Le università più belle del mondo secondo i Prix Versailles 2026
I Prix Versailles incoronano i nuovi campus universitari più belli dal punto di vista architettonico del 2026: dove studiare diventa più piacevole
La qualità di un’università non si misura soltanto dai suoi insegnamenti, dai docenti o dai risultati della ricerca, ma anche dagli spazi in cui studenti e ricercatori vivono ogni giorno. Aule, laboratori, biblioteche e luoghi di incontro possono infatti contribuire a creare un ambiente capace di stimolare conoscenza, collaborazione e innovazione.
Proprio questo è il tema al centro dei Prix Versailles, un importante premio internazionale dedicato all’architettura contemporanea che ha svelato la lista delle 8 università più belle del mondo del 2026. La selezione premia i nuovi campus e gli edifici universitari che si distinguono non solo per il design, ma anche per la capacità di creare luoghi di apprendimento sostenibili, aperti e in armonia con la natura. Ecco i campus incoronati quest’anno.
- Università Johns Hopkins – Bloomberg Student Center (Stati Uniti)
- Università di Cambridge – Ray Dolby Centre (Regno Unito)
- UNSW Sydney – Health Translation Hub (Australia)
- Università di Oxford – Stephen A. Schwarzman Centre for the Humanities (Regno Unito)
- Università di Amsterdam – University Library (Paesi Bassi)
- University of Arkansas – A. Timberlands Center for Design and Materials Innovation (Stati Uniti)
- Claremont McKenna College – Robert Day Sciences Center (Stati Uniti)
- Università di Harvard – David Rubenstein Treehouse (Stati Uniti)
Università Johns Hopkins – Bloomberg Student Center (Stati Uniti)
Il Bloomberg Student Center della Johns Hopkins University, progettato dallo studio Bjarke Ingels Group (BIG) in collaborazione con Rockwell Group, è stato pensato come un luogo dedicato alla vita universitaria a 360 gradi, dove gli studenti possono incontrarsi, collaborare e coltivare interessi anche al di fuori delle lezioni.
La struttura, realizzata nel campus Homewood di Baltimora, ha l’aspetto di un piccolo villaggio formato da padiglioni in legno. Le sue 29 coperture ospitano quasi 1.000 pannelli solari, un elemento che unisce design e attenzione alla sostenibilità. Al suo interno ci sono tantissimi ambienti destinati alla creatività e alla socialità: sale per la musica, studi di danza, laboratori artistici, un centro per i media digitali, spazi per gli incontri e una mensa. Sono oltre 200 le organizzazioni studentesche che utilizzano questi ambienti, trasformando il centro nel cuore della comunità universitaria.
Università di Cambridge – Ray Dolby Centre (Regno Unito)
Il Ray Dolby Centre dell’Università di Cambridge, progettato da Jestico + Whiles, ospita il Cavendish Laboratory, il prestigioso dipartimento di Fisica dell’ateneo britannico, da cui sono nate alcune delle più importanti scoperte scientifiche della storia.
Intitolato a Ray Dolby, ex studente di Cambridge e inventore del celebre sistema di riduzione del rumore audio Dolby, il centro è il più grande edificio di ricerca nel suo genere nel Regno Unito: ospita 173 laboratori e spazi dedicati alla collaborazione tra studenti e ricercatori, tra ambienti luminosi, aree comuni e spazi aperti che sono aperti anche ai visitatori.

Ray Dolby Centre, University of Cambridge
UNSW Sydney – Health Translation Hub (Australia)
Anche l’Health Translation Hub dell’Università del Nuovo Galles del Sud (UNSW Sydney) è uno degli otto progetti inseriti nella lista delle università più belle al mondo 2026 del Prix Versailles. Situato a Sydney, l’edificio nasce come un campus innovativo dove ricerca scientifica, formazione, medicina e industria collaborano nello stesso spazio. Il progetto punta a trasformare più rapidamente le scoperte dei laboratori in nuove applicazioni per la salute.
La sua architettura si ispira alle dune costiere modellate dal vento e integra elementi legati al territorio e alla cultura indigena, con richiami alla flora locale dalle proprietà medicinali e culturali. Tra gli aspetti più particolari c’è la facciata, progettata per ridurre l’esposizione alla luce solare di circa il 60%, mantenendo allo stesso tempo un aspetto leggero e trasparente.

