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Merenda col delivery a scuola, il nuovo trend (vietato) in Italia

Ordinare la merenda online e farsela portare a scuola con il servizio delivery: il nuovo trend che è già stato vietato in molti istituti d'Italia

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

A scuola la merenda cambia volto. Niente più panini incartati nella stagnola o la pizzetta presa al forno prima di entrare. Il nuovo trend è ordinare il cibo online e farselo consegnare in classe. Il delivery a scuola, però, sta incontrando non poche resistenze. Perché molti presidi hanno vietato questa pratica negli istituti d’Italia?

Crescono le richieste di delivery da parte degli studenti a scuola

Sui social è diventato virale un video che ritrae un gruppo di studenti che si fanno consegnare un cartone di cibo a scuola direttamente dalla finestra dell’aula.

La tradizionale merenda portata da casa o acquistata all’alimentari vicino a scuola sta (piano piano) lasciando spazio a una modalità completamente nuova: ordinare tutto attraverso un’app facendo un semplice tap sul telefono. Una trasformazione che riflette lo stile di vita delle nuove generazioni, sempre più abituate alla rapidità e alla comodità dei servizi digitali.

Si tratta di un cambiamento socioculturale e di un modo nuovo di rispondere a una potenziale esigenza degli studenti. La maggior parte delle scuole non dispone di bar interni, e non sempre ci sono esercizi commerciali nelle vicinanze degli istituti. In questi contesti, le uniche alternative alla merenda e (soprattutto) al pranzo, quando è previsto il rientro, sono i distributori automatici, che spesso vendono solo snack confezionati, come merendine o patatine.

Perché molti presidi hanno vietato la merenda delivery nelle scuole d’Italia

Di fronte alla diffusione del fenomeno, molti dirigenti scolastici hanno deciso di intervenire con circolari, arrivando in numerosi casi a vietare completamente il delivery all’interno degli istituti.

Questa scelta deriva da motivazioni ben precise. Il primo problema riguarda la sicurezza. Consentire l’ingresso di rider all’interno o al cancello della scuola rende difficile al personale scolastico controllare chi entra e chi esce.

A questo si aggiunge una questione di responsabilità alimentare. Le scuole, infatti, non possono garantire né sulla qualità e né sulla tracciabilità dei cibi ordinati dall’esterno, tanto meno sulle condizioni di trasporto.

Infine, c’è il tema dell’organizzazione scolastica. Il via vai di rider durante l’orario scolastico rischia di creare disordine, interferendo con le attività didattiche e con la gestione degli spazi.

Per queste ragioni, molte scuole italiane, da Nord a Sud, hanno introdotto circolari che vietano esplicitamente l’uso dei servizi di delivery, talvolta prevedendo anche sanzioni disciplinari per chi non rispetta le regole.

"Basta ordinare cibo dall’esterno durante l’orario scolastico", ha scritto agli studenti il dirigente del liceo artistico Rossi di Roma, come riportato da La Repubblica. Anche all’istituto professionale Minuto di Massa la preside ha stabilito che "non sarà più consentito l’ingresso a scuola di quanto acquistato attraverso servizi di food delivery e simili".

Al liceo scientifico Mercalli di Napoli è stato vietato qualsiasi tipo di consegna di cibo dopo l’ingresso a scuola, anche nel caso in cui a portare la merenda o il pranzo siano i genitori: nessuno potrà più portare "alimenti o bevande dopo che gli studenti sono entrati negli spazi scolastici". Stessa cosa accade nei licei Cavour di Roma, Galilei di Latina, Datini di Prato e dell’istituto Ferro di Alcamo (Trapani).