atrofizzato". E propone un uso alternativo dell’IA: “Sapete che dovete fare con ChatGPT? Dovete dirgli: ‘Io domani ho l’interrogazione di storia sulle crociate. Tu fammi delle domande‘". L’idea è trasformare il chatbot in una sorta di allenatore: farsi interrogare, ottenere un voto sulla propria preparazione e arrivare pronti alle verifiche in classe. In questo modo “tu usi quell’intelligenza artificiale, perché le stai dicendo ‘Sfidami, vediamo quanto sono preparato’. Bellissimo".
In questo modo, “invece di dire (all’IA) ‘Fai tu, io tanto sto seduto’ e intanto il mondo progredisce, tu dici ‘Sfidami, falle più complicate queste domande’, perché quello ti stimolerà a dire ‘Vedi questa cosa non la so'". Allora “chiederai altre informazioni per poter acquisire più conoscenza". Poi “ti fai fare di nuovo la domanda. Voto migliorato. Pazzesco" (24/04/2026).
I tre difetti del registro elettronico per prof Schettini
In un video YouTube, Vincenzo Schettini ha elencato quelli che sono, a suo avviso, “tre difetti del registro elettronico che potrebbero ritorcersi contro voi studenti".
Il primo riguarda i compiti a casa. Con il registro cartaceo, ha ricordato il prof, gli studenti appuntavano tutto sul diario. E questa cosa “era buona" perché i ragazzo “scrivevano a mano i compiti da fare, quindi nella loro testa c’era già una sorta di processamento delle informazioni di quello che dovevano fare il giorno dopo, due giorni dopo, una settimana dopo". C’era, dunque, “una sorta di piano" di lavoro. Con il registro elettronico, invece, si può anche non avere il diario. Ma “il fatto di non scrivere i compiti, secondo me, è una fregatura“, perché “crea disorganizzazione nel metodo“.
Seconda cosa “che vi si ritorce contro: i voti, cioè il fatto che i voti arrivino immediatamente a casa, in famiglia", ha fatto notare il docente. Ha ricordato che prima i voti venivano comunicati ai genitori direttamente dai figli o dagli insegnanti nei ricevimenti. Ora, con il registro elettronico, questa mediazione non c’è più. E secondo Schettini questo può generare una mancanza di dialogo tra genitori e figli, oltre a una pressione costante, un “bombardamento di voti" che arriva alle famiglie senza contestualizzazione. “Se il voto non è commentato, se non è condiviso, cioè se voi non spiegate quello che è successo a scuola, secondo me non è bello".
Il terzo difetto riguarda la gestione delle comunicazioni scuola-famiglia. Con il registro cartaceo, ha spiegato l’insegnante, tutto era più lineare: le circolari, le firme e gli avvisi passavano tutti dal diario. Oggi, invece, sul registro elettronico “arriva di tutto": gite, progetti, assemblee, colloqui. Ma spesso “alcuni genitori non le vedono, alcuni figli non le vedono" (23/04/2026).
Per Schettini i programmi scolastici sono “scollati dalla realtà"
“Il fabbisogno energetico ha iniziato a impennarsi con l’ingresso dei social e dei telefonini, e con l’intelligenza artificiale la crescita è diventata esponenziale. Questo è un grosso problema da affrontare", ha dichiarato Schettini ospite del programma Il Colibrì – Spazio di libertà su San Marino Rtv condividendo una riflessione sui programmi scolastici.
Per questo, ha ripreso il docente, “a scuola si deve iniziare a parlare di energia" e “i professori devono insegnare ai ragazzi qualcosa sulle rinnovabili, sull’energia nucleare, aprirsi a questi argomenti".
Al momento, ha osservato, “l’impressione è di continuare ad avere una scuola che porta avanti dei programmi che diventano sempre più scollati dalla realtà" (10/04/2026).
Schettini: “Non vi vergognate mai di dire ‘non ho capito'"
“Quanto è bello dire ‘non ho capito?’“. È il titolo del video social con cui Vincenzo Schettini invita gli studenti a non avere timore di chiedere delucidazioni ai loro insegnanti quando qualcosa non è chiaro. Il suo messaggio è semplice: fare domande non è motivo di vergogna, anzi è un passaggio fondamentale dell’apprendimento.
“Non vi vergognate mai di dire ‘non ho capito’“, ha esclamato Schettini, ricordando che il ‘non ho capito’ è “fondamentale, giusto e naturale".
“Non dovete avere paura, nessuno mangia nessuno", ha aggiunto, sottolineando che “l’insegnante non ha barriere di ripetere più volte una cosa".
Secondo Schettini, infatti, le domande degli studenti non sono solo utili a chi le pone, ma anche a chi insegna: “Quella è una sfida per arrivare a quel concetto da un altro punto di vista, provare a trovare un altro tipo di approccio", ha spiegato. E questo scambio continuo tra classe e insegnante è “stimolante, questa cosa è bellissima", ha concluso il prof (01/04/2026).
“Dovete assaporare le cose perché ve le siete conquistate"
“Io mi ricordo il brio che ho provato davanti ai quadri quando mi sono diplomato al liceo. Sono arrivato là, ho visto il voto. Non mi importa, non mi interessa il voto. Ero brioso perché dicevo: ‘Questo è il sacrificio di cinque anni di studio. Sono io, ce l’ho fatta, è mio!'", ha raccontato Vincenzo Schettini sulla sua Maturità in un incontro con gli studenti rilanciato sui social.
