Maturità 2026, la "paura" dei prof in vista dell'esame orale
Come previsto dalla riforma dell’esame di Stato promossa dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, la prova orale cambia completamente volto. In vista della Maturità 2026, la prima che si svolgerà con le nuove regole, alcuni prof hanno espresso un po’ di preoccupazione. Ma qual è la loro "paura"?
- Qual è la paura degli insegnanti sull'orale della Maturità 2026
- I pro e i contro del nuovo orale della Maturità
- Il voto della Maturità serve per lavoro e università?
Qual è la paura degli insegnanti sull’orale della Maturità 2026
La nuova Maturità, disegnata dalla riforma Valditara che sarà applicata per la prima volta nell’esame 2026, è al centro della puntata del 2 febbraio di Tutti in classe, la trasmissione di Rai Radio 1 condotta da Paolo Guarnieri dedicata alla scuola.
Le novità più rilevanti riguardano l’ultima prova prima del diploma: l’orale. Il colloquio verterà solo su quattro materie, individuate ogni anno per decreto. Le discipline per la Maturità 2026 sono state pubblicate lo scorso 30 gennaio insieme a quelle della seconda prova (trovate l’elenco qui).
Intervistato da Guarnieri, Ludovico Arte, dirigente scolastico dell’Istituto Marco Polo di Firenze, ha raccontato che, con il nuovo orale fondato solo su quattro discipline, "molti insegnanti sono preoccupati che le altre materie vengano un po’ abbandonate". Tra questi c’è anche il prof e scrittore Christian Raimo, che prima della pubblicazione del decreto ministeriale aveva già fatto polemica su questo punto.
Il preside ha comunque precisato che "i ragazzi porteranno un credito che sarà frutto dei voti che prenderanno a fine anno, quindi non possono abbandonare del tutto le altre materie". Nel computo del voto della Maturità, infatti, non finiscono solo i punteggi ottenuti nelle prove d’esame, ma anche il credito scolastico accumulato nel triennio in base alla media dei voti.
Nonostante questo, ha detto Arte, "è chiaro che (gli studenti) si concentreranno su quelle quattro".
I pro e i contro del nuovo orale della Maturità
La riforma della Maturità ha anche abolito il documento che veniva proposto dalla commissione esaminatrice all’inizio del colloquio. Uno spunto scelto dai commissari da cui prendeva avvio l’orale e attraverso il quale lo studente doveva fare i collegamenti tra le varie materie.
"Negli anni il colloquio interdisciplinare ha resistito. Secondo me con un intento positivo nella pratica, però francamente faceva un po’ fatica a funzionare per due motivi – ha affermato Arte -. Primo perché questo spunto spesso era molto creativo, molto forzato e c’era molta difficoltà a fare dei collegamenti che non fossero un po’ finti o banali. Ma il punto di fondo è che purtroppo la scuola non è abituata a lavorare insieme. Tranne eccezioni, ogni docente chiude la porta dell’aula e insegna la propria disciplina. Si fa davvero fatica a fare connessioni, a programmare insieme. E quindi, se non c’è un’abitudine su questo, il colloquio interdisciplinare diventa una cosa forzata. Anche se, insisto, l’intento è buono – ha proseguito il dirigente scolastico -. Anche perché le discipline, il sapere è tutto collegato. E sarebbe importante cogliere questo aspetto qui".
Adesso, con la riforma, il colloquio diventa "disciplinare", ha puntualizzato Arte. "Quindi i ragazzi porteranno queste quattro materie, che sono quelle dei quattro commissari, verranno ‘interrogati’ e verrà verificata la loro preparazione su queste quattro materie in modo distinto, separato. Questo, nell’ottica di Valditara, è un modo di verificare la preparazione e riportare serietà alla scuola rispetto a un colloquio interdisciplinare che non funzionava molto". Dall’altro lato, però, "in qualche modo riduce le materie che vengono verificate", ha fatto notare.
Ludovico Arte ha poi esposto il suo punto di vista sull’orale e sull’esame di Maturità in generale: "Parliamo di ragazzi che per cinque anni su quelle materie sono già stati verificati e valutati mille volte. Io mi domando: ha senso che la Maturità faccia l’ennesima verifica disciplinare? Non si potrebbe giocare un’altra partita?".
Il voto della Maturità serve per lavoro e università?
Infine, Arte ha fatto una riflessione sul voto dell’esame. "Quando si va a lavorare e si fa un colloquio di lavoro, la maggioranza delle aziende si basa sul colloquio stesso e non va a vedere se alla Maturità hai preso 80 o 100", ha sottolineato.
"Un’altra cosa su cui bisognerebbe riflettere è che molte università, quelle a numero chiuso, fanno gli esami prima della fine dell’anno scolastico, in primavera. I ragazzi a marzo, aprile, maggio sanno già se sono entrati all’università, e questo a prescindere che prendano 60 o 100", ha concluso Ludovico Arte.