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Migliori lavori dopo la scuola: professioni che guadagnano di più

Quali sono le professioni che guadagnano di più: ecco i lavori che dopo la scuola permettono di avere un fatturato maggiore ai liberi professionisti

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Per chi si affaccia al mondo del lavoro dopo il diploma o la laurea è utile sapere quali sono non solo le figure più ricercate, ma anche le professioni che guadagnano di più. Sono diversi i migliori lavori che si possono trovare dopo aver finito la scuola, anche aprendo la partita Iva. Secondo un’indagine pare che i giovani della Generazione Z siano più propensi a lavorare come liberi professionisti, anche se non mancano disparità di trattamento.

Quali sono le professioni più remunerative

La tech company Fiscozen ha condotto un’indagine su più di 40mila Partite Iva, per individuare i settori che fatturano di più e quelli che stanno crescendo. Nel 2025 la libera professione ha interessato soprattutto settori come la sanità, l’intrattenimento digitale o le professioni che richiedono competenze tecnico-specialistiche.

La classifica delle professioni che in questo regime guadagnano di più è dominata dai medici specialisti e della diagnostica, come ad esempio cardiologi, psichiatri, pediatri, ginecologi e radiologi: il loro fatturato medio annuo è di 58.365 euro. Sul podio troviamo anche le attività di produzione cinematografica, video e programmi TV (40.822 euro) e gli elettricisti specializzati in impiantistica civile e industriale (40.062 euro).

Dal quarto posto in poi ci sono gli influencer marketing e i content creator, con un fatturato medio di 39.947 euro (in crescita del 23% rispetto ai dati del l 2024: tra tutte le categorie analizzate è l’aumento più consistente), seguiti dalle attività di ingegneria (39.136 euro), dai dentisti e odontoiatri (38.242) e dagli infermieri (37.470). A crescere, oltre ai creator, sono stati anche gli operatori immobiliari per conto terzi (+17,6%), i formatori sportivi (+15,7%) e gli agenti assicurativi (+15%). Chi opera, invece, nelle attività psicomotorie e nel settore della recitazione ha avuto incrementi del 12%.

Infine, l’indagine ha svelato che i nuovi codici più utilizzati dopo la riforma dei codici ATECO sono quelli che riguarda le professioni di consulente imprenditoriale e gestionale, pubblicitario, psicologo, psicoterapeuta.

Enrico Mattiazzi, CEO di Fiscozen, come riportato da Adnkronos, ha spiegato che “la Partita Iva non è più un’alternativa al posto fisso, ma una scelta consapevole. La crescita dei content creator accanto a professioni tradizionali come medici e ingegneri dimostra che oggi il mercato premia l’iper-specializzazione. In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, la libera professione rimette al centro l’individualità e il valore umano”.

Perché la Gen Z sceglie di lavorare con la partita Iva

Il sondaggio ha fatto emergere una tendenza radicata tra i giovani della Gen Z, che sembrano apprezzare molto la libera professione, perché dà loro flessibilità, meritocrazia e un equilibrio migliore tra lavoro e vita privata. Un lavoratore indipendente su due sceglie la Partita Iva proprio per avere maggiore libertà, anche se questo spesso si traduce in maggiore stress, ansia, insonnia, burnout. Le cause sono da individuarsi in fattori come incertezze economiche, pressione fiscale, carenza di tutele per malattia e maternità e difficoltà di accesso al credito.

Sicuramente anche il fatto di voler guadagnare abbastanza, di trovare nuovi clienti e di essere in grado di gestire la mole di lavoro presa sono fattori che influenzano la vita del libero professionista. L’83% degli intervistati, comunque, è felice della scelta fatta.

Partita Iva e Gender Gap in Italia

Infine, l’indagine ha svelato che il divario di genere in Italia riguarda anche i professionisti con la Partita Iva. Gli uomini, infatti, guadagnano in media il 18,3% in più delle donne, pari a circa 3.343 euro annui. Il gap aumenta con l’aumentare dell’età, arrivando alla percentuale del 28,5% nella fascia di età compresa tra i 55 e i 65 anni.

I divari di genere sono maggiori nel settore manifatturiero, mentre quello legato all’istruzione è il più vicino alla parità. Le donne guadagnano, invece, di più rispetto agli uomini nell’ambito dei servizi di alloggio e ristorazione (+26,2%).

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