Ha così ricordato le difficoltà incontrate durante gli anni delle superiori: “Quanti esercizi fatti, quanti voti brutti pure che ho preso, quante volte mi sono vergognato davanti a quella professoressa, quante fregature, quante cose difficoltose, quanti litigi con i miei".
Ma di fronte ai quadri, tutte questo è passato in secondo piano lasciando spazio solo alla soddisfazione: “Quello è il mio voto, e io ce l’ho fatta".
“Ecco, questo vi auguro nella vita. Dovete assaporare le cose perché ve le siete conquistate“, ha concluso il professore (18/03/2026).
“La bocciatura fa crescere" secondo Vincenzo Schettini
“Essere bocciati è brutto. Se fosse successo a me, io mi sarei messo a piangere, mi sarei disperato", ha ammesso Schettini nel quinto episodio de La fisica delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali.
Il prof ha proseguito: “Nella vita, seguire le regole non sempre fa andare le cose come dovrebbero andare“. Proprio per questo, ha detto rivolgendosi agli studenti, “dovete interpretare la bocciatura come un’ulteriore esperienza", e non come una condanna. “Affrontatela, andate avanti“.
Schettini ha evidenziato che “la bocciatura è un passo difficoltoso per tutti, anche per gli insegnanti. Ma se si arriva a fare quel passo è perché vi si vuole trasferire un messaggio: che non sei pronta o pronto per fare questa cosa".
È qui che la bocciatura “fa crescere", quando diventa un momento di consapevolezza: “È un messaggio che arriva alla fine. All’inizio fa male, e deve fare male. Però ci si deve trasferire qualcosa dentro", ha concluso Schettini (06/02/2026).
Roberto Vecchioni e il suo amore per la scuola
Professore, cantautore e scrittore, Roberto Vecchioni ha una visione della scuola profondamente umanistica, in cui l’insegnamento non è semplice trasmissione di nozioni, ma un atto di accompagnamento per la crescita culturale ed emotiva degli studenti. Nel dibattito pubblico richiama spesso l’attenzione sul disagio giovanile, schierandosi sempre dalla parte dei ragazzi, descritti come una generazione fragile ma portatrice di sensibilità diverse, che ha bisogno di essere ascoltata e non giudicata.
Cosa vuol dire educare secondo Vecchioni
In un’intervista a La Repubblica, Roberto Vecchioni ha raccontato la sua idea di educazione partendo dalla lunga esperienza da insegnante: “Tu sei l’educatore, quello che tira fuori l’anima dei ragazzi“, ha affermato, aggiungendo: “Educare non vuol dire obbligare a regole senza spiegare perché“. È “il principio dell’educere socratico – ha aggiunto -. Conosci una persona poco alla volta, ed è fondamentale ascoltare" (19/07/2026).
Perché Vecchioni ha continuato a fare il prof
In un’intervista a La Repubblica, Vecchioni ha svelato per quale motivo non ha voluto lasciare la sua professione di insegnante anche quando aveva raggiunto il successo nella musica. “Non che ne avessi bisogno per vivere. Semmai è che ho sempre voluto mantenere un contatto con i più giovani“, ha spiegato (17/05/2026).
“Io ho sempre salvato tutti gli alunni": il racconto di Vecchioni
“Io ho sempre salvato tutti gli alunni. Tutta la vita a salvare alunni contro professori che volevano dargli il 5+ e non gli mollavano il 6". È il racconto di Roberto Vecchioni ospite di Splendida Cornice.
“La mia vita è sempre stata improntata alla difesa dei miei alunni“, ha ripreso. Per il cantautore prof, quello dell’insegnante è prima di tutto un ruolo umano, “perché bisogna capire il momento dell’alunno, bisogna capire cosa sta passando".
Secondo Vecchioni, “la prima cosa che deve capire un insegnante non è se i ragazzi sanno le cose, ma se i ragazzi sopportano la vita, il mondo, il resto, o se tentano di capirlo". Solo dopo, “lentamente, piano, un poco alla volta", arrivano le nozioni che, per quanto importanti, “sono meno della grandezza della persona umana" (15/01/2026).
Vecchioni: “Ho portato i miei studenti al cimitero"
“Non deve mai essere una cosa dura insegnare, ma nemmeno una cosa costrittiva, obbligatoria. Io andavo dietro a quello che mi dicevano i ragazzi", ha raccontato prof Vecchioni a Summer Camp su Radio Deejay.
Il cantautore ha proseguito: “L’insegnamento non è l’aula e basta. Tutti i lunedì andavo fuori. Andavamo al parco, andavamo in trattoria, ovunque: siamo andati anche al cimitero monumentale. Passeggiavamo e parlavamo di tante cose, entravamo in arte, poi passavamo alla letteratura, anche alla chimica, alla fisica. Ognuno diceva quel che voleva" (25/11/2025).
La regola di prof Vecchioni in classe
Vecchioni ha svelato al Corriere della Sera la sua regola da insegnante: “La mia regola è che non è vero che tutti sono uguali: chi ha difficoltà non va penalizzato rispetto a chi è più dotato".
