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Specializzazione in Medicina d'Emergenza/Urgenza (MEU) iStock

Medicina d'emergenza, crisi di vocazione? Cosa succede in Italia

Non sarebbe vero che i laureati in Medicina evitano la specializzazione MEU perché troppo faticosa: ecco cos'ha rivelato un'indagine sui dati italiani

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Da qualche tempo nel sistema universitario italiano fa discutere la presunta "crisi di vocazione" per quello che riguarda la specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza (MEU). Molti i posti che rimangono vuoti e la conclusione finale è quella che i neo laureati in Medicina e Chirurgia tendono a non privilegiare questa branca della professione medica, forse per la tipologia di lavoro molto faticosa, per i turni difficili da affrontare e per altre problematiche legate al settore. Una ricerca ha, però, smentito questa narrazione: le ragioni sarebbero altre.

La ricerca sul numero di specializzati in Medicina d’Emergenza

Su Internal and Emergency Medicine è stato pubblicato uno studio che ha analizzato i dati nazionali relativi alle borse di specializzazione dal 2019 al 2025. Secondo i risultati dell’indagine, l’aumento dei posti non coperti nella specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza (MEU) è attribuibile non a una diminuzione di interesse da parte dei neolaureati in Medicina e Chirurgia, ma alla crescita dei posti disponibili.

L’analisi, condotta da Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Università degli Studi di Milano e Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, ha preso in considerazione i dati ufficiali del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, confrontando la MEU con le altre discipline.

Nel periodo di riferimento, i posti disponibili in questo percorso di specializzazione sono più che raddoppiati, passando da 391 a 954: si tratta di uno degli aumenti più evidenti tra tutte le scuole di specializzazione italiane. In quegli stessi anni, la percentuale di posti coperti è scesa dal 90% del 2019 al 25% del 2024, arrivando al 47% nel 2025.

Confrontando i dati con quelli rilevati nel resto del mondo, inoltre, emerge che in Italia i posti in MEU corrispondono a circa il 9% del totale dei laureati in medicina di un anno (in Francia è il 6%, nel Regno Unito è il 3%, in Spagna è l’1%). Se si considerano, invece, le indagini ministeriali 2021-2022 sulla soddisfazione dei medici in formazione, la MEU si trova a un livello comparabile a Cardiologia, una delle specialità più ambite, e superiore a Medicina Interna e Chirurgia Generale.

Perché secondo gli esperti non c’è una "crisi di vocazione"

Ludovico Furlan, del Dipartimento Area Medica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, primo autore dello studio, ha spiegato che "se ci si ferma a questo dato, la conclusione più immediata è che i giovani medici non vogliano più scegliere la Medicina d’Emergenza-Urgenza".

La situazione, però, "cambia se si guarda al numero assoluto di posti effettivamente coperti: tra il 2022 e il 2025, la MEU è cresciuta più rapidamente della maggior parte delle altre specialità. Nel 2025 è stata inoltre la terza scuola di specializzazione, tra quelle con un tasso di copertura inferiore al 90%, per numero di iscritti". Secondo gli autori, il nodo "non è la mancanza di specializzandi, ma l’eccesso di posti messi a bando rispetto al numero di laureati che partecipano al concorso".

Giovanni Nattino, del Dipartimento di Epidemiologia Medica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, ha aggiunto: "Il rapporto tra posti coperti e posti disponibili è un indicatore che può ingannare quando il numero di posti offerti cambia così rapidamente: va sempre letto insieme all’andamento di candidati, laureati e posti assegnati in valore assoluto". Il racconto secondo cui la MEU ha perso il suo appeal tra i neo laureati non reggerebbe "incrociando questi dati sull’intera popolazione dei candidati dal 2019 al 2025, in Italia e nei principali Paesi europei".

Gli autori hanno sottolineato che aumentare il numero di posti disponibili in specialità non è sufficiente se alle spalle non c’è un corrispondente aumento del numero di laureati in Medicina e Chirurgia che possano andare a coprirli. Ma non bisogna nemmeno leggere i dati in modo parziale e raccontarli in modo frettoloso e non corretto.

Giorgio Costantino, direttore del Pronto Soccorso della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e docente del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano, ha aggiunto: "Conosciamo bene, per esperienza diretta, quanto sia impegnativo lavorare in emergenza-urgenza: turni, sovraffollamento, aggressioni, un carico di responsabilità enorme. Proprio per questo è importante non confondere due problemi distinti: la fatica reale di questo lavoro, che va affrontata con investimenti concreti sulle condizioni economiche e di qualità della vita professionale, e un racconto sulla ‘fuga dalla specialità’ che i dati non confermano e che, se ripetuto, rischia di disincentivare proprio chi sta scegliendo oggi il proprio percorso".