Health Translation Hub, UNSW Sydney
Università di Oxford – Stephen A. Schwarzman Centre for the Humanities (Regno Unito)
Lo Stephen A. Schwarzman Centre for the Humanities dell’Università di Oxford è il nuovo centro che riunisce per la prima volta in un unico edificio diverse discipline umanistiche dell’ateneo, tra cui Letteratura inglese, Storia, Linguistica, Filosofia, Musica, Teologia e Lingue moderne e medievali. Ospita inoltre l’Oxford Internet Institute, l’Institute for Ethics in AI e la nuova Bodleian Humanities Library, diventando un punto di riferimento per lo studio e la ricerca.
Progettato dallo studio Hopkins Architects nel cuore dello storico quartiere Radcliffe Observatory Quarter, l’edificio si integra con l’architettura tradizionale di Oxford. L’elemento più scenografico è il grande atrio centrale sormontato da una cupola, attorno al quale si sviluppano gli spazi universitari. Il centro ospita anche luoghi aperti al pubblico, come una sala concerti da 500 posti, un teatro, un cinema e spazi espositivi, trasformando l’università in un luogo di cultura accessibile anche alla città.

Schwarzman Centre for the Humanities, University of Oxford
Università di Amsterdam – University Library (Paesi Bassi)
La University Library dell’Università di Amsterdam, progettata dallo studio MVSA Architects in collaborazione con Buro van Stigt, ha trasformato un antico complesso ospedaliero mantenendone l’identità storica, ma adattandolo alle esigenze di una moderna biblioteca universitaria.
L’idea più innovativa è stata quella di trasformare il cortile interno in un grande atrio luminoso, coperto da una struttura in acciaio ispirata alla forma di una foglia e che sfrutta al massimo la luce solare. Al centro dello spazio si trova la scenografica scala chiamata “Tree of Wisdom” (Albero della saggezza), pensata come punto di incontro per studenti e ricercatori.
Anche la facciata racconta il legame tra architettura e conoscenza: ospita lettere tridimensionali che riproducono una frase della poesia “Awater” di Martinus Nijhoff in 24 lingue e 6 sistemi di scrittura, un riferimento alle diverse discipline umanistiche insegnate dall’università.

Amsterdam University Library, interni
University of Arkansas – A. Timberlands Center for Design and Materials Innovation (Stati Uniti)
L’Anthony Timberlands Center for Design and Materials Innovation dell’Università dell’Arkansas è stato premiato dai Prix Versailles per la sua bellezza unica: progettato dagli architetti Yvonne Farrell e Shelley McNamara, vincitori del Premio Pritzker 2020, è dedicato alla formazione, alla ricerca applicata e alla sperimentazione sui materiali innovativi per la Fay Jones School of Architecture and Design.
L’edificio nasce dal forte legame con il territorio: il legno è infatti uno dei materiali simbolo dell’Arkansas e diventa il protagonista assoluto del progetto. Più che una semplice struttura universitaria, il centro è stato concepito come un vero e proprio manuale di costruzione a grandezza naturale, dove studenti e ricercatori possono sperimentare direttamente le potenzialità del legno strutturale.

Anthony Timberlands Center, University of Arkansas
Claremont McKenna College – Robert Day Sciences Center (Stati Uniti)
Il Robert Day Sciences Center del Claremont McKenna College, progettato dallo studio Bjarke Ingels Group (BIG), entra nella lista dei campus universitari più belli del mondo per la sua architettura particolare, pensata per trasformare lo spazio in uno strumento di apprendimento: il centro è un polo dedicato a informatica, data science e scienze della vita e il suo grande atrio centrale nasce dalla sovrapposizione e dalla rotazione di diversi volumi, creando laboratori visibili e ambienti che incoraggiano lo scambio di idee.

Robert Day Sciences Center, Claremont McKenna College
Università di Harvard – David Rubenstein Treehouse (Stati Uniti)
Il David Rubenstein Treehouse dell’Università di Harvard, situato all’interno dell’Enterprise Research Campus, ha rivoluzionato il concetto di centro congressi universitario, trasformandolo in uno spazio aperto e accogliente dove studenti, ricercatori, aziende e comunità locale possono incontrarsi.
Progettato dall’architetta Jeanne Gang, ex studentessa e docente di Harvard, il centro prende il nome dalla sensazione che vuole evocare: quella di trovarsi in una casa sugli alberi. Il cuore dell’edificio è il Canopy Hall, uno spazio di incontro raggiungibile attraverso una scenografica scala centrale che conduce a una terrazza panoramica. Si tratta del primo edificio di Harvard a utilizzare contemporaneamente strutture in legno massiccio e cemento a basse emissioni di carbonio, con sistemi ad alta efficienza che riducono l’impatto ambientale e migliorano il benessere di chi lo frequenta.

Rubenstein Treehouse, Harvard University



