Il professore ha raccontato di non aver mai amato valutare i propri studenti: “Odiavo i voti, non li davo mai bassi". Al contrario, preferiva “capire la situazione emotiva" dei ragazzi. Quello che conta davvero quando insegni, a suo avviso, è “vincere le disattenzioni, catturare l’attenzione, risucchiarla con qualsiasi argomento" (21/11/2025).

Enrico Galiano e le sue posizioni sulla scuola
Professore alle medie e scrittore, Enrico Galiano racconta la scuola “da dentro", offrendo uno sguardo diretto sulle difficoltà e sulle dinamiche che riguardano sia gli studenti che gli insegnanti. Con uno stile spesso ironico e pungente, mette in luce quelle che sono, a suo avviso, le fragilità del sistema scolastico italiano.
Il messaggio di Galiano ai genitori sui successi scolastici dei figli
“Hai fatto solo il tuo dovere“. È una frase che, talvolta, i genitori dicono ai loro figli dopo un successo scolastico. Ma per il prof Galiano “non è la cosa giusta da dire" per tre motivi.
Uno: “Cancella il processo, lo sminuisce. Tutta la fatica e il lavoro si riducono a qualcosa di dovuto. L’impegno, i progressi, gli ostacoli: puff, non rientrano più nella considerazione del risultato finale".
Due: “Quando ogni risultato viene accolto come il minimo dovuto, l’impressione è che ciò che fai non meriti mai davvero attenzione. E questo è pericoloso perché alimenta quel perfezionismo tossico che oggi sta facendo ammalare tantissime ragazze e ragazzi".
Tre: “Rende il fallimento un senso di colpa“. La frase, ha sottolineato l’insegnante, sembra implicare che “se non ce la fai è perché tu non hai fatto il tuo dovere". Invece, “le ragioni di un brutto voto o un insuccesso scolastico possono essere molte altre". Inoltre, ha aggiunto, “il fallimento può essere una grande opportunità di crescita a patto che, ed è fondamentale, sia sganciato dal senso di colpa" (22/07/2026).
Perché i compiti delle vacanze possono essere discriminatori per Galiano
Prof Galiano ha ricevuto da una mamma la “lunghissima" lista dei compiti per le vacanze assegnati a suo figlio, che ha concluso la seconda superiore. Secondo l’insegnante, un carico di lavoro di questo tipo “rischia di essere discriminatorio“. E ha spiegato: “Ipotizziamo una classe di 20 studenti: solo una parte riceverà a casa il giusto supporto, il giusto stimolo per fare questi compiti in modo graduale e continuato come dovrebbe essere. Gli altri non li faranno o li faranno male".
Il docente ha segnalato anche altre criticità. “La regola dovrebbe essere che se assegni un compito, poi lo correggi o comunque c’è una restituzione. Se ci si riesce, ancora ancora. Ma se non ci si riesce, l’utilità del compito si perde".
E ancora: “Quando il carico diventa eccessivo, nei fatti si traduce in un lavoro fatto male anche da parte dei cosiddetti ‘bravi’. C’è chi copia, chi usa le app o chi accumula tutto negli ultimi 10 giorni". Quindi, “anche se il quaderno è pieno di roba, l’apprendimento molto meno" (20/07/2026).
Secondo Galiano Temptation Island andrebbe fatto vedere nelle scuole
“Dovremmo far vedere Temptation Island nelle scuole“, ha scritto Galiano in un articolo pubblicato su Il Libraio.it, definendo il contenuto del programma “una gara a chi è più trash, chi più cringe o chi più semplicemente irricevibile".
Il prof ha fatto notare come ogni anno la trasmissione faccia il pieno di ascolti, circa “quattro milioni di spettatori a puntata", e “tra i giovani lo share sale ancora di più".
Da qui la sua domanda: “Davvero vogliamo che tutti guardino quelle scene senza che nessuno aiuti a decifrarle?“. Perché, ha aggiunto, “lì dentro, a voler guardare bene, c’è un catalogo sterminato di tutto quello che in una relazione dovrebbe far scattare un allarme".
Galiano ha proseguito: “Ho visto minacce vendute come prove d’amore. Ho visto controlli chiamati attenzioni. Ho visto insicurezze scambiate per gelosia. E ogni volta ho pensato la stessa cosa: questa scena, fermata al momento giusto, spiegata bene, varrebbe più di dieci slide sulle relazioni tossiche" (05/07/2026).
Per Galiano climatizzare le scuole è diventata “un’emergenza"
Enrico Galiano è entrato nel dibattito pubblico sul caldo a scuola, alimentato dalle alte temperature che si sono registrate a giugno 2026. Il prof ha dedicato un articolo all’argomento pubblicato su Il Libraio.it.
Galiano ha scritto: “Alla scuola si chiede sempre di sopportare. Sopportare edifici vecchi. Sopportare classi piene. Sopportare burocrazia inutile. Sopportare organici incompleti. Sopportare tagli, ritardi, emergenze, promesse. Sopportare persino la crisi climatica, come se fosse anche questo un problema da risolvere con un po’ di buona volontà, una finestra aperta e la frase: ‘Dai, manca poco alla fine’. Non c’è altro modo di dirlo: climatizzare le scuole italiane è diventata un’emergenza“.
