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Lettera-sfogo di una studentessa: "Basta con scuola di una volta” iStock

Lettera-sfogo di una studentessa: "Basta con scuola di una volta”

Una studentessa di un liceo classico ha scritto una lettera in cui spiega di amare lo studio ma vivere la scuola con una pressione costante

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Sono diversi gli studenti che lamentano di non sentirsi sereni a scuola e di non essere considerati per quello che sono ma per i voti che ottengono. Questa situazione genererebbe ansia e la sensazione di essere sempre sotto esame. Agli Esami di Stato 2025, alcuni maturandi si sono rifiutati di sostenere l’esame orale, segnalando che quella valutazione non li definiva come persone e non avrebbe avuto influenza sul loro futuro. Di recente, invece, una studentessa del quarto anno di liceo ha inviato una lettera sfogo in cui descrive disagio, nonostante lei ami lo studio.

La lettera-sfogo di una studentessa

Una studentessa del quarto anno di un liceo classico in Calabria ha scritto una lettera alla rubrica “Lo dico al Corriere”, curata da Aldo Cazzullo.

“Prima di iniziare, vorrei chiarire una cosa: amo lo studio, la cultura, i libri e la conoscenza in tutte le sue forme. Lo scrivo perché troppo spesso, quando un adolescente prova a criticare il sistema scolastico, viene liquidato con frasi come ‘voi giovani non avete voglia di studiare‘ o ‘la scuola di una volta era diversa, che ne sapete voi'”, è l’incipit della lettera.

La ragazza quindi sottolinea che a lei “non interessa della scuola di una volta”, perché crede “che nel 2025, quasi 2026, non si possa ancora fare il confronto con metodi rigidi che mortificavano gli studenti, e prenderli come esempio”.

Quello che cerca la studentessa è espresso a chiare lettere: “ascolto e comprensione“.

La riflessione sui voti

La giovane dice di essere “stanca” e di essere sicura di non essere l’unica tra i suoi coetanei.

“Sono stanca di non essere vista come una persona, ma come un voto – si legge nella lettera-sfogo – che sembra valere più del mio nome. Sono stanca di affrontare già a novembre così tante verifiche ogni giorno. Sono stanca di vivere la scuola come un luogo di pressione costante, invece che come un luogo di crescita e confronto”.

“Studiare è fondamentale, ma nessuno parla del fatto che – scrive la studentessa – schiacciati dal carico di compiti, non abbiamo nemmeno il tempo di fermarci a chiedere a noi stessi cosa ci piace davvero. Perfino il semplice piacere di leggere qualcosa che non sia un compito assegnato, diventa impossibile”.

L’analisi sull’abbandono scolastico in Italia

La giovane poi porta all’attenzione anche un altro tema di primaria importanza nelle scuole italiane: l’abbandono scolastico. Stando ai dati della Fondazione Openpolis relativi al 2024, la quota di ragazzi e ragazze che hanno lasciato la scuola si attesta al 9,8%, di poco al di sotto del 10% previsto dagli obiettivi dell’agenda europea per il 2020.

“Ci stupiamo quando ci dicono che l’Italia è il quinto tra i Paesi europei con il tasso più alto di abbandono scolastico precoce. Ma come possiamo meravigliarcene, se la scuola smette di essere un luogo in cui si cresce e diventa un luogo da cui scappare?”, si chiede la studentessa.

“Questo sistema ha bisogno di essere rinnovato. Perché noi studenti – conclude la ragazza nella sua riflessione – non siamo macchine che devono memorizzare informazioni: siamo adolescenti che hanno il diritto di studiare, dobbiamo imparare, ma dobbiamo anche vivere, mentre impariamo”.