Le scuole private vanno davvero meglio di quelle pubbliche?
Pubblico o privato non basta per capire la qualità di una scuola: progetto educativo, contesto e caratteristiche dell'istituto fanno la differenza
- Scuole statali e paritarie fanno entrambe parte del sistema nazionale di istruzione, ma differiscono per gestione e finanziamento.
- I risultati INVALSI non mostrano una superiorità generale delle scuole paritarie e variano molto tra territori e istituti.
- Nella scelta conta più la qualità della singola scuola che la semplice distinzione tra pubblico e privato.
Classi meno numerose, maggiore attenzione individuale, più attività extracurriculari: sono alcuni dei vantaggi che vengono spesso associati alle scuole private. Da qui nasce anche l’idea che, pagando una retta, si possa ottenere automaticamente un’istruzione migliore. Ma è davvero così? Nel sistema italiano il confronto è più complesso di quanto sembri, perché le scuole statali e quelle paritarie seguono gli stessi ordinamenti fondamentali, mentre qualità dell’insegnamento e risultati possono cambiare molto da un istituto all’altro.
- Scuole pubbliche e private: quali sono davvero le differenze?
- Le scuole private ottengono risultati migliori? Cosa dice INVALSI
- Più che pubblico o privato, conta quale scuola si sceglie
Scuole pubbliche e private: quali sono davvero le differenze?
Prima di confrontare i risultati bisogna chiarire che cosa intendiamo quando parliamo di scuola privata. In Italia non tutte le scuole non statali sono uguali.
La distinzione fondamentale è stata definita dalla legge 62 del 2000, secondo la quale il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie, che possono essere private o appartenere agli enti locali. Una scuola paritaria, quindi, non è semplicemente un istituto privato: deve rispettare una serie di requisiti stabiliti dalla legge e può rilasciare titoli di studio con lo stesso valore legale di quelli delle scuole statali.
Esistono poi le scuole private non paritarie, che hanno una posizione diversa e non possono rilasciare direttamente titoli di studio aventi valore legale.
Statali e paritarie condividono dunque una parte importante delle regole. Le paritarie devono rispettare gli ordinamenti generali dell’istruzione, avere un progetto educativo conforme ai principi della Costituzione e garantire determinati requisiti relativi all’organizzazione e all’insegnamento. Partecipano inoltre alle prove INVALSI, proprio come le scuole statali.
Le differenze riguardano soprattutto chi gestisce e finanzia la scuola. Le scuole statali sono gestite dallo Stato e finanziate principalmente attraverso risorse pubbliche; le paritarie hanno invece un gestore diverso dallo Stato e, pur potendo ricevere contributi pubblici, possono richiedere alle famiglie il pagamento di una retta.
C’è poi una maggiore libertà nel definire l’identità dell’istituto. La legge riconosce alle scuole paritarie private autonomia nell’orientamento culturale e nell’indirizzo pedagogico-didattico. Alcune hanno, per esempio, un’ispirazione religiosa; altre propongono specifici modelli educativi, un maggiore investimento sulle lingue, sullo sport o su determinate attività.
Questo può tradursi in esperienze scolastiche differenti, ma non significa automaticamente che una delle due forme garantisca una didattica migliore.
Le scuole private ottengono risultati migliori? Cosa dice INVALSI
Per capire se le scuole paritarie vadano meglio delle statali possiamo guardare alle competenze raggiunte dagli studenti. E proprio i dati INVALSI mostrano perché una risposta unica sia difficile. Nel 2025 INVALSI ha dedicato un approfondimento ai risultati dell’ultimo anno delle superiori nelle scuole statali e paritarie, concentrandosi in particolare su Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. La conclusione più interessante non è che un sistema batta l’altro, ma che il quadro cambia enormemente a seconda del territorio e del tipo di scuola.
In Lombardia, per esempio, INVALSI descrive il settore paritario come un’alternativa sostanzialmente comparabile a quello statale e segnala la presenza di istituti con un’offerta formativa di alto livello. In altre regioni, invece, una parte delle scuole paritarie presenta risultati molto più problematici.
Un dato basta a mostrare quanto possano essere grandi queste differenze. Nella dispersione implicita, cioè la quota di studenti che arriva alla fine delle superiori senza aver raggiunto livelli adeguati nelle competenze fondamentali, in Lombardia il divario tra statali e paritarie è relativamente contenuto: 3,4% contro 6,1%. In Campania si passa invece dal 9,1% delle statali al 39,3% delle paritarie.
Ma anche questo dato non significa semplicemente che le paritarie campane insegnano peggio. Lo stesso INVALSI invita alla prudenza perché le ragioni per cui si sceglie una scuola paritaria possono essere molto diverse. In alcuni territori sono presenti istituti di elevata qualità; in altri, una parte degli studenti può arrivare alla paritaria dopo un percorso scolastico già difficile, cercando un’alternativa per conseguire il diploma.
Anche gli studi internazionali mostrano perché sia difficile confrontare direttamente pubblico e privato. Gli studenti delle scuole private presentano spesso risultati inizialmente migliori, ma una parte del vantaggio si riduce o scompare quando si considerano le differenze socioeconomiche delle famiglie. Una scuola frequentata prevalentemente da studenti provenienti da famiglie con maggiori risorse culturali ed economiche parte infatti da condizioni diverse rispetto a un istituto con una popolazione scolastica più svantaggiata.
Più che pubblico o privato, conta quale scuola si sceglie
La distinzione tra statale e paritaria dice quindi qualcosa sul funzionamento della scuola, ma molto meno sulla sua qualità concreta.Una famiglia che paga una retta può trovare classi meno numerose, determinate attività aggiuntive, servizi specifici o un progetto educativo nel quale si riconosce. Ma questi elementi dipendono dalla singola scuola: privato non è di per sé una certificazione di qualità.
Allo stesso modo, parlare genericamente di scuola pubblica nasconde differenze enormi. Un liceo statale può avere laboratori efficienti, un’offerta linguistica molto ricca e ottimi risultati, mentre un altro può avere maggiori difficoltà. Lo stesso vale per due istituti paritari.
Nella scelta diventano allora più interessanti aspetti concreti: il progetto educativo, la qualità e la continuità dell’insegnamento, il clima scolastico, le opportunità offerte, l’inclusione, i risultati raggiunti nel tempo e la capacità della scuola di sostenere chi incontra difficoltà.
Anche i dati INVALSI possono essere uno degli strumenti attraverso cui leggere una scuola, purché non vengano trasformati in una semplice classifica. Nel 2025 le rilevazioni hanno coinvolto oltre 2,5 milioni di studenti in circa 11.500 istituti, restituendo ancora una volta l’immagine di un sistema nel quale le differenze territoriali rimangono molto rilevanti.
La stessa INVALSI definisce il confronto tra statali e paritarie del 2025 un primo approfondimento, sottolineando la necessità di distinguere meglio le diverse realtà presenti all’interno del settore paritario.
Le scuole private, quindi, non vanno necessariamente meglio di quelle pubbliche. In alcuni casi possono offrire ambienti e opportunità particolarmente validi, in altri i risultati non sono migliori e possono essere persino molto più deboli. Più che affidarsi all’etichetta "pubblico" o "privato", la scelta dovrebbe partire dalla scuola concreta: perché dietro due istituti formalmente appartenenti alla stessa categoria possono esserci esperienze educative completamente diverse.