Secondo il professore “servono isolamento, ombra, alberi, vera ventilazione, energia pulita e cortili che non sembrino piastre per hamburger, aule progettate per il clima che abbiamo e non per quello che ci ricordiamo. Quel clima, purtroppo, non tornerà per molti anni. I ragazzi e le ragazze pagheranno già abbastanza le nostre scelte scellerate. Almeno questa, risparmiamogliela“, ha concluso (30/06/2026).
La polemica di Galiano sulle tracce della Maturità 2026
A poche ore dall’uscita delle tracce della prima prova della Maturità 2026, prof Galiano ha polemizzato sui social la scelta di proporre sei brani su sette scritti da uomini: “Sette tracce. Sei uomini. Una donna. Maturità: femminile singolare. Un po’ troppo singolare però".
Successivamente, ha pubblicato un altro post in cui ha scritto: “Posto che il nostro sguardo sul mondo si plasma anche in ragione di chi il mondo ce lo spiega e ce lo racconta, se io offro a ragazzi in formazione solo racconti e pensieri scritti da uomini, siamo sicuri che daremo loro tutti gli strumenti per comprenderlo, il mondo, o solo una parte di esso? Davvero pensiamo che non perdano niente di importante?" (18/06/2026).
Un prof può essere amico degli studenti? La risposta di Galiano
“Un insegnante non solo può, ma dovrebbe essere amico dei suoi studenti“, ha evidenziato Galiano in un video pubblicato sui social citando i dati Pisa 2022 – Teacher support for student learning.
Il docente ha spiegato che “le ricerche mostrano che un rapporto affettivo positivo tra insegnanti e studenti è collegato a un maggiore coinvolgimento scolastico e migliori risultati“.
C’è però un limite, ha puntualizzato il prof: la frase “un insegnante non può essere amico dei suoi studenti" è “verissima se significa un rapporto di parità affettiva“, cioè “quando risponde a un bisogno dell’insegnante di essere visto e riconosciuto".
Da qui sua conclusione: “Un insegnante dovrebbe essere amico dei suoi studenti. Ma la cosa più importante è che sia un adulto a cui possano affidarsi" (15/05/2026).
Com’è lavorare nella scuola oggi per prof Galiano
Prof Galiano ha risposto così a questa domanda in un’intervista al Corriere della Sera: “C’è sempre più pressione: da un lato bisogna far sempre meglio, essere appassionati, psicologi, ma al tempo stesso questa professione non viene riconosciuta a livello sociale che considera un insegnante ormai come un babysitter (e anche la paga è da babysitter). L’istituzione scolastica è attaccata e così c’è sempre più il rischio del burnout" (15/05/2026).
Perché Galiano abolirebbe il registro elettronico
Ospite del 22esimo Festival biblico, che si è tenuto a Conegliano (Treviso), Galiano ha spiegato perché abolirebbe il registro elettronico. “Io abolirei il registro elettronico: ci è sfuggito di mano il suo senso – ha detto il prof -. C’è il concetto che qualcuno ti controlla, senza tenere presente che alcuni errori e cadute insegnano cosa non si vuole e cosa non si vuole più essere. Sembra che si debbano fare le cose per rispettare le aspettative degli altri" (12/05/2026).
Galiano svela tre tecniche per i prof a cui sta antipatico uno studente
Cosa può fare un insegnante quando prova antipatia per uno studente? Secondo Enrico Galiano, che in un video si è rivolto a una docente che le aveva posto questa domanda sui social, la soluzione è il “reframe", che letteralmente significa “cambiare cornice". E ha svelato tre tecniche di reframing che possono essere utilizzate dai prof in queste situazioni.
La prima è la regola dei due minuti. “Per 10 giorni prenditi due minuti per parlare con lui o con lei. Trova una scusa, un modo, inventati qualcosa, per scoprire i suoi hobby, cosa gli piace, cosa non gli piace". Questa tecnica serve per “spostare lo sguardo", ha specificato Galiano.
“Due: prendi carta e penna. Ogni giorno annota almeno tre cose positive che fa. Devono essere fatti, non opinioni. Meglio se sono comportamenti esterni alla materia", come aver raccolto una cartaccia da terra o aver aiutato un compagno in difficoltà.
“Tre: il cambio di punto di vista. Di nuovo su un foglio, a sinistra scrivi le cose di lui o di lei che ti danno più fastidio, mentre a destra cambi il punto di vista e le descrivi non come dei difetti ma come dei potenziali pregi". Galiano ha proposto due esempi: “A sinistra scrivi ‘è provocatorio’, a destra scrivi ‘ha spirito critico che va analizzato meglio’. A sinistra ‘è arrogante‘, a destra ‘ha un’energia che va direzionata in altro modo'". Successivamente, “cancelli la colonna a sinistra" (07/05/2026).
La provocazione di prof Galiano sulle gite scolastiche
Rispondendo in un video al commento di una follower, che chiedeva “come mai non portate più gli studenti in gita?", prof Galiano ha lanciato una provocazione ai genitori: “Quando ci pagherete, e soprattutto quando firmerete voi genitori una liberatoria" scrivendo che “se succede qualcosa a mio figli gli insegnanti non saranno considerati responsabili", allora “vedrete che ricominceremo a riportarli in gita. Ma ho come il sospetto che non vi fidate così tanto dei vostri figli da firmare quella liberatoria" (27/04/2026).
Perché per Galiano “la scuola oggi è più faticosa"
Enrico Galiano ha pubblicato un video sui social “dedicato a tutti i nostalgici della scuola del passato“.
