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Lockdown energetico e scuole chiuse iStock

Lockdown energetico in Italia? Perché le scuole non chiuderanno

A causa della crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente, l'Italia potrebbe entrare in lockdown energetico, ma le scuole non chiuderanno

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Sembrerebbe ormai rientrato l’allarme di una possibile chiusura delle scuole per la crisi energetica che anche il nostro Paese si sta trovando ad affrontare, a causa della delicata situazione in Medio Oriente. Con molte materie prime di primaria importanza bloccate nello Stretto di Hormuz, il mondo si sta preparando a correre ai ripari: anche in Italia si parla di un probabile lockdown energetico. Ma di cosa si tratta e perché le scuole non chiuderanno?

In caso di lockdown energetico le scuole non chiuderanno

Il Governo di Giorgia Meloni, così come gli esecutivi di tutto il mondo, si trova a dover rispondere a un’emergenza energetica senza precedenti, tanto che è stata già istituita dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, presso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, un’apposita commissione. Sono tante le ipotesi sul tavolo per affrontare una crisi che non sembra possa risolversi nel breve termine.

Oltre ai razionamenti energetici (con l’utilizzo delle targhe alterne, ma non il divieto di uso dell’auto la domenica), l’ipotesi maggiore è quella di ritornare ai tempi della pandemia di Covid-19, con il ricorso dello smart working nel settore pubblico. Una decisione che potrebbe arrivare a breve e che andrebbe a sommarsi al nuovo regolamento sul lavoro agile che ha introdotto multe e sanzioni per i datori di lavoro delle Pmi.

Come riportato da Il Foglio, però, questo "ritorno al passato" non andrà a toccare ambiti come l’istruzione e la sanità: anche in caso di un contingentamento dell’energia, infatti, questi settori non andranno toccati. Quindi non si tornerà alla didattica a distanza e non saranno tagliati servizi fondamentali ed essenziali per la salute dei cittadini.

Le parole dei ministri Valditara e Salvini sulla chiusura delle scuole

In merito a una possibile chiusura delle scuole a causa della crisi energetica in atto, anche il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, in occasione di una conferenza stampa organizzata nella sede della Stampa Estera, è stato categorico sull’argomento. "Non c’è allo studio nessun piano sul razionamento di carburante, né sulla chiusura di scuole, uffici, fabbriche e negozi", ha spiegato il leader della Lega.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giuseppe Valditara. Il ministro dell’Istruzione e del Merito all’Adnkronos, infatti, ha smentito categoricamente le voci di una possibile chiusura degli istituti scolastici e di un ritorno alla didattica a distanza come ai tempi del Covid-19. "La Dad non è contemplata in alcun modo" ha semplicemente detto il titolare del dicastero di viale Trastevere all’agenzia di stampa.

L’allarme di un sindacato sul ritorno della Dad a scuola

A lanciare l’allarme sul possibile ritorno della Dad a scuola da maggio 2026 era stato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief (Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori). "La crisi energetica, con ripercussioni sul costo dei carburanti, potrebbe portare l’Italia entro giugno a un tasso di inflazione altissimo: per frenare il costo della vita, il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l’adozione della didattica a distanza, a seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working", aveva spiegato Pacifico.

Il presidente dell’Anief aveva anche sottolineato che "la scuola dovrà essere l’ultima a chiudere, ma se la guerra in Medio Oriente continua potrebbe essere colpita dall’attuale crisi".