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Londra riapre le porte all'Erasmus: svolta anche per gli italiani iStock

Londra riapre le porte all'Erasmus: svolta anche per gli italiani

Il governo britannico si sta muovendo verso il ripristino del programma per tornare ad accogliere gli studenti stranieri, compresi gli italiani

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

L’Erasmus è uno dei progetti dell’Unione Europea, per la formazione universitaria dei giovani, che ha avuto più successo nel corso degli anni. Dal suo avvio nel 1987, milioni di ragazzi e ragazze hanno aderito per poter svolgere un periodo di studio all’estero. Prima della Brexit, una delle mete più ambite era proprio il Regno Unito. Con l’uscita del Paese dall’Ue, l’allora premier conservatore britannico Boris Johnson affermò che “i vantaggi non giustificano i costi”. Ora sembra esserci l’intenzione di fare un passo indietro.

Il ripristino dell’Erasmus nel Regno Unito

Il Regno Unito, con le sue prestigiose università, fra le migliori del mondo nelle classifiche internazionali, e per l’opportunità di perfezionare la conoscenza della lingua inglese, ha rappresentato un polo particolarmente attraente per chi voleva partire in Erasmus.

La notizia che, nei primi giorni di settembre 2025, il governo britannico abbia iniziato a negoziare offerte di lavoro per i funzionari che dovranno gestire il programma Erasmus, è particolarmente interessante per gli studenti italiani.

Secondo quanto riporta La Repubblica, l’accordo raggiunto a maggio 2025 dal premier laburista Keir Starmer con Bruxelles per un riavvicinamento tra la Gran Bretagna e la Ue in materia di difesa, sicurezza, commercio, includeva anche un’intesa per l’apertura di negoziati sulla ripresa del programma Erasmus.

Il ministro britannico per le relazioni con l’Europa, Nick Thomas-Symonds, ha confermato che Londra è “disponibile” a un ritorno agli scambi di studenti. La partecipazione del Regno Unito all’Erasmus, in effetti, è una delle condizioni chiave poste dall’Unione per un miglioramento dei rapporti. E questa settimana il ministero dell’Istruzione britannico ha avuto un incontro preliminare con società private che dovranno fare ripartire l’Erasmus, con un budget stimato in 24 milioni di sterline.

Da dove arrivavano gli studenti Erasmus

Londra e in generale il Regno Unito sono state destinazioni ambite per gli studenti europei nel periodo in cui era possibile indicare queste mete nella richiesta di Erasmus.

Secondo i dati forniti da La Repubblica, sul totale degli studenti Erasmus accolti nel Regno Unito, il 25% era francese, il 16% proveniva dalla Germania, il 15% dalla Spagna e l’8,5% dall’Italia.

Dal 2007 al 2015, il numero di studenti italiani che sono andati nel Regno Unito nell’ambito del progetto Erasmus per studio e per tirocinio è cresciuto dell’80%, con un incremento medio annuo dell’11%. Nel 2007 gli studenti italiani in partenza verso la Gran Bretagna sono stati 1500, mentre nel 2015 sono stati 2695.

Gli arrivi all’ombra del Big Bang provenivano quindi in primis dalla Francia seguita da Germania, Spagna e Italia.

Quanti erano gli studenti Erasmus nel Regno Unito

Nel 2016, l’anno del referendum in cui i cittadini decisero per la Brexit, gli studenti provenienti dai 27 Paesi dell’Unione in arrivo nel Regno Unito sono stati circa il doppio di quelli britannici che sono andati a studiare nei Paesi Ue.

Secondo gli ultimi dati disponibili a livello europeo sull’istruzione superiore prima che il programma fosse interrotto dalla Brexit, il Regno Unito era appunto una delle mete preferite dagli studenti universitari europei nell’ambito dell’Erasmus.

Il fatto che il numero di cittadini Ue in arrivo fosse doppio rispetto a quelli britannici in uscita, era stato usato dai governi conservatori per impedire il ripristino dell’Erasmus chiamando in causa il tema dei costi. Eppure gli analisti hanno mostrato che i benefici del progetto per gli studenti del Regno Unito sarebbero maggiori degli aspetti negativi.

Jamie Arrowsmith, direttore di Universities Uk International, ha affermato che “le statistiche indicano che i giovani che studiano all’estero hanno migliori prestazioni accademiche e migliori possibilità di lavoro”.