Il prof ha mostrato alcuni titoli di libri che venivano letti negli anni Settanta alle medie, tra cui Il barone rampante di Italo Calvino, La tregua di Primo Levi e il Diario di Anna Frank. Ma, ha chiesto, “quanti ragazzi arrivavano davvero a leggere quei libri?". E ha spiegato che all’epoca la “dispersione scolastica era altissima" e “un quarto dei ragazzi non finiva le medie“.
Da qui la sua riflessione: “Quei libri li leggevano sì, ma una minoranza selezionata, non tutti i ragazzi. Non è che erano più bravi, è che molti altri venivano lasciati indietro. Negli anni Settanta la scuola era più alta, sì, ma era anche molto più stretta. Oggi è più faticosa perché prova a essere più larga, prova a dare spazio anche a chi ha quel tipo di difficoltà".
E quindi “non è che la scuola è peggiorata, è cambiata la sfida. Prima era ‘portiamo avanti i migliori’, oggi è ‘non perdiamo nessuno’", ha concluso (18/03/2026).
Prof Galiano: “L’educazione sentimentale è come la grammatica"
“L’educazione sentimentale è come l’inglese o la grammatica. È una materia che dovrebbe essere studiata in modo curricolare a scuola. Non è un ‘di più’ da fare saltuariamente, ma un elemento che rende il percorso di crescita un cammino protetto". Lo ha detto Enrico Galiano intervenendo a Milano a un evento sulla parità di genere.
“Nove volte su dieci gli episodi più violenti scaturiscono da una mancata interpretazione delle proprie emozioni e dall’assenza di una ‘grammatica degli affetti‘", ha proseguito. Per questo, è importante “portare nelle scuole l’educazione sentimentale e l’educazione alle emozioni", che ha definito “fondamentali" (27/02/2026).
Il messaggio di Galiano ai giovani: “Se vuoi fregare il sistema, studia"
“Se vuoi fregare il sistema, studia". È il titolo di un video pubblicato sui social da prof Galiano per spiegare ai giovani perché è importante studiare.
“Studia. Non farlo perché te lo dicono. Non farlo per far contenti gli altri. Fallo per te“. Perché studiare è “sgamare quelli che ti offrono soluzioni facili" ed “è anche scoprire che le soluzioni facili, quasi sempre, sono fregature". E allora “studia, non per diventare qualcuno, ma per diventare libero. Per non dipendere mai da nessuno. Per essere tu quello che sceglie, e non quello che viene scelto".
L’insegnante ha continuato: “Studiare non è solo studiare. È aprirsi al mondo. I libri, la scienza, l’arte, la matematica, le lingue, non sono solo ‘materie’. Non è solo roba da buttare dentro. Sono finestre che ti spalancano i pensieri. Sono scudi che ti proteggono i desideri. Sono chiavi, sono armi, sono sentieri".
E ha concluso: “Studiare è l’unico modo per capire cos’è e dargli un nome. E poi, scriverlo" (08/09/2025).

La scuola per Andrea Maggi tra aula e tv
Insegnante e volto del docu-reality Il Collegio, Andrea Maggi osserva la scuola da una duplice prospettiva: quella quotidiana dell’aula e quella raccontata attraverso la televisione. Sempre attento al mondo dei giovani, promuove una visione di docente comprensivo e vicino agli studenti, ma al tempo stesso lucido, autorevole e professionale. Nei suoi interventi riflette spesso sulle criticità della scuola contemporanea, mettendo in evidenza le sfide che prof e ragazzi si trovano ad affrontare ogni giorno.
Perché il liceo matematico è un “esperimento interessante" per Maggi
“Potrà anche essere più lenta della macchina, ma la mente umana deve mantenersi allenata a saper fare tutto", ha scritto Andrea Maggi in un articolo pubblicato sul Gazzettino.
Secondo il prof, per tutti noi è fondamentale mantenere la capacità di comprendere e guidare i processi dell’intelligenza artificiale “pur essendo più lenti e pur rischiando di sbagliare". Perché “delegando completamente le nostre facoltà alla macchina, rischiamo di tramutarci in un vecchio che, oltre a non essere in grado di lavorare, non sa più nemmeno fornire buoni consigli".
In questo senso, il nuovo liceo matematico “può risultare un esperimento interessante", perché potrebbe servire a “creare nelle studentesse e negli studenti la giusta consapevolezza del primato della mente umana“, ha concluso Andrea Maggi (05/07/2026).
Quali sono i momenti migliori e peggiori per un prof
Fare il professore “è il ruolo più imprevedibile. Devi programmare tutto ma, allo stesso tempo, devi improvvisare più che in qualsiasi altra professione. È probabilmente l’aspetto della mia vita che metto maggiormente in risalto", ha rivelato Maggi ospite della rassegna Valdichiana Reading.
Sempre parlando della scuola, Maggi ha anche rivelato quali sono i momenti più belli e quelli più difficili per un insegnante.
“I momenti più belli sono quando gli studenti ti ringraziano. Un grazie sincero è la ricompensa più grande", ha spiegato.
“Quando un ragazzo vive un lutto o una situazione difficile, il compito dell’insegnante è farlo sentire meno solo. In quei casi non si tratta più di letteratura o filosofia: si tratta di vita", ha spiegato (06/06/2026).
