Metal detector a scuola, Novara dice no: appello a Valditara
Anche il pedagogista Daniele Novara è contrario alla decisione di Giuseppe Valditara di introdurre i metal detector a scuola: ecco le sue motivazioni
Dopo la morte di uno studente di 18 anni, accoltellato a La Spezia da un compagno di scuola di 19 anni, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha proposto l’introduzione di metal detector nelle scuole, per scongiurare episodi analoghi di violenza. Sul tema della sicurezza nelle scuole, il ministero ha avanzato una soluzione di fronte alla quale, però, molti esperti del mondo della scuola e non solo hanno espresso il loro dissenso. In merito alla questione è intervenuto anche il pedagogista Daniele Novara, che si è detto assolutamente contrario all’introduzione dei metal detector nelle scuole italiane.
Daniele Novara contrario ai metal detector a scuola
Daniele Novara, intervistato dal Corriere della Sera, ha spiegato che la sua è una “posizione negativa e di totale contrarietà” alla proposta di Giuseppe Valditara di introdurre i metal detector, perché “la scuola è un’altra cosa. La scuola è una comunità di apprendimento, è un ambiente di crescita, è un luogo di relazione. Non possiamo utilizzare un dispositivo di carattere poliziesco, che si usa addirittura fuori dai tribunali, fuori dalle carceri, in contesti dove si vive il senso di minaccia e di pericolo”.
Il pedagogista, fondatore del Cpp Centro Psicopedagogico, ha sottolineato che si tratta di “una deriva iniziata un po’ con la bocciatura con il ‘cinque in condotta’, che porta a considerare la scuola un luogo di espiazione della pena, di rieducazione in stile carcere minorile”.
Secondo lui sarebbe opportuno prestare “molta attenzione perché i simboli generano l’immaginario. Si può pensare che non sia nulla di speciale, che il metal detector sia solo un apparecchio. Certo, ma ogni cosa ha la sua simbologia. E quindi se tu sposti il baricentro della scuola in una logica non di apprendimento, cioè di luogo di apprendimento con caratteristiche sociali molto ben delineate, tipo il gruppo classe, la relazione educativa, sui temi del controllo e della sicurezza, specialmente sul piano simbolico, crei un immaginario dove andare a scuola diventa sempre più difficile”. Il rischio è che i ragazzi “perdano la motivazione”.
I limiti della proposta di Valditara secondo il pedagogista
Secondo Daniele Novara non c’è un problema di violenza nelle scuole italiane: “Non possiamo parlare di violenza grave e significativa se tirano i pallini di carta a un insegnante, come è successo a Rovigo. Quella non è la violenza, per cui partiamo dal presupposto che oggi è facile dire con il metal detector andiamo bene, ma bene in relazione a cosa? Al fatto che normalmente a scuola non succede nulla”.
Molti presidi si sono detti contrari, come anche alcuni professori “famosi” come Enrico Galiano o Andrea Maggi, ad esempio. Secondo il pedagogista per le scuole “diventa un’incombenza. Un conto è il conformismo bieco a qualsiasi potere sia seduto sul trono o sul tronino, un conto poi è gestire quello che il potere ti sta chiedendo, perché poi l’incombenza ce l’hai tu. Quanti conflitti ha creato il registro elettronico con i genitori? È facile da parte del potere centrale chiedere agli insegnanti e ai presidi di mettere in atto una scuola del controllo, ma a chi tocca la patata bollente?”.
Ma sono anche altri i problemi che potrebbero riguardare questo strumento che si vuole introdurre a scuola. “Non si possono toccare i ragazzi come nulla, sono minori. Una ragazza chi la tocca? La polizia ha il personale femminile, ma la scuola no, e allora cosa fa? Fa venire i poliziotti al mattino a fare l’ispezione?”. Secondo Novara il rischio che si corre è quello di trasformare la scuola “in un centro di recupero. È questo che vogliamo? La scuola è un ambiente dove si va per imparare. La società ne ha bisogno per avere figure che poi gestiscono la società stessa”.
Secondo il pedagogista, invece, “bisognerebbe attivare una riflessione seria su quello che è successo a La Spezia, sul fatto che la scuola abbia rinunciato a lavorare sui progetti, sulle competenze sociali contro la violenza”.
Come evitare la diffusione della cultura della paura secondo Novara
Di fronte al timore che si possa diffondere la cultura della paura, l’esperto in pedagogia, ideatore della prima scuola senza voti che sorge a Piacenza, ha spiegato che “prima di tutto non si può usare questo episodio come matrice per creare paura”. A tal proposito Daniele Novara ha voluto lanciare “un appello al ministro, a cui ho scritto per mettermi a disposizione, di ripensare a questa idea perché la scuola non può essere paura, non può essere un centro poliziesco, non può essere un luogo dove si vive l’apprensione, ma bisogna sviluppare le competenze negli insegnanti perché sappiano, sul piano sociale, far comunicare i ragazzi e far vivere la classe come gruppo”.
La scuola è altro, è l’unico ruolo in cui i ragazzi fanno esperienze sociali ed è per questo motivo, ha concluso Novara, che “gli insegnanti devono essere più pronti e preparati anche da questo punto di vista. L’insegnante che conosce solo la sua materia, che insegnante è? Il vero insegnante è un esperto di processi di apprendimento, non semplicemente della sua materia”.
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