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Prof Andrea Maggi IPA

Maturità, prof Maggi spiega lo strano divario Nord-Sud e attacca

Prof Andrea Maggi analizza i risultati dell'esame di Maturità 2025 ed evidenzia uno "strano" divario tra Nord e Sud, spiegando cosa sta succedendo

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Osservando i risultati ottenuti dagli studenti alla Maturità 2025 in tutta Italia, si evidenzia un forte divario tra Nord e Sud. Un fenomeno “strano” di cui ha parlato prof Andrea Maggi, famoso docente di italiano e scrittore che abbiamo conosciuto nel programma Tv Rai “Il collegio”.

Confronto tra Invalsi e voti alla Maturità: lo “strano” divario

“Di primo acchito potremmo dire che o noi docenti al Nord siamo stretti di manica o gli studenti del Nord sono più asini o c’è qualcos’altro”, ha esordito prof Maggi nel suo articolo su Il Gazzettino.

Cos’è successo? Osservando i numeri risultanti dal report diffuso dal ministero dell’Istruzione sugli esiti dell’esame di Maturità, risulta molto evidente un divario tra gli studenti delle regioni del Nord e quelle del Centro-Sud, a partire da chi si è diplomato ottenendo la lode. Ad esempio, gli studenti che sono usciti con 100 e lode in alcune regioni del Nord sono:

  • Piemonte: 424
  • Lombardia: 782
  • Veneto: 481
  • Friuli Venezia Giulia: 143

Mentre in alcune delle regioni del Centro-Sud sono:

  • Lazio: 1.288
  • Campania: 2.898
  • Calabria: 1.053
  • Sicilia: 1.947

Prima di svelare i motivi di tanta differenza nei voti all’esame di Maturità, prof Maggi (che aveva lanciato una provocazione sull’esame di Stato), ha fatto un confronto con i risultati degli Invalsi 2025: l’ultimo rapporto nazionale Invalsi ha evidenziato un divario Nord-Sud “ma, riguardo alle competenze, queste risultavano gravemente inadeguate in particolare al Sud”.

In particolare, tra gli studenti che dovevano affrontare la Maturità quest’anno, in italiano solo poco più del 50% ha raggiunto livelli sufficienti. In matematica erano andati anche peggio, “perché la sufficienza era stata raggiunta da meno della metà”, ha chiarito Maggi, che ha aggiunto che in alcune regioni come Lazio, Campania e Calabria, la sufficienza è stata raggiunta solo da due studenti su cinque (ovvero il 40%, mentre in Sicilia e Sardegna da uno su tre (il 30%).

Cosa è successo con i voti della Maturità 2025

Come interpretare queste strane differenze tra Nord e Sud? Prof Maggi (che ha ricevuto un premio speciale) ha provato a dare una risposta partendo dal dato più lampante: “Gli studenti bravi al Sud risultano bravissimi”. Un dato che indica “l’esistenza al Sud di una grossa fetta della popolazione scolastica con un ritardo nell’apprendimento in italiano e matematica”, ma dall’altro lato evidenzia “una minoranza dotata di mezzi e di possibilità, in grado invece di ottenere risultati molto alti”.

Quello che rileva prof Maggi nella sua analisi è “un fortissimo squilibrio nella distribuzione della ricchezza delle famiglie del Sud, nonché di risorse”. Uno squilibrio che al Nord da un lato risulterebbe meno evidente, ma che dall’altro, “anziché uniformare i risultati verso l’alto, li livellerebbe verso il basso”. Una constatazione che emerge guardando ai risultati dell’esame di Stato in Friuli Venezia Giulia (ma anche della Lombardia) rispetto all’anno scolastico 2023-2024: qui i 100 sono calati e sono aumentati i 60.

Cosa ha perso la scuola secondo prof Maggi (e perché)

I numeri sui risultati dell’esame di Maturità, confrontati con quelli degli Invalsi, secondo prof Maggi confermano che “gli studenti eccellenti ci sono, ma sono sempre più concentrati nella cerchia ristretta di poche famiglie che credono nell’importanza dell’apprendimento e che sono per giunta dotate di risorse adeguate per garantirglielo”.

Ma non solo, un altro aspetto fondamentale che emerge è che non è più la scuola, bensì la famiglia “il garante del futuro dei giovani”. Come ha spiegato il docente, la scuola avrebbe perso il ruolo di ascensore sociale che aveva negli anni del boom economico (tra gli anni ’50 e ’60) .

Ma quali sono le cause? Tra i principali motivi, prof Maggi ha evidenziato “la complessità del contesto sociale e l’accelerazione del progresso tecnologico” e allo stesso tempo una politica che da vent’anni “sta dimostrando un certo affanno nel voler porre rimedio ai problemi del mondo della scuola, sicuramente complessi”. Basti pensare alla continua aggiunta di carichi burocratici che invece di alleggerire il lavoro dei dirigenti e dei docenti, “lo ha decisamente appesantito”. Questo continuo “appesantimento”, secondo il docente, avrebbe contribuito ad “arrugginire, più che a oliarli, gli ingranaggi di quella scala mobile che oggi dovremmo far funzionare per il bene di tutti”.

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