Maggi spiega come gestire l’ansia delle interrogazioni
In un video social, Maggi ha dato alcuni consigli utili per gestire l’ansia da interrogazione, svelando dei trucchi per prepararsi bene prima delle prove e altri per fare bella figura durante i colloqui con gli insegnanti.
“Dunque, innanzitutto un ottimo antidoto contro l’ansia è una buona preparazione“, ha detto, sottolineando che “è necessario studiare bene per arrivare preparati".
E ha proseguito: “Poco prima dell’interrogazione imparate a controllare la respirazione. Inspirate profondamente, trattenente ed espirate fino ad avere i polmoni vuoti". E prima di entrare in classe per essere interrogati, potrebbe essere conveniente fare “una piccola camminata, 10 minuti per scaricare l’adrenalina in eccesso vanno bene".
Non bisogna mai sottovalutare, poi, la postura che si assume. “Sedetevi o alzatevi sempre con la schiena dritta e le spalle aperte. Assumete una posizione sicura, vi calmerà il cervello“, ha assicurato il docente.
“Durante l’interrogazione, ascoltate bene le domande, prendetevi il tempo che vi serve per elaborare le risposte e parlate chiaramente, scandite le parole", ha concluso Maggi (05/06/2026).
Cos’ha detto Maggi sulla scelta dei voti in pagella
Prof Maggi ha pubblicato un video sui suoi profili social in cui ha annunciato la ripartenza della sua rubrica “Consigli di classe“, attraverso la quale i follower possono porgli qualsiasi domanda sul mondo della scuola. Da qui la sua risposta “sincera" alla domanda “se hai una media del 5,6, in pagella avrai cinque o avrai sei?".
“A scuola la valutazione non è una media matematica ma un giudizio complessivo sulla maturazione", ha sottolineato l’insegnante. Ad ogni modo, ha aggiunto, “se la media è ‘5,’ significa che ci sono delle lacune da colmare".
L’indicazione di Maggi è “a prescindere dal voto in pagella, che sia 5 o 6, cercate di recuperare. Il 6 arriva se ci sono stati dei progressi, se c’è stato impegno, ma l’importante è colmare le lacune" (29/05/2026).
Prof Maggi e “la sconfitta della scuola italiana"
Prof Maggi è intervenuto sul caso Promessi sposi, nato dopo la pubblicazione della bozza delle Indicazioni nazionali per i licei, in cui si suggerisce di posticipare la lettura del romanzo manzoniano dalla seconda alla quarta superiore.
“Queste Indicazioni nazionali recepiscono e certificano la missione della sconfitta della scuola italiana, che non è riuscita a far amare la lettura dei classici ai propri studenti. E che, per non ammettere la sconfitta, adesso si dice che certi classici sono superati. Ma come fanno i classici a essere superati se sono classici? Che stupidaggine è questa?", ha commentato Maggi.
A suo avviso, I promessi sposi “sono ancora oggi leggibilissimi" e possono essere affrontati anche in seconda liceo: “Basta avere il coraggio, la preparazione e la voglia di farli amare ai ragazzi" (27/04/2026).
Lo sfogo di Maggi contro i test psicoattitudinali per i docenti
“Noi docenti abbiamo bisogno di test psicoattitudinali?", si è chiesto prof Maggi in un video social. Il suo sfogo è nato dalla proposta di introdurre test psicoattitudinali per gli insegnati avanzata dopo il caso della professoressa che ha tagliato i capelli a due alunne in classe a Mestre (Venezia).
“Per chi non lo sa, vorrei spiegare che prima della nostra messa in ruolo noi docenti svolgiamo corsi abilitanti con decine di ore di tirocinio che servono anche, di fatto, come prova psicoattitudinale", ha spiegato Andrea Maggi.
Inoltre, ha proseguito, “una volta superato il concorso ministeriale, al termine dell’anno di prova, la messa in ruolo di un docente viene confermata o meno da un dirigente scolastico che si assume la responsabilità di apporre l’ultima firma sull’ammissione oppure sull’esclusione di un docente all’interno dell’istituto a cui è stato assegnato".
Quindi, ancora il prof, “l’attitudine all’insegnare o meno è già presente nelle fasi di formazione, poi anche di tirocinio e anche di prova di un docente".
Secondo Andrea Maggi “insinuare il sospetto che l’intera categoria dei docenti è marcia nel midollo per colpa di uno è una cosa assolutamente ingiusta e falsa" (21/04/2026).
Perché i voti negativi servono secondo Maggi de Il Collegio
Intervistato da Gente, Andrea Maggi ha spiegato che per lui i voti negativi non sono un tabù: “Quando sento dire che non servono, mi ricordo che a me invece sono serviti tantissimo. Con il senno di poi ho capito che lavorando sui miei 5, ma anche su qualche 4, ho imparato dove sbagliavo e ho trovato lo spazio per il mio miglioramento".
Anche alla luce di quanto si è visto in tutte le edizioni de Il Collegio, Maggi appare come un prof esigente, spesso definito un “insegnante d’altri tempi". Su questo punto ha osservato: “I ragazzi apprezzano molto l’adulto che fa l’adulto, non quello che fa il compagnone. Ci sono molti colleghi che scelgono la strada di proporsi come ‘compagnoni’ e pensano che un modo per farsi stimare dai ragazzi sia non mettere mai le insufficienze".
