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Le nuove edizioni dei libri scolastici sono un caso: la polemica

La polemica della assessora alla Cultura della Regione Toscana Cristina Manetti sulle nuove edizioni dei libri scolastici: "Disattenzione grave"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico torna il tema del costo dei libri di testo, ma a far discutere non sono soltanto i prezzi. L’assessora alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, punta il dito contro le continue nuove edizioni dei volumi scolastici, che, sostiene, finiscono per azzerare il mercato dell’usato e a gravare sui bilanci delle famiglie.

La polemica sulle nuove edizioni dei libri scolastici in Toscana

"Ho il forte sospetto che le nuove edizioni proposte ogni anno, più che rispondere a esigenze didattiche siano fatte proprio per bloccare il mercato dell’usato, sulla pelle dei bilanci familiari. È un aspetto del caro libri che credo non venga preso in considerazione", ha affermato Cristina Manetti, come riportato da La Nazione.

L’assessora toscana alla Cultura ha raccontato che anche lei, quest’anno, ha fatto i conti con la difficoltà di vendere i manuali scolastici dei propri figli, "libri ancora buoni" e che "avrebbero potuto essere ancora proficuamente utilizzati da studenti". Ma le nuove edizioni li hanno "bruciati", costringendola a "buttarli via".

Visto che "tante famiglie fanno i salti mortali per i libri di testo", secondo l’assessora il mercato dell’usato, o la possibilità di trasmettere i manuali da un figlio all’altro, è la soluzione ideale per abbattere i costi.

Manetti ha ricordato che "tempo fa un codice di autoregolamentazione degli editori aveva fissato al 20% il minimo dei nuovi contenuti tra vecchia e nuova edizione" e che "qualche anno fa passò l’idea di bloccare nuove edizioni e semmai di provvedere a aggiornamenti con fascicoli da vendere separatamente". Oggi, però, "credo che non esista più niente del genere e che ci sia ben poca attenzione per la questione dei costi dei libri di testo".

L’assessora ha parlato di una "disattenzione grave" perché "di fatto impone una tassa occulta sulla scuola, facendone quasi un lusso per molti" e alimentando la "diseguaglianza".

Quali sono i tetti di spesa per i libri di scuola nell’anno 2026 2027

Per l’anno scolastico 2026 2027 il ministero dell’Istruzione e del Merito ha aggiornato i tetti di spesa per la dotazione libraria delle scuole secondarie di primo e secondo grado, mentre i sussidiari della primaria restano completamente gratuiti. Il decreto ministeriale 51/2026 ha adeguato gli importi all’inflazione programmata dell’1,5%, lasciando invariati i criteri già previsti per l’adozione dei libri di testo. I limiti di spesa, che variano in base alla classe frequentata e all’indirizzo di studi, rappresentano l’importo massimo entro cui i collegi dei docenti devono mantenere il costo complessivo dei libri adottati.

Per la secondaria di primo grado (scuole medie) i tetti di spesa sono:

  • primo anno 303 euro;
  • secondo anno 121 euro;
  • terzo anno 136 euro.

Nella scuola secondaria di secondo grado (superiori) i tetti massimi cambiano sia per anno scolastico sia per percorso di studio. Come di consueto, i costi più elevati riguardano il primo anno: si va dai 267 euro degli istituti professionali a indirizzo Manutenzione e assistenza tecnica ai 346 euro dei licei classico e linguistico e dell’istituto tecnico del settore tecnologico e ambientale. In generale, sono i licei ad avere i tetti più alti, con il classico in cima alla lista.

Il decreto prevede inoltre riduzioni dei tetti (del 10% o del 30%) nel caso in cui vengano scelti testi in versione digitale o mista e consente, in casi eccezionali e adeguatamente motivati, di superare i limiti entro un massimo del 20%.