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Due ragazze del corso di Medicina IStock

Medicina è davvero la facoltà più difficile d'Italia?

Studi e dati confermano l'intensità del percorso di Medicina, senza dimostrare che sia più difficile di Ingegneria, Fisica o Giurisprudenza

5 min di lettura

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • Medicina è un percorso lungo e impegnativo, che unisce studio teorico, tirocini, frequenza assidua e responsabilità professionali.
  • Non esiste un indicatore unico e oggettivo che permetta di stabilire quale sia la facoltà più difficile d’Italia.
  • La difficoltà dipende anche dalle capacità, dagli interessi e dal metodo di studio di ogni persona.

Sei anni di corso, moltissimi esami, tirocini e una quantità di nozioni da apprendere che cresce progressivamente. Se si chiede quale sia la facoltà universitaria più difficile, Medicina è probabilmente una delle prime risposte che vengono in mente. Ma è davvero possibile stabilirlo? I dati universitari e gli studi sugli studenti di Medicina confermano che si tratta di un corso particolarmente impegnativo, ma costruire una classifica delle facoltà più difficili è molto meno semplice.

Perché Medicina viene considerata una delle facoltà più difficili

Una prima ragione è la struttura stessa del percorso. Medicina e Chirurgia è una laurea magistrale a ciclo unico di sei anni, durante i quali alla formazione teorica si affiancano progressivamente attività pratiche e tirocini. Lo studio non riguarda soltanto la memorizzazione di una grande quantità di informazioni: bisogna imparare a collegare conoscenze provenienti da discipline differenti e, nel tempo, utilizzarle per interpretare situazioni cliniche.

Anche la frequenza assume un peso rilevante. I dati AlmaLaurea permettono di osservare quanto possa essere intensa la presenza richiesta agli studenti, pur con differenze tra atenei. Tra i laureati in Medicina nel 2025 all’Università di Modena e Reggio Emilia, per esempio, oltre il 90% dichiarava di aver frequentato più del 75% degli insegnamenti previsti.

C’è poi la percezione dello stesso carico di studio. I dati cambiano sensibilmente da università a università, ma mostrano che una parte consistente dei laureati non considera il carico completamente proporzionato alla durata del percorso. Alla Federico II di Napoli, per esempio, il 42% circa dei laureati intervistati nel 2025 lo giudicava poco o per nulla adeguato alla durata del corso. Non è una misura oggettiva della difficoltà, ma restituisce almeno in parte l’intensità percepita del percorso.

Anche la letteratura scientifica ha studiato a lungo il benessere degli studenti di Medicina. Una grande meta-analisi pubblicata su JAMA, che ha raccolto 167 studi trasversali e 16 longitudinali provenienti da 43 Paesi, ha stimato una prevalenza complessiva di sintomi depressivi o depressione del 27,2% tra gli studenti di Medicina. Gli autori invitavano alla cautela per l’elevata variabilità tra gli studi, ma il dato ha contribuito ad accendere l’attenzione sul benessere psicologico.

Si può davvero stabilire quale sia la facoltà più difficile?

Il problema è innanzitutto capire come misurare la difficoltà. Possiamo considerare il numero di esami? Le ore necessarie per prepararli? La probabilità di laurearsi in tempo? I voti? Il tasso di abbandono? La difficoltà percepita dagli studenti? A seconda dell’indicatore scelto, la classifica potrebbe cambiare completamente.

Un corso di Fisica o Matematica può richiedere una forte capacità di astrazione; Ingegneria combina conoscenze teoriche e problem solving; Architettura può comportare un carico rilevante di progetti e laboratori; Giurisprudenza richiede di gestire una quantità molto ampia di contenuti e sviluppare specifiche capacità interpretative. Medicina presenta a sua volta un particolare intreccio di conoscenze scientifiche, memoria, ragionamento clinico e formazione pratica.

Anche i dati AlmaLaurea suggeriscono di evitare classifiche troppo semplici. Il Rapporto 2025 mostra che le performance universitarie variano sensibilmente per area disciplinare, ma non nella direzione che ci si aspetterebbe da una graduatoria della difficoltà. A parità di altre caratteristiche, per esempio, chi consegue un titolo nel gruppo medico-sanitario e farmaceutico ottiene mediamente un voto di laurea superiore rispetto a chi proviene dal gruppo di ingegneria industriale e dell’informazione.

Naturalmente questo non significa che Medicina sia più facile di Ingegneria. Il voto finale dipende da sistemi di valutazione, caratteristiche degli studenti, selezione iniziale e molte altre variabili. Dimostra però quanto sia rischioso utilizzare un singolo indicatore per stabilire quale corso sia più difficile.

C’è anche un forte effetto di selezione. Chi arriva a Medicina non rappresenta un campione casuale degli studenti universitari: si tratta spesso di persone con una carriera scolastica precedente molto buona e una forte motivazione verso quel percorso. Per anni, inoltre, l’accesso al corso è stato caratterizzato da una selezione iniziale molto forte. Anche con le recenti modifiche alle modalità di accesso, confrontare direttamente i risultati di Medicina con quelli di corsi caratterizzati da meccanismi di ingresso differenti rimane problematico.

Lo stesso vale per la durata degli studi. Laurearsi nei tempi previsti può sembrare un buon indicatore di difficoltà, ma dipende anche dalla possibilità di lavorare durante l’università, dalla condizione economica, dall’organizzazione degli insegnamenti e dalle caratteristiche personali. Il Rapporto AlmaLaurea sottolinea infatti che la riuscita universitaria è legata a molte variabili, dal percorso scolastico precedente alla frequenza delle lezioni.

Medicina presenta inoltre una particolarità che continua dopo la laurea. Per molti neolaureati la formazione prosegue con specializzazione o altre attività post-laurea. AlmaLaurea cita proprio Medicina, insieme a Giurisprudenza, tra gli esempi di percorsi nei quali la prosecuzione della formazione condiziona il passaggio dalla laurea al mercato del lavoro. Allo stesso tempo, gli sbocchi professionali sono molto forti: in diversi corsi di Medicina monitorati da AlmaLaurea i tassi di occupazione a pochi anni dal titolo si avvicinano alla totalità.

Definire Medicina "la facoltà più difficile d’Italia", quindi, è più un giudizio diffuso che un risultato dimostrabile scientificamente. È certamente un percorso lungo, intenso e caratterizzato da un carico di studio importante, al quale si aggiungono frequenza, attività cliniche e responsabilità professionali. Ma la difficoltà universitaria non è una grandezza unica che permetta di mettere tutti i corsi in fila dal più semplice al più complesso.

C’è infine una componente inevitabilmente personale. Chi ha una grande facilità con matematica e ragionamento astratto potrebbe trovare più ostico un esame basato su una quantità enorme di contenuti da ricordare; per un’altra persona potrebbe essere vero l’esatto contrario. Più che chiedersi quale sia in assoluto la facoltà più difficile, quindi, per scegliere un percorso universitario è probabilmente più utile capire quale tipo di difficoltà siamo disposti ad affrontare per studiare qualcosa che ci interessa davvero.