Lui, invece, ha notato che “i ragazzi finiscono per rispettare di più l’insegnante che quando deve mette un’insufficienza, che ovviamente dev’essere spiegata, e a quel punto si genera spesso una reazione positiva, ma comunque si crea una stima sulla base che l’adulto fa l’adulto ed è anche onesto nel suo modo di porsi con loro" (29/12/2025).
Per Andrea Maggi la scuola “ha bisogno di bellezza"
“Se pensiamo alle nostre scuole possiamo per esempio dire che le scuole oggi, la maggior parte, sono brutte. E invece la scuola, il percorso educativo, ha bisogno di bellezza. La scuola trasmette la cultura, il sapere, e il sapere deve essere percepito come una cosa bella, anche perché appreso in ambienti un minimo confortevoli", ha affermato prof Maggi al settimanale Gente.
Nonostante questo, secondo lui la scuola italiana può vantare anche molti punti di forza, come il fatto che per il nostro sistema scolastico “nessuno è diverso, o meglio: tutti sono diversi, ma si va avanti tutti insieme e questa è una grande cosa".
Per questo, ha aggiunto, “non è vero che la scuola era meglio prima". Oggi, ha sottolineato, “è molto più attenta alle esigenze degli studenti rispetto al passato" (29/12/2025).
Perché secondo Maggi l’insegnante non deve essere empatico
Andrea Maggi ha svelato a Virgilio Notizie la sua idea di insegnante: “Serve sensibilità, ma anche presenza. Se entri in classe distratto, puoi perdere segnali fondamentali. Non credo, però, nell’insegnante empatico“, ha affermato.
E ha spiegato: “’Empatia’ è una parola che secondo me è stata abusata, un po’ come ‘resilienza’, e spogliata del suo significato. Io credo nell’insegnante comprensivo, nell’insegnante lucido, professionale. Uno che sa essere presente. Ma non uno che si commuove con lo studente, che piange con lo studente. Perché il ragazzo ha bisogno di un adulto che sia una roccia, una spalla forte. Non di uno che crolla con lui" (12/11/2025).

Cosa deve fare la scuola per Daniele Novara
Il pedagogista Daniele Novara, fondatore e direttore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, promuove un’idea di scuola centrata sull’autonomia e sulla responsabilizzazione di bambini e adolescenti. Sostiene la necessità di una formazione che aiuti gli studenti a sviluppare competenze relazionali e capacità di gestione delle emozioni.
Novara spiega cosa fare quando due bimbi litigano a scuola
In un post su Facebook, Novara ha spiegato cosa fare quando due bambini litigano a scuola partendo da un presupposto: “Il violento non sa stare nei conflitti". Al contrario, ha proseguito, “non sa litigare ed è privo di competenza conflittuale, ossia della capacità di stare nella tensione relazionale, vivendola invece come una minaccia insopportabile".
Per questo, quando due bimbi litigano in classe, “l’adulto non dovrebbe ergersi a giudice sottraendo loro il conflitto – ha detto il pedagogista -. Meglio incentivarli a parlarsi tra di loro, non con la maestra, utilizzando strumenti come il Conflict Corner dove possono esporre reciprocamente le proprie ragioni senza l’intervento dell’insegnante" (10/07/2026).
I compiti per le vacanze di Novara
Novara ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook per dire la sua sui compiti per le vacanze. “L’estate rappresenta un ottimo tempo di apprendimento, specie dal punto di vista motorio e sensoriale. Sono contrario ai compiti tout court, i mesi liberi dalla scuola dovrebbero al contrario essere utilizzati per fare esperienze come praticare nuoto o altri sport, perfezionare una lingua, aiutare la nonna a preparare una ricetta. Ancora, esplorare il bosco, con le sue piante e i suoi animali, oppure usare la sabbia del mare per sviluppare la creatività". L’apprendimento, ha sottolineato, “passa attraverso i sensi, le mani, i piedi".
In tutto questo, “la lettura è fondamentale“. E dunque, “perché non andare in biblioteca, o in una bella libreria? Si cominci con Topolino e Geronimo Stilton, per passare poi a Diario di una Schiappa“.
Se proprio non ci si può sottrarre ai compiti, ha aggiunto, “meglio un’oretta prima di cena, senza togliere spazio alla socialità, che passa anche attraverso la frequentazione dei centri estivi".
Infine, “l’estate dovrebbe essere inoltre l’occasione per staccare dalla tecnologia. Il tablet anche in spiaggia? No, grazie. C’è tanto altro da fare", ha concluso (29/06/2026).
I rischi del “voto sentenza" a scuola secondo Novara
“Un voto può indicare un passaggio. Ma non può dire chi è un alunno. Quando la valutazione diventa una sentenza sulla persona, la scuola rischia di produrre paura, difesa, rinuncia. Non apprendimento", ha scritto Novara sulla sua pagina Facebook (01/06/2026).
Novara: “I meno indicati per l’assistenza scolastica? I genitori"
In un posto Facebook, Novara ha spiegato che “i genitori sono le persone meno indicate per l’assistenza scolastica" perché “tendono inevitabilmente a innervosirsi perché vedono i propri figli, che ormai sono ragazzoni di un metro e ottanta, come bambini appena usciti dal guscio".
