Leggere per piacere riduce il rischio di demenza: lo studio
Una ricerca dell'università di Cambridge ha rivelato che la lettura per piacere è associata a una migliore salute mentale e a una maggiore empatia
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Leggere è un passatempo che permette di rilassarsi e sognare, ma diversi studi hanno rivelato che fa anche bene alla salute. Una recente analisi ha rilevato che la lettura per piacere, che si tratti di immergersi in un classico di Jane Austen o di divorare una graphic novel, è associata a una migliore salute mentale, a una maggiore empatia e a un minor rischio di demenza.
Lo studio tra leggere e rischio demenza
Un nuovo studio di revisione pubblicato su Psychological Medicine e guidato dall’Università di Cambridge e della Queen’s Reading Room ha passato in rassegna le evidenze disponibili su lettura, cervello e salute mentale.
Ne è emerso che leggere potrebbe contribuire alla cosiddetta "riserva cognitiva", cioè alla capacità del cervello di tollerare meglio i cambiamenti legati all’età o alle malattie.
In pratica, dall’infanzia fino alla vecchiaia, la lettura per piacere è associata a memoria e attenzione migliori, maggiore benessere mentale e, negli anziani, a un declino cognitivo più lento.
Secondo lo studio, le attività ricreative che stimolano il cervello, in particolare la lettura, sono associate a un rallentamento del declino cognitivo e a un ridotto rischio di demenza negli anziani.
Per esempio, in un’analisi considerata nella revisione, condotta su quasi 5.500 adulti di età pari o superiore a 55 anni, gli individui che si dedicavano frequentemente ad attività come la lettura avevano una probabilità significativamente inferiore di sviluppare un deterioramento cognitivo in un periodo di follow-up di cinque anni.
La riduzione del rischio di Alzheimer
Lo studio di Cambridge ha inoltre individuato che la lettura di giornali, riviste e libri è associata a una riduzione del 33% del rischio di malattia di Alzheimer.
Uno degli studi richiamati nell’articolo aveva seguito 801 persone di almeno 65 anni per circa quattro anni e mezzo.
Un’altra ricerca su 469 persone di almeno 75 anni, inizialmente senza demenza, aveva invece associato la lettura a un rischio di demenza inferiore del 35% durante un follow-up medio di 5,1 anni.
In una ulteriore indagine su 1.962 adulti con più di 64 anni, seguiti fino a 14 anni, leggere frequentemente, almeno una volta alla settimana, risultava associato a un rischio inferiore di declino cognitivo a 6, 10 e 14 anni. L’associazione compariva inoltre a diversi livelli di istruzione.
Perché leggere potrebbe aiutare il cervello
Studi di neuroimaging hanno mostrato l’esistenza di un legame tra la lettura e le differenze nella struttura cerebrale, tra cui volumi e aree corticali maggiori nelle regioni cerebrali coinvolte nel linguaggio, nell’apprendimento, nella regolazione emotiva e nel controllo esecutivo; una maggiore connettività della sostanza bianca a supporto dell’elaborazione del linguaggio; un aumento dello spessore corticale nelle principali aree cerebrali legate al linguaggio.
Sebbene la maggior parte degli studi mostri solo associazioni, stanno emergendo prove di un nesso causale. In pratica gli interventi di lettura comportano cambiamenti strutturali nel cervello.
Tramite uno studio condotto su 11 bambini dislessici di età compresa tra 7 e 11 anni è stato per esempio rilevato che un programma di allenamento di otto settimane incentrato sull’immaginazione mentale, l’articolazione e il tracciamento di lettere, gruppi di lettere e parole ha migliorato significativamente le capacità di lettura, e questi miglioramenti sono stati accompagnati da un aumento del volume della materia grigia in regioni cerebrali chiave.