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Lettera di Francesco, docente itinerante tra 8 plessi scolastici iStock

Lettera di Francesco, docente itinerante tra 8 plessi scolastici

Francesco è un insegnante di Palermo che, ogni giorno, percorre mediamente 24 chilometri in macchina lavorando per due diversi istituti comprensivi

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Ci sono insegnanti che lavorano per più scuole e, durante la giornata, devono spostarsi da una struttura all’altra. Tra loro c’è Francesco, un docente che si è definito "itinerante" raccontando di insegnare in due diversi istituti comprensivi per un totale di otto plessi scolastici e di percorrere quotidianamente, in media, 24 chilometri in macchina.

La quotidianità del docente itinerante

Francesco ha raccontato la sua storia in una lettera inviata a Fanpage. Docente a Palermo, l’insegnante ha dichiarato di voler "dare voce a una realtà della scuola italiana di cui si parla troppo poco: quella degli insegnanti itineranti".

Francesco ha spiegato che la sua quotidianità "assomiglia molto più a quella di un corriere espresso o di un rappresentante di commercio, con la differenza che io non trasporto merci, ma mi occupo dell’educazione delle future generazioni".

Il docente ogni giorno percorre "mediamente 24 chilometri in macchina" perché lavora per due diversi istituti comprensivi, frammentati "su ben 8 plessi scolastici differenti (tre da una parte, cinque dall’altra)".

"Nel corso della settimana incontro e mi occupo di oltre 100 bambini", ha detto l’insegnante.

L’invito di Francesco alle istituzioni

La lettera prosegue con un invito ai lettori e alle istituzioni a compiere una riflessione su cosa significhi essere un "itinerante". In particolare, Francesco segnala tre aspetti: una logistica logorante, un carico mentale ed emotivo insostenibile e una burocrazia raddoppiata.

Sul primo punto l’insegnante ha evidenziato che "significa che la mia automobile è diventata una succursale della scuola, costantemente carica di materiali didattici. Significa consumare carburante, tempo e chilometri che nessuno mi rimborserà, correndo da un paese all’altro per non fare ritardo al cambio dell’ora".

C’è poi la questione del dover gestire più di 100 alunni che "non significa solo fare lezione. Significa dover ricordare 100 nomi, 100 volti, decine di situazioni familiari diverse, bisogni educativi speciali (BES) e disabilità. Significa doversi adattare ogni giorno a 8 sale insegnanti diverse, con regole, colleghi, orari e dinamiche interne differenti".

Infine "lavorare per due istituti significa rispondere a due dirigenti scolastici, relazionarsi con due segreterie, incastrare il doppio delle riunioni, dei collegi docenti e dei consigli di classe, spesso con sovrapposizioni orarie logoranti".

La questione della retribuzione

Francesco ha segnalato che, a fronte della richiesta di sviluppare doti di coordinamento e resistenza allo stress, la retribuzione sarebbe inadeguata con un appiattimento dei salari.

"A parità di anzianità, lo stipendio di chi vive questa odissea quotidiana è identico a quello di un collega che ha la fortuna di lavorare su un’unica sede, magari a pochi passi da casa. Un docente all’inizio di questo percorso guadagna circa 1.400 euro netti al mese; una cifra che, tolte le spese di trasporto e l’usura del mezzo proprio, diventa quasi offensiva", si legge nella lettera a Fanpage.

Calcoli alla mano, secondo l’insegnante, applicando i criteri del settore privato, la sua professione dovrebbe essere retribuita con almeno 2.500 euro netti al mese.

Il problema che il docente vuole segnalare non è però meramente economico ma riguarda la dignità personale e la qualità della scuola perché si regge sulla flessibilità e sul sacrificio di migliaia di docenti invisibili. La lettera si chiude proprio con la richiesta al Ministero dell’Istruzione del riconoscimento, anche economicamente, delle peso delle cattedre "nomadi".