Per questo, ha aggiunto, “meglio tenere una certa distanza con un maggiore protagonismo del padre se presente, facendo azioni di coaching scolastico, ossia azioni di monitoraggio sulla giornata successiva, sollecitando lo studio anche last minute, per esempio prima di dormire".
E ha concluso: “La cosa migliore, se uno studente è veramente indietro, è attivare aiuti esterni alla famiglia, come delle lezioni private, avendo comunque ben chiaro che il primo e principale luogo di apprendimento rimane la scuola e la sua comunità" (22/05/2026).
La scenetta ironica di Novara sui compiti a casa
“Dite la verità: in casa vostra chi fa i compiti?“. Daniele Novara trasforma la risposta a questa domanda in una scenetta ironica durante un suo spettacolo ripreso in un video pubblicato su Facebook.
I compiti a casa sono “il tema che un po’ sollecitano anche le maestre, che il venerdì dicono (alle mamme): ‘Signora, mi raccomando nel weekend lavorate tanto che siete un po’ indietro'", ha esordito il pedagogista, con tono divertito.
Da qui inizia la sua piccola commedia familiare. La mamma che torna a casa dopo aver ripreso il figlio a scuola il venerdì e avvisa il marito: “La maestra ha detto che dobbiamo recuperare. Quindi mi raccomando, domani mattina, state lì con Mattia e fate belli belli i compiti. Ci vorranno tre o quattro ore". Così, il sabato mattina “il padre si mette lì e Mattia (figlio) va a giocare a calcio e dice: ‘Quando torno, mi raccomando papà, che tu abbia fatto tutto, perché altrimenti la maestra si imbestialisce'". A quel punto, il papà cerca “un assist dalla mamma", che invece “lo guarda con uno sguardo spietato e truce a dire: è il tuo posto".
Rispondendo al commento di una follower pubblicato sotto al video, Novara ha espresso la sua posizione sui compiti a casa: “Meglio comunque che i genitori facciano il meno possibile. I compiti (che purtroppo ci sono ancora) sono dei figli" (13/05/2026).
Daniele Novara: “Questa è l’educazione"
“Basta ripetizioni, nozionismo, autoritarismo e imposizioni. Serve un metodo di insegnamento che sappia generare e far vivere agli allievi esperienze dove, come direbbe la Montessori, si impara tirando fuori le proprie risorse. Aiutando a fare da solo", ha scritto Daniele Novara in un post pubblicato su Facebook.
Il pedagogista ha proseguito: “Gli alunni, le alunne o qualunque persona voglia imparare cose nuove non deve impegnarsi solo ad ascoltare e ripetere, a ‘scimmiottare’ e dare conferme. Deve cercare, anzitutto dentro sé stessa, a livello di laboratorio, cercare per trovare risposte che siano confacenti a sé stessi, alla propria natura".
“Tirare fuori vuol dire riscoprire le risorse che abbiamo già e generarne nuove. Questa è l’educazione, non dare risposte esatte a domande più o meno tendenziose", ha concluso Novara (04/03/2026).
A scuola secondo Novara “abbiamo fatto qualche passo indietro"
Parlando degli episodi di violenza nelle scuole, Novara ha spiegato su Facebook che dalla sua esperienza “non emergono segnali che simili e gravissimi atti", come la morte di uno studente accoltellato da un compagno di classe, “possano diventare una tendenza".
Il motivo, ha chiarito, “è da ricercare nel fatto che la scuola italiana, anche rispetto ad altri Paesi, è tradizionalmente attenta agli aspetti relazionali. Gli insegnanti sono attenti alle dinamiche relazionali e coltivano un atteggiamento positivo verso l’empatia e la competenza nel comprendere i propri alunni".
Ma, ha aggiunto, “negli ultimi due o tre anni abbiamo fatto qualche passo indietro. Troppi insegnanti si sono arroccati sulla pura e semplice materia, sulla lezione frontale, sul presunto metodo lezione–studio–interrogazione“.
La scuola, ha concluso, “non può essere semplicemente lezione e interrogazione, ma un ambiente in cui si impara anzitutto a stare con gli altri e stare bene insieme, anche nei momenti di divergenza, di tensione, di inevitabile contrarietà" (16/02/2026).
Secondo Daniele Novara “a scuola serve la valutazione evolutiva"
“La scuola deve registrare i progressi, per cui se un alunno prende un 3, poi passa al 5 e infine passa al 7, per me, come pedagogista, è fuori discussione che la sua valutazione è 7. Non ho alcun dubbio, perché è quello il suo percorso", ha scritto Novara in un post social parlando di valutazione scolastica.
“Non ha senso mettere insieme i voti – ha continuato -, vuol dire focalizzare gli alunni sugli errori e toglierli la motivazione. Se prendi un voto basso al momento sbagliato dell’anno scolastico ti sgonfi, ed è inutile poi dire ‘ce la puoi fare’".
Secondo Novara, la media dei voti non è il modo migliore per valutare gli studenti, anzi: “Ritengo che la sommatoria sia catastrofica“, ha commentato.
Da qui la proposta della “valutazione evolutiva“, che “permette di motivarsi, di stare sul pezzo, di sentire la forza e il gusto dell’imparare, e non di dover fare i conti con un voto sbagliato che magari lo studente ha preso in un momento anche sbagliato della sua storia scolastica", ha spiegato il pedagogista (21